Crisi, Identità e Distrazione Mediatica – Un’Analisi tra Attualità e Sanremo
Mentre il Capo della Polizia definisce “ex poliziotto” l’agente responsabile dell’omicidio di Rogoredo — il quale rimane in carcere in attesa del giudizio penale — la Comunità Islamica della Spezia si guarda bene dall’esprimere anche la più blanda dissociazione dall’assassino di un giovane colpevole soltanto di essere cristiano.

I dirigenti della Comunità si astengono perfino dal porgere le proprie condoglianze ai familiari della vittima, temendo evidentemente che anche il compimento di tale elementare dovere possa essere interpretato come una critica implicitamente rivolta al malfattore.

Non vogliamo insinuare che costui abbia agito su ordine o su istigazione di qualche suo correligionario, ma la mancanza della minima deplorazione suona inevitabilmente come un’approvazione “ex post” del suo comportamento criminale.

I giornali dei “kafir” si dedicano, per contro, a incensare la vittima di Rogoredo.

Nulla, naturalmente, giustifica l’omicidio, e il dovere dell’agente — qualora avesse colto il marocchino in flagranza di reato — consisteva piuttosto nel consegnarlo vivo alla giustizia.

Di qui, però, ad affermare che una persona dedita professionalmente a un’attività criminale sia il classico “stinco di santo”, ce ne passa.

Sarebbe interessante vedere come i mezzi di comunicazione islamisti descrivono il povero ragazzo copto ucciso alla Spezia.

Se qualcuno vuole fornirci gli articoli apparsi sull’argomento — tanto meglio qualora siano accompagnati dalla traduzione — ci impegniamo a pubblicarli integralmente, anche soltanto a beneficio dei nostri lettori che comprendono la lingua araba.

Se la Comunità Islamica non prende posizione sul comportamento di un proprio componente, non per questo ci sentiamo naturalmente autorizzati a cadere nel razzismo, attribuendo la responsabilità del crimine a tutti i musulmani.

Resta però quanto meno l’ombra — che non viene purtroppo dissipata — di una qualche indulgenza, se non di approvazione, nei riguardi dell’omicida, dalla cui azione la Comunità Islamica avrebbe tratto — in base a una concezione distorta e inaccettabile dei rapporti tra le varie religioni — un beneficio.

Comunque si concluda il processo penale — l’unica incertezza riguardando la presenza o l’assenza dell’aggravante della premeditazione — il risultato del delitto consiste nel dimostrare agli “infedeli” come il cosiddetto “Dar al Islam”, che già include (a detta del Sindaco) due quartieri della città, si estenda ora all’edificio scolastico teatro dell’omicidio.

Chi minimamente conosce gli istituti professionali sa che queste scuole sono dominio incontrastato di “gang” dedite al bullismo, alla violenza e alla grassazione ai danni degli altri studenti, e che l’autorità preposta a “tenere la disciplina” risulta del tutto impotente.

Se le bande giovanili sono indubbiamente composte anche da non musulmani, la tentazione — che può essere stata concepita da alcuni seguaci dell’Islam — di imprimere a questa situazione una connotazione di carattere “religioso” può spiegare quanto è accaduto.

Anche l’Istituto “Chiodo” fa infatti ormai parte del “Dar al Islam”.

Tale condizione, in base alla dottrina propria di questa fede, risulta irreversibile.

Chi è in grado di leggere l’arabo può testimoniare come la rivendicazione della Sicilia e della Penisola Iberica sia continua, simile a quella riguardante Trento e Trieste da parte degli “irredentisti” negli anni precedenti la “Grande Guerra”.

Erdogan, da parte sua, ha dichiarato in un discorso ufficiale — pubblicato dalla stessa Presidenza della Repubblica e mai smentito — che “il confine della Turchia va da Trieste a Vienna”.

Se tale rivendicazione venisse realizzata, riportando l’Europa all’epoca dell’assedio del 1683, i popoli balcanici non sarebbero verosimilmente molto contenti, salvo forse i bosgnacchi, cioè i bosniaci musulmani.

Erdogan si riferisce dunque probabilmente al ristabilimento di una cosiddetta “sfera di influenza” a vantaggio del nuovo Sultano, i cui compatrioti festeggiano ogni maggio l’anniversario della conquista di Costantinopoli e indossano per l’occasione gli abiti dei giannizzeri.

Agli ultimi Cavalieri di Vittorio Veneto la Patria matrigna tolse — quando erano già quasi tutti morti — perfino la festa.

Tutto ciò dimostra che noi e i musulmani siamo divisi dal modo di percepire la storia.

Il discorso è diverso per quanto riguarda gli israeliti, i quali si augurarono per secoli “l’anno prossimo a Gerusalemme”, fino a quando qualcuno prese alla lettera questo auspicio e lo realizzò.

Herzl, però, venne preso inizialmente per matto. Avendo posto un termine di cinquant’anni per la realizzazione della sua profezia, si sbagliò tuttavia solo di un anno.

In queste ore il mondo si domanda se ci sarà la guerra in Medio Oriente, salvo naturalmente i dirigenti della RAI, che si tormentano per sapere chi vincerà il Festival di Sanremo e tentano di far credere che tale dubbio amletico affligga l’intero popolo italiano, il quale però ha ben altri problemi.

Comunque vada il conflitto, possiamo già prevedere che sarà ancora più “asimmetrico” di quello tra l’Occidente e la Russia.

Mentre Mosca manda dei droni a spiarci e forse sabota le nostre ferrovie, i musulmani continuano infatti la loro penetrazione silenziosa.

Imperia è sommersa da migliaia di “dépliant” che annunciano l’imminente apertura di un nuovo “kebab”, il cui titolare proclama nell’intestazione che il suo locale è “halal”.

Chi non è musulmano non sa che cosa ciò significhi. Chiariamo dunque che vi si serve cibo preparato ritualmente.

Perché il padrone ha voluto metterlo in evidenza?

Se il messaggio è rivolto ai suoi correligionari, costui vuole far sapere che è un osservante. Se viceversa si dirige agli “infedeli”, l’espressione significa una professione di fede, cui segue logicamente l’estensione al nuovo esercizio pubblico del “Dar al Islam”.

Se poi altri negozi di proprietà di musulmani sono ad esso contigui, l’intero quartiere cambia colore, dipingendosi di verde, esattamente come avvenuto alla Spezia, ma senza spargimento di sangue e senza violare la legge dello Stato.

Se anche Trump riuscisse a distruggere tutte le armi di Khamenei, non rallenterebbe di un solo minuto l’avanzata islamica in Occidente.

Noi, lungi dall’allarmarci per tale situazione, non pensiamo neanche alla guerra. Ci preoccupiamo invece del Festival, che vede impegnato, insieme con i cantanti e le orchestre, anche Enrico Lupi, il quale non combatte sul fronte melodico, bensì su quello gastronomico.

Mager e Scajola curano intanto gli aspetti “politici” della manifestazione.

Ci domandiamo come i sindaci potranno guidare il “fronte interno” quando i cittadini saranno costretti ad andare a piedi.

Fin qui nulla di male, ma il problema sarà costituito dal mancato rifornimento dei supermercati.

Al tempo dell’epidemia si giocava alla guerra, come i bambini dell’asilo.

Il “Sindaco-Presidente” si distingueva anzi per inasprire la chiusura dei bar, con i quali ha evidentemente una questione personale, al punto che manda il fido Oneglio a tartassarli.

“Mi odino, purché mi temano”, diceva il tiranno in una tragedia dell’Alfieri.

Ora però non si combatte un nemico immaginario, contro cui si può mobilitare la gente senza temere alcuna ritorsione.

Calzando “l’elmo di Scipio” al posto del copricapo islamico, il “Bassotto” compie — senza saperlo — una scelta irreversibile, che comporta la fine della ricreazione e l’irruzione sulla scena di nuovi soggetti.

Giolitti fu contrario all’intervento perché sapeva che la guerra avrebbe travolto lo Stato liberale.

Ora invece il “Sindaco-Presidente” non pare in grado di capire le conseguenze di quanto sta per succedere.

Il comandante del Titanic si rese subito conto che la nave affondava e ordinò all’orchestra di suonare per scongiurare il panico.

Il “Sindaco-Presidente” non è ugualmente avvertito e per questo fa continuare la festa.

Il miliardario Guggenheim, che era tra i passeggeri di prima classe, ordinò invece del cognac e attese bevendo il disastro ineluttabile.

Enrico Lupi, ugualmente conscio della fine imminente, si comporta nello stesso modo.

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Mario Castellano  27/02/2026
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