Un caro amico, che è anche nostro assiduo lettore, ci ha sollecitato in modo pressante ad esprimerci sulla Festa Patronale di San Giovanni Battista ad Oneglia.
Adempiamo volentieri, tanto più avendo potuto valutare il “battage” che ha preceduto la solenne Celebrazione.
Essendo caratterizzato dalla tempestiva pubblicazione dell’ultimo numero del nostro Bollettino Parrocchiale, naturalmente dedicato a tale argomento.
Dopo la firma dei Patti Lateranensi, vennero fatte circolare in Italia innumerevoli cartoline postali celebrative dell’Evento, in cui erano effigiati Mussolini, Vittorio Emanuele III e Pio XI.
In qualche caso, veniva aggiunto il ritratto del Cardinale Gasparri.
Il nostro Bollettino pere concepito per esprimere un analogo messaggio.
Che da un lato celebra la piena concordia tra il Potere Religioso e quello Civile, ma dall’altro lato manifesta anche un corrispondente riconoscimento – ed anzi una aperta esaltazione - dei meriti del Regime.
Intendendo significare che in tanto la ferita inferta il Venti Settembre si era rimarginata in quanto era stato instaurato in Italia un nuovo Potere.
Nel caso della Parrocchia di Oneglia, non si scorge la necessità di esibire un equivalente “Idem sentire”.
Non si è infatti stipulato nessun Patto, e di conseguenza l’esaltazione del Potere “Bassotto” ricorda – più che il precedente del 1929 – il clima instaurato a Mosca.
Dove i disegni di Putin mirano alla riunificazione del “Mondo Russo”, e più in prospettiva a quella dell’intera Ortodossia.
Se non dell’intero Cristianesimo.
Evidentemente, il modello rappresentato da tanto da Mosca quanto da Imperia – cioè l’instaurazione di un potere totalitario che ne prefigura la trasposizione su scala più ampia, risulta attrattivo per un settore della Chiesa.
Come viene rivelato dal messaggio subliminale trasmesso dalla foto di copertina.
La Statua del Santo Patrono avanza nella Navata Centrale della Basilica portata in spalla dai Confratelli, ma preceduta scortata da due Carabinieri in Alta Uniforme.
Nulla da eccepire, naturalmente, sul meritato riconoscimento tributato alla “Benemerita”.
L’immagine riflette tuttavia l’idea che la Fede debba essere propagata se non con la forza delle armi – come avviene per l’appunto in Russia, ma anche nel Mondo Islamico – quanto meno avvalendosi del Potere dello Stato.
Che, venendo rappresentato dall’Arma, si caratterizza come repressivo, o quanto meno particolarmente energico nell’imposizione dell’Ordine Costituito
Conforme a sua volta con l’Ideale Cristiano.
Nella prima pagina interna, tal concetto viene ribadito dall’immagine del Sindaco e del Vescovo che si stringono la mano, anche in questo caso all’interno del Tempio.
Ne risulta dunque l’affermazione di un Ideale “Cesaropapista”, ma i lettori capaci di cogliere il messaggio si pongono inevitabilmente la domanda su quale dei due Poteri sia destinato a prevalere.
A Bisanzio – e di conseguenza a Mosca – dapprima il “Basileus”, e poi lo “Zar” riducevano il Patriarca ad una funzione di mero supporto.
In Russia, circolavano edizioni delle Scritture in cui la parola “Dio” era scritta in caratteri neri, e quella “Imperatore” in lettere dorate.
Risulta peraltro poco probabile che il”Sindaco- Presidente sia disposto a tollerare un rovesciamento di tale rapporto gerarchico.
Ma anche nella denegata ipotesi che il “Bassotto” si acconci ad un ruolo subordinato, non si ammette alcun dubbio sulla consonanza di principi e di scopi tra le due parti.
Qui, però, casca l’Asino.
Lungi da noi ironizzare sulla incultura del primo Cittadino, le cui conoscenze in materia di Scienze Religiose non superano probabilmente il Catechismo di San Pio X.
Ammesso che ne conservi un pur labile ricordo.
Anni fa, l’Uomo capitò ad una cena in Vaticano cui partecipavano ben tre Cardinali.
Da cui tornò nel “natio borgo selvaggio” convinto che l’Autorità Ecclesiastica scorgesse in lui il “Delfino” di Berlusconi .
A noi è capitato di essere ammesso ad un pranzo, ugualmente offerto nei Sacri Palazzi, in cui il numero dei Porporati presenti risultava incalcolabile.
Non ne traemmo però particolari auspici in merito ad una nostra ascesa al Potere.
Ora, come un grande Tenore finito in Provincia, il Nostro si accontenta di una “Photo opportunity” con l’Ordinario locale.
Il quale approfitta del pubblico riunito in occasione della Festa Patronale non tanto allo scopo di allacciare rapporti con l’Autorità Civile, quanto piuttosto per rivolgersi ai Fedeli.
Informandoli – quale autentico Uomo di Cultura - di quanto la Chiesa medita e propone.
Essendo rimasta da tempo l’unico soggetto collettivo ancora in grado di elaborare delle idee.
Tale è stato il messaggio diffuso dal Vescovo anche in questa circostanza.
Il problema è che né il Sindaco, come gli altri componenti della Coorte composta dai detentori del Potere Civile – ci ha capito un bel nulla.
Essendo “in tutt’altre faccende affaccendato”.
E dunque non in grado di percepire alcun messaggio proveniente da un ambito diverso rispetto all’angusto ambiente della Politica Politicante della profonda Provincia.
Il nostro Potere si caratterizza non tanto come reazionario – nel qual caso reagirebbe ad ogni voce dissenziente, bensì oscurantista.
C’è però l’Oscurantismo conseguente alla comprensione delle idee altrui, che devono essere nascoste al Popolo – vedi il famoso “Index Librorum Prohibitorum” – e l’Oscurantismo proprio viceversa di chi è troppo ignorante per capirle.
Questo è il caso del “Sindaco- Presidente”.
Prevost, uomo di formazione agostiniana, ha ben presente l’immagine della Città di Dio e della Città dell’Uomo.
Non necessariamente contrapposte, ma destinate ad un perenne confronto.
Oggi più che mai, la città dell’Uomo ha bisogno dell’illuminazione irradiata dalla Città di Dio.
Se questo risulta vero per quanto attiene al rapporto tra il Papa ed i Grandi del Mondo, vale naturalmente anche nel caso della Chiesa di Imperia.
Purché si sia in grado di capire che cosa dice chi ha il compito di rappresentarla.
Per afferrare il messaggio, occorre un minimo di Cultura, oltre che un minimo di apertura, e soprattutto di umiltà.
Dubitiamo che Borghetti le possa trovare nel suo Interlocutore.
Il nostro Vescovo sarà dunque una “Vox Clamantis in Deserto”.
Come appunto fu il Santo Patrono.
Quando il Potere capì che cosa diceva, il Battista venne ucciso.
E’ dunque una fortuna che il Sindaco non abbia potuto afferrare certi significati nel messaggio espresso dal Vescovo.
E che comunque il “Bassotto” ignori la fine tragica del Precursore.
Il Nostro crede che l’immagine di San Giovanni “Decollato” si riferisca ad una partenza dall’Aeroporto di Villanova di Albenga.
Mario Castellano