La stampa di regime, con in testa "La Repubblica", su cui un valoroso costituzionalista quale è il professor Ainis si improvvisa per l'occasione ...
La stampa di regime, con in testa "La Repubblica", su cui un valoroso costituzionalista quale è il professor Ainis si improvvisa per l'occasione - poco decentemente - in mediocre propagandista, tentano di trasformare la vigilia della Befana in un nuovo ventiquattro maggio, al fine di convincere gli italiani di due affermazioni assolutamente false: in primo luogo che è in gioco la stessa sopravvivenza della nazione, ed in secondo luogo che il Governo si è fatto promotore ed alfiere di questa causa.
E' indubbio che nel 1915 l'Italia unita giocasse il tutto per tutto. Non certo in quanto la sua sopravvivenza dipendesse dall'annessione di Trento e Trieste, bensì perchè il conflitto, latente per tutto il corso dell'Ottocento tra il principio di legittimità - sul quale si fondavano gli imperi - e quello opposto della sovranità popolare era ormai giunto alla sua inevitabile conclusione. L'una o l'altra di queste concezioni dello Stato doveva perire, e l'altra sopravvivere. Lo scontro, una volta conseguita la dissoluzione dell'Austria, si trasferì però dal piano internazionale al piano interno, e l'Italia precipitò nella guerra civile, con la conseguente instaurazione di uno Stato ideologico. Il quale si sarebbe schierato dalla parte delle dittature nella Seconda Guerra Mondiale.
Si è detto che ogni guerra è una guerra civile, in quanto non vi si scontrano gli Stati, ma le ideologie. Quando tanti illustri personaggi, a partire dal Presidente della Repubblica fino ai più autorevoli editorialisti, dipingono quanti si oppongono al cosiddetto "obbligo vaccinale" come cattivi italiani, traditori della patria e addirittura colpevoli di omicidio volontario (l'istituto giuridico dell'omicidio colposo non viene più evidentemente preso in considerazione), essi finiscono per trasformare la disputa sulla necessità di una misura profilattica in un conflitto ideologico, e dunque potenzialmente in una guerra. Lo Stato agisce infatti in base ad un pensiero scientifico unico ed ufficiale, che essendo divenuto cogente, al punto di conformare l'intera legislazione in materia sanitaria, si trasforma perciò stesso in un pensiero politico altrettanto unico ed ufficiale.
La mattina dell'Epifania ci siamo comunque recati nel luogo in cui si praticano le vaccinazioni. Avevamo infatti pubblicamente dichiarato la nostra intenzione di rispettare la legge, e lo faremo non appena possibile. Proprio in quanto, però, ci comportiamo quali cittadini leali, rifiutiamo di classificare i nostri concittadini in base ad un criterio ideologico, per cui riconosciamo e rispettiamo la libertà di dissentire. Fermo restando l'obbligo di rispettare la legge, in uno Stato di diritto non vige l'obbligo di condividere la sua ispirazione. La repubblica si è invece trasformata in uno Stato ideologico, per cui la stessa sopravvivenza dello Stato dipende dalla affermazione del pensiero politico a cui essa si ispira. Quello che esprimeva il principio della sovranità popolare vinse nel 1918. Quello imposto dal fascismo venne invece sconfitto nel 1945, e trascinò l'intera nazione nella sua rovina. Il Governo di Draghi ha deciso ora di legare indissolubilmente le sorti dell'Italia al pensiero "pro vax". Se vincerà, i dissidenti verranno schiacciati; se invece perderà, ne pagheremo tutti quanti le conseguenze, come nel 1945.
Putin è entrato con le sue truppe nel Kazakistan. Da tempo immemorabile, era in atto un tentativo di destabilizzare la Russia, sollevando le sue popolazioni in base alle differenze etniche e religiose. Lo si è fatto però intervenendo negli Stati collegati con Mosca. Il tentativo è riuscito in Ucraina, è fallito in Bielorussia, ed ora anche nel Kazakistan, dove si è reso necessario un intervento militare diretto. Essendo stato richiesto dalle autorità, locali, esso non ha comportato una violazione del diritto internazionale. Nel Kazakistan, i russi sono più numerosi della popolazione autoctona, e dunque il fattore identitario ha giocato in favore di Putin. Il quale, se la rivolta fosse riuscita, si sarebbe visto piovere addosso milioni di profughi. Con l'effetto destabilizzante si può facilmente immaginare. Siamo sicuri che Putin non tenti a sua volta di destabilizzarli, sobillando i "no vax" contro l'anello debole dell'Occidente, cioè contro l'Italia. Dai nostri lunghi colloqui con i dirigenti di questo movimento, abbiamo tratto l'impressione che essi siano comunque intenzionati a promuovere una azione di piazza. Che dietro questa intenzione ci sia la Russia, è soltanto una nostra illazione, basata però sul "cui prodest?".
La manifestazione indetta a Roma nel giorno dell'Epifania pare sia riuscita, ma i mezzi di informazione ufficiali non ne fanno alcun cenno, mentre quelli "underground", che di solito risultano accessibili, sono stati probabilmente oscurati. Si tratta di situazioni tipiche del tempo di guerra. Chi frequenta i siti "internet" testimonia che si stanno moltiplicando gli appelli alla insurrezione. Risulta molto difficile controllare l'origine di questi richiami, e può sempre trattarsi di provocazioni, ma è indubbio che si tratti comunque di segnali di un deterioramento della situazione.   

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Mario Castellano  15/1/2022
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