Nizza, elezioni e rapporti Italia-Francia: analisi politica e scenari transfrontalieri
Tra i risultati delle amministrative nelle diverse città della Francia, quello che interessa più da vicino l’Italia – ed in particolare la nostra Provincia – è l’esito di Nizza.

Tutta la Costa Azzurra era orientata da lungo tempo verso l’estrema destra, tanto che alle ultime presidenziali Macron e Le Pen hanno pareggiato nel capoluogo, mentre la figlia di Jean-Marie ha stravinto a Mentone.

Ora pare decisamente avviato verso la conquista di Palazzo Lascaris l’attuale vice dell’uscente Estrosi, tale Ciotti, anch’egli di origine italiana.
Ben difficilmente il “Sindaco – Presidente” francese (anch’egli, come il nostro, cumula la guida del Comune e quella della Regione) potrà recuperare lo svantaggio accumulato nel primo turno.

Fino ad oggi, il “Primo Cittadino” ha dovuto convivere nella stessa giunta con il suo rivale, seguace dei “Repubblicani”, cioè della componente della destra detta “per bene”, più orientata a stipulare un’alleanza organica con il “Fronte Nazionale”.

Estrosi ha dunque covato nel suo seno la serpe che lo ha morso, poiché Ciotti agiva apertamente con il fine di tagliare l’erba sotto i piedi del sindaco uscente.
Il quale però non poteva – salvo anticipare il voto, e con esso la propria caduta – rompere la coalizione che guidava la città di Nizza.

Alla rivalità personale si aggiungeva una divergenza politica insanabile.
Il sindaco si era riconfermato presidente della Regione Provenza–Costa Azzurra stipulando un patto elettorale con la sinistra, in base al quale aveva accolto molte istanze programmatiche di questa parte politica.

Tra i maggiori beneficiari dell’accordo figuravano i Verdi, i quali avevano ottenuto che venisse triplicata la superficie in territorio francese (la riserva naturale si estende anche sul versante italiano del confine) del Parco del Mercantour.
Il che, considerata la superficie limitata del dipartimento delle Alpi Marittime, ne fa una delle unità amministrative dell’Europa occidentale con la più ampia porzione di superficie protetta per legge.

Noi abbiamo conosciuto personalmente Estrosi soltanto in una circostanza, che ha segnato il punto più alto della sua vita politica, cioè quando il sindaco si è fatto promotore della manifestazione in cui si sono riuniti tutti i suoi colleghi, tanto delle Alpi Marittime quanto delle province di Imperia e di Cuneo.

In quella occasione, Estrosi espose in un grande discorso le linee guida della sua azione di governo, partendo da una definizione di Nizza e della sua antica Contea come sede di una identità di transizione, che deve una parte delle proprie origini alla Francia, una parte all’Italia, una parte all’Occitania, estesa fino all’altra sponda del Varo e confinante con lo stesso Comune del capoluogo.
Senza dimenticare il Piemonte, da cui Nizza dipendeva fino al “rattachement” del 1860.

Contrariamente a quanto si crede comunemente da questa parte del confine, Nizza non ha mai fatto parte del nostro Stato unitario, bensì soltanto di uno degli “antichi Stati” regionali.
L’appartenenza linguistica è invece ligure: il nizzardo è una delle varianti del nostro idioma regionale.

Garibaldi pronunciò a Calatafimi la famosa frase “Bixio, qui si fa l’Italia o si muore” precisamente in ligure, essendo il suo interlocutore originario di Genova.

C’è però un’altra componente, nella storia della gente che popola la “Bella”, che il sindaco ricordò con orgoglio nel discorso pronunciato proprio in piazza Garibaldi, dove il monumento all’Eroe, luogo di abituale ritrovo dei nostri connazionali, è nelle dimensioni naturali e lo mostra in tutta la sua piccolezza fisica: Garibaldi misurava infatti un metro e sessantadue centimetri, cioè cinque meno di Napoleone, che pure era detto il “Piccolo Caporale”.

Estrosi ricordò che suo padre, un umile muratore proveniente dall’Abruzzo, aveva pavimentato quella piazza dopo avere trovato rifugio in Francia, essendo antifascista.
Nizza, insieme con Marsiglia e la Provenza, sotto il fascismo fu luogo di esilio di centinaia di migliaia di emigrati politici dall’Italia, tra i quali c’era anche nostro nonno.

Questa radice democratica, che accomuna peraltro l’intera comunità dei francesi di origine italiana, aveva indotto Estrosi a reagire alle offese alla Francia espresse da Salvini – desideroso di rinnovare la sciagurata politica dei “cannoni a Ventimiglia”, già propria di Mussolini – convocando un incontro in cui le genti dei due versanti del confine confermassero la loro volontà di cancellarlo progressivamente.

Uno ad uno, i rappresentanti delle diverse realtà culturali ed economiche in cui progredisce la collaborazione transfrontaliera enumerarono le rispettive conquiste, che venivano messe in discussione dal centralismo, manifestato fin da quell’epoca da Salvini ma incarnato ora in modo ancor più virulento dalla Meloni.

Conscio di rappresentare una identità di transizione e di governare una capitale – Nizza era sede di una Contea erede di quella di Tenda, esistente a sua volta fin dall’alto Medioevo e risalente alla suddivisione del mitico Regno di Arduino di Ivrea – Estrosi aveva rifiutato un ministero importante, quello delle Finanze o quello dell’Interno, offertogli da Macron.

In rappresentanza del Presidente aveva poi vinto il difficile confronto elettorale con la nipote della Le Pen.

A questo punto, però, le premesse positive del suo discorso dovevano trovare riscontro nei fatti, potendo contare sullo spirito e sulla lettera del Trattato detto “del Quirinale”, che Macron aveva voluto stipulare, imponendone la firma al proprio omologo italiano prima che la Meloni si insediasse a Palazzo Chigi.

Questo atto di diritto internazionale prevede una sorta di condivisione della sovranità sulle zone di confine, in cui le due lingue nazionali siano equiparate e l’insegnamento scolastico gestito in comune, rappresentando il punto più avanzato in materia di collaborazione transfrontaliera raggiunto in tutta l’Europa occidentale.

Il suo contenuto e il suo sviluppo potenziale erano considerati dagli italiani democratici una garanzia contro l’incombente autoritarismo e contro le mire del centralismo romano.

Infinite volte ci recammo presso un autorevole amico di Nizza, intimo confidente ed ascoltato consigliere del sindaco, pregandolo di trasmettere ad Estrosi la nostra richiesta scritta ed urgente di un suo incontro con il Movimento Autonomista della Liguria, in cui valutare le possibilità di un’azione concordata.

Il sindaco rispose cortesemente, socchiudendo la porta ma rinviando l’udienza a quando fosse possibile esaminare con la dovuta attenzione i temi proposti.
Ci fece dire, per la precisione, che per questo era necessario disporre di “una mezza giornata”.

Certamente, la conversazione non avrebbe potuto esaurirsi nei pochi minuti di un incontro di cortesia.

Non fummo comunque mai convocati, malgrado le nostre pressioni, educate ma ferme, avendo richiamato il rischio costituito dall’avere un regime guidato dall’estrema destra a trenta chilometri dal luogo in cui ci trovavamo.
Tale è la distanza che separa Nizza da Ponte San Luigi.

L’udienza richiesta dagli autonomisti liguri non venne mai accordata, ma Estrosi ricevette dapprima Scajola e poi ricambiò la visita ad Imperia.

Nel primo di questi incontri, la parte nizzarda ricordò agli interlocutori imperiesi il Trattato del Quirinale, ma le venne opposto il classico “fin de non recevoir”.
Gli imperiesi mostrarono infatti di non conoscere tale atto di diritto internazionale.

Questo ci riferì uno dei partecipanti all’incontro.

Dopo quello di Imperia, svolto all’insegna della gastronomia, l’unico risultato concreto fu un impegno soltanto verbale, e a nostro avviso tutt’altro che affidabile, a soprassedere dall’esproprio dei “silos” in cui viene immagazzinato il cemento portato fino al porto di Oneglia dall’unico mercantile che ancora vi approda.

Estrosi detiene una quota (di minoranza) nella società armatrice.

L’uomo, dopo avere ceduto – novello Esaù – la primogenitura della causa autonomista transfrontaliera in cambio del classico piatto di lenticchie, si trova ora, detto molto volgarmente, “cornuto e mazziato”, come avrebbe detto per l’appunto il suo genitore abruzzese.

Avendo perso le elezioni – il suo collega italiano non lo ha certamente aiutato in tale circostanza – e non potendo dunque più opporre alle minacce di esproprio la qualifica di sindaco, sempre che la crisi energetica permetta ulteriori trasporti di cemento.

Perché Estrosi ha scelto Scajola come suo unico interlocutore?
Il dialogo tra le due città non avrebbe certamente impedito una interlocuzione politica con i rappresentanti dell’autonomismo ligure.

Probabilmente, il sindaco di Nizza si illudeva di tutelarsi, credendo che il ramo d’olivo innalzato davanti al collega di Imperia lo preservasse da una espansione dell’estremismo di destra, che invece deborda inarrestabile sui due versanti del confine, con il risultato di travolgerlo.

La Francia non cedette mai, fino al 1940, alle pretese dell’Italia fascista, malgrado allora non si fossero ancora sviluppati tutti i rapporti che oggi rendono il confine permeabile ad ogni forma di collaborazione bilaterale.

Saranno preservati questi rapporti quando Parigi e Roma – come anche Imperia e Nizza – verranno governate da soggetti autoritari?
Noi ne dubitiamo, ma sarebbe stato comunque doveroso fare il possibile per impedire questo esito.

Se poi Estrosi pensava di salvare almeno la sua poltrona, l’ha comunque perduta.

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Mario Castellano  18/03/2026
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