Referendum, politica locale e crisi internazionale – Analisi e commento
La manifestazione per il “Sì” al Referendum, promossa dai “Bassotti” con l’adesione di tutte le Destre, si è risolta in un “flop”, detto anche in italiano un “buco” colossale.
Malgrado il richiamo offerto da un Gerarca, giunto per l’occasione da Roma.
Ogni volta che questa parte politica invita dalle nostre parti dei forestieri – è rimasto famoso il precedente della trombatura subita dalla Moratti – rimedia una brutta figura.
I militanti locali – che potevano usufruire anche di un servizio di trasporto gratuito, in grado di organizzarne la transumanza fino alle plaghe più remote della Provincia – sono infatti alieni dalle questioni ideologiche.
A loro interessa soltanto il Potere.
La cui gestione viene delegata in bianco al loro Capo.
In occasione del Referendum sull’Aborto, tutte le Destre – unite anche in quella occasione – organizzarono in Provincia di Imperia una sola manifestazione.
Anch’essa rimasta quasi deserta, benché figurassero tra i promotori le più svariate sigle del confessionalismo locale.
I militanti attuali possono consolarsi con il fatto che la parte opposta non ha nemmeno organizzato un incontro nel capoluogo.
Vale dunque il motto: “Beati i monocoli nella terra dei ciechi”.
Dell’organizzazione del comizio per il “No” era stato incaricato il Nipote della Nonna.
Evidentemente, una delle clausole inserite nel “Patto dei Grantini” prevede che il “Sì” prevalga ad Imperia.
Quanto ai dirigenti “Democratici”, la scelta di un simile personaggio quale responsabile della campagna per il Referendum indica che questo Patto è vincolante anche per loro.
In occasione del Referendum sul Divorzio, celebrato al culmine della stagione aurea del “Partito della Selvaggina”, la cosiddetta “Sinistra” non era ancora arrivata a questo punto di prostituzione, e il “No” vinse in tutti i nostri Comuni, salvo che ad Aurigo e a Lucinasco.
I cui abitanti, avendo “votato bene”, vennero premiati ottenendo tutti quanti la pensione di invalidità, compresi quelli che avevano votato “No” all’abrogazione.
Sabato scorso, a Roma si è svolta la “Manifestazione Nazionale” per il “No”, in cui si è parlato di tutto, meno che della separazione delle carriere.
Teneva banco invece il Medio Oriente, con Gaza e l’Iran all’ordine del giorno.
Se dunque il “Sindaco – Presidente” si schiera per il “Sì”, deve mettere nel conto una rottura dell’“Entente Cordiale” con la Comunità Islamica.
Che l’Imam Piccardo ha schierato compattamente a favore del “No”.
La valutazione che ciascuno esprime in merito alla guerra del Medio Oriente non ha di per sé nulla a che vedere con l’opinione sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Si dà però il caso che la “Sinistra” – ormai al traino dei musulmani islamisti – abbia mescolato inestricabilmente le due questioni.
Per cui chi non è d’accordo con la Riforma si trova – “bon gré, mal gré” – intruppato con i seguaci degli “Ayatollah”.
Confermiamo dunque la nostra intenzione di astenerci dal voto.
Non siamo infatti d’accordo con la Riforma, ma non siamo neanche d’accordo con chi si propone di distruggere lo Stato di Israele.
Quanto al richiamo a una asserita “disciplina”, che ci è stato autorevolmente rivolto da un “Missus Dominicus” del “Nazareno”, lo rispediamo al mittente con tanti saluti per la Signora Elvetico-Germanico-Statunitense.
Cui domandiamo perché mai tale richiamo non valga anche per Risso e per Quesada.
Da parte sua, il “Sindaco – Presidente”, posto davanti alla prospettiva di fare causa comune con gli islamisti, ha fatto precipitosamente marcia indietro.
Un altro segno del peggioramento dei rapporti con i musulmani si è avuto sabato mattina, quando gli ambulanti originari del “Magreb”, giunti ad Oneglia per il mercato settimanale, sono stati ricacciati indietro dagli “Annonari” con la scusa dell’“Allerta Meteo”.
Per cogliere l’umore di questi seguaci dell’Islam “Radicale” non era necessario comprendere la lingua araba.
La loro “incazzatura” essendo resa evidente dalla mimica facciale e gestuale.
I malcapitati, oltre a non incassare un centesimo, avevano infatti già speso i soldi del combustibile.
Che è anche rincarato per colpa dei loro correligionari, ma la responsabilità del mancato “business” viene comunque attribuita da costoro agli “infedeli”.
Malgrado l’insuccesso numerico della concentrazione, i super militanti convenuti per udire il Verbo del “Sindaco – Presidente” ne sono usciti galvanizzati.
Lo scopo del comizio consisteva infatti nel reiterare l’accusa – già mossa al Procuratore della Repubblica – di “volere insegnare al Sindaco come si fa il Sindaco”.
A parte il fatto che anche questo insegnamento risulterebbe utile – l’Uomo ignora infatti perfino che gli atti amministrativi si devono emanare per iscritto, altrimenti si incorre nel “Vizio Totale di Forma” – questo Magistrato, spedito da Roma “in partibus infidelium”, è semplicemente incaricato di perseguire le eventuali infrazioni della norma penale.
Se essa non dispone per il “Sindaco – Presidente”, tanto vale invocarne “apertis verbis” la completa immunità.
Che non è goduta nemmeno dal Capo dello Stato.
Si mormora che il “Bassotto” abbia invitato il Procuratore a una cena – detta in spagnolo “de desagravio”, mentre in varie nostre lingue regionali si denomina una “paciata” – presso il ristorante “Braccioforte”.
Ormai noto anche fuori di Imperia come luogo di incontri definiti “storici” dai “mass media”.
Il Magistrato avrebbe rifiutato l’invito, come a suo tempo il Presidente della Repubblica non volle venire all’inaugurazione del restaurato Teatro “Cavour”.
Provocando in entrambe le circostanze le ire del mancato anfitrione.
Il vero obiettivo perseguito da costui impegnandosi nella campagna per il “Sì” al Referendum riguarda comunque solo marginalmente la questione su cui stanno per esprimersi gli elettori.
Il “Sindaco – Presidente” scorge infatti nelle conseguenze della crisi petrolifera l’occasione per ampliare il proprio potere “de facto”, sottraendolo – nel nome del governo dell’emergenza – a ogni subordinazione alla legge e a ogni rispetto dell’altrui competenza.
Ci sono due opposte strategie che si affrontano attualmente, nel Medio Oriente e nel mondo: da una parte quella di Israele, che intende ridisegnare secondo nuovi confini etnici e religiosi il Medio Oriente, e dall’altra quella dell’Iran, il quale vuole invece eliminare da questa zona ogni influenza occidentale.
L’America spalleggia Israele non solo per simpatia verso la sua causa, ma anche in quanto persegue un proprio disegno.
Gli Stati europei, messi in crisi dalla mancanza di materie prime energetiche, sono infatti destinati a debilitarsi e, in prospettiva, a smembrarsi.
Favorendo i propositi di dominio neo-imperiale degli Stati Uniti sul Vecchio Continente.
L’Europa, da parte sua, non segue nessuna strategia.
I vari soggetti regionali sono chiamati – nell’impotenza delle autorità centrali – a gestire la resilienza delle popolazioni.
Ciascuna delle quali dovrà contare sulle proprie risorse, tanto economiche quanto spirituali.
Affermando la propria identità.
In una simile situazione si affermeranno quelle autorità che si dimostreranno in grado di mantenere la coesione, nel rispettivo territorio, del tessuto sociale.
Dopo un primo periodo, in cui i sudditi si sottometteranno passivamente alle misure restrittive – che il “Sindaco – Presidente” tenderà inevitabilmente ad aggravare, come già successo durante la cosiddetta “Epidemia” – costui finirà per affrontare il malcontento della popolazione.
Che prenderà d’assalto il Municipio e, ridotta ormai a praticare il cannibalismo, se lo mangerà.