Guerra, Decadenza e Classe Dirigente | Analisi e Commento
C’è una scena, nel film “E la nave va” del grande Federico Fellini, che anticipa – con l’intuizione propria dei grandi artisti – il momento presente. Sul transatlantico, ove si viveva ancora l’atmosfera lussuosa e distratta della “Belle Époque”, appare una moltitudine di poveri profughi serbi.
La realtà prende così il sopravvento su un mondo fittizio. La guerra è iniziata prima che finisse il Festival di Sanremo. Qualora la serata finale venga confermata, l’eco del conflitto prevarrà comunque sulla finta allegria.
I notiziari radiofonici “aprono” comunque già – orrore! – con le notizie da Teheran, e non con i “servizi” dalla “Città dei Fiori”, da dove Mogol è stato riportato a Roma utilizzando un elicottero dei Vigili del Fuoco.
Che cosa sarebbe successo se un’emergenza ne avesse reso necessario e urgente un uso più appropriato?
Enrico Lupi ha voluto dimostrare di non essere inferiore al noto “paroliere”.
Il confronto tra i due è accentuato dal fatto che il quattordici volte presidente non si esprime per l’appunto con le parole, bensì con i versi degli animali.
L’uomo ha beneficiato di cinque pernottamenti, pagati dall’Unione delle Camere di Commercio presso un albergo di lusso di Sanremo, riguardanti – “ça va sans dire” – non già una stanza “singola”, bensì una “matrimoniale”, che, nel caso specifico, dovrebbe denominarsi piuttosto “fornicatoria”.
Come spiegherà il Nostro la differenza di prezzo?
“Elementare, Watson” – avrebbe detto Sherlock Holmes – con le “pubbliche relazioni”.
La giustificazione ufficiale di tale dispendio di risorse pubbliche consiste comunque nell’opportunità di risparmiare gli “straordinari” che sarebbero stati corrisposti all’autista per trasportare il quattordici volte presidente nel suo moto pendolare con il capoluogo,
che avrebbe procurato anche un ulteriore sforzo al noto dirigente, già prostrato dalle sue fatiche talamiche.
L’uomo ha consumato ieri una modesta refezione nel ristorante “Braccioforte”.
Nel corso del pranzo è apparso insolitamente taciturno, forse informato da qualche servizio segreto di quanto stava incombendo.
Ci auguriamo un’interruzione della manifestazione canora per emergenze belliche, ma ne dubitiamo.
Per quanto riguarda Lupi, ci vorrebbe la penna di Petronio per descrivere le sue “Cene di Trimalcione”, considerate il simbolo della decadenza dei costumi sotto il Basso Impero romano.
Oggi, però, non abbiamo più né Petronio, né Apuleio, né Marziale, né Giovenale.
Ci rimane soltanto Devia.
“Mohammed” Bensa, ridivenuto un banalissimo Luigi Ivo, ha fatto appena in tempo a ridiventare cristiano prima che il suo conclamato islamismo gli creasse problemi con la DIGOS.
Quelli con l’Ufficio stranieri si sono risolti nella fuga tanto del suo attendente quanto del sedicente “fratello” di costui.
Pare infatti che il legame tra i due fosse soltanto religioso e non carnale.
Essi figurano infatti nati nello stesso giorno, ma non sembrano gemelli.
Ora entrambi godono del meritato “rimpatrio per fine missione”.
L’ex convertito rimane invece ai “domiciliari”.
Il popolare “Fettina” Lanteri gli ha chiesto udienza, ma se l’è vista cortesemente rifiutare.
Le regole di ingaggio stabilite per i carcerieri cristiani sono ancora più rigide di quelle vigenti per i loro colleghi musulmani.
Il mercato ambulante di Oneglia, solitamente animato – soprattutto dal punto di vista etnico-religioso – assomigliava oggi a un mortorio.
A Milano, per descrivere simili situazioni, si dice: “On funeral de terza class”.
Soltanto il doveroso rispetto nei riguardi dell’ufficiale della Benemerita che cura esemplarmente la nostra sicurezza e raccomanda di girare alla larga ci ha dissuaso dal guardare la faccia dell’islamista addetto a ordire provocazioni contro di noi.
Ci è stato tuttavia riferito da fonti bene informate che costui abbia “abbassato la cresta”, essendo costretto a compiere delle scelte: se vuole continuare nell’impegno di militante, deve rassegnarsi a un danno economico.
Ugualmente imbarazzante risulta la situazione del “sindaco-presidente”.
Poiché teniamo in casa una “kippà”, dono degli amici israeliti di Nizza, siamo tentati di fargliene a nostra volta omaggio, consigliando un rapido cambio di copricapo.
Ora l’uomo si trova nella classica “alternativa del diavolo”.
Se non adotta provvedimenti draconiani, nell’ambito dell’economia di guerra, perde l’aura del “decisionista”.
Se viceversa li introduce, questa volta il nemico non è immaginario.
Lungi da noi ritenere tali tutti i musulmani, ma la loro comunità percepisce inevitabilmente tutte le misure che verranno adottate come rivolte contro la propria causa.
Questo vale per l’intero Occidente, i cui dirigenti – con la parziale eccezione di Trump, che comunque avrebbe preferito continuare a minacciare la guerra senza iniziarla – si vedono costretti ad affrontarla.
Essendo sprovvisti della necessaria preparazione – e tanto più del necessario prestigio – costoro si accingono inevitabilmente a lasciare il campo a una nuova classe dirigente,
non più selezionata in base alla capacità di tirare a campare, bensì in base alla capacità di decidere; né più scelta per l’adesione a ideologie ormai tutte quante desuete, bensì per la capacità di difendere la rispettiva identità.
Solo in due casi queste qualità hanno determinato le nomine degli attuali “leader”: in Israele, che dalla sua fondazione è sempre stato in guerra, e nella Chiesa.
Il nuovo Papa – scelto in funzione delle prove imminenti, come era avvenuto per Giacomo Della Chiesa e per Eugenio Pacelli – si dimostrerà capace di governarla, non solo accrescendone il prestigio, ma anche riportandola a quel ruolo di supporto al potere civile che essa svolse finché durò il Sacro Romano Impero.
I diversi contenziosi periferici si possono considerare virtualmente conclusi con l’inizio di quello decisivo del Medio Oriente.
Ciò vale per l’Ucraina, che ha svolto la funzione consistente nel mantenere la Russia fuori dagli altri scenari internazionali, e per Cuba.
Il Venezuela è già un capitolo chiuso.
Durante le due guerre mondiali, l’America fece valere la “Dottrina Monroe”.
Senza applicarla, nessuno sforzo poteva essere compiuto oltre oceano.
Per quanto riguarda noi, siamo sempre favorevoli all’applicazione del principio di autodeterminazione.
L’Iran viene trattato come nemico per averlo negato nel caso di Israele.
Se questo principio uscirà confermato dalla guerra, si potrà estendere ad altri popoli.
Nel mondo ci sono duecentotredici soggetti di diritto internazionale.
Nel 1939 erano molti meno, e ancor meno nel 1914. La causa dell’emancipazione dei popoli va avanti.