Peter Thiel a Roma: strategia, élite e nuovo ordine geopolitico
L’iniziativa promossa a Roma da Peter Thiel si sta precisando, tanto nelle modalità accuratamente prescelte per svolgerla quanto negli obiettivi.

Questi ultimi non sono, contrariamente a quanto avviene di solito in circostanze analoghe, di carattere meramente promozionale. Il personaggio non ha infatti alcun bisogno di promuovere sé stesso quale “star” mediatica, né tantomeno di propagandare un proprio prodotto.

Per tale prodotto, Thiel ha già trovato un ottimo acquirente, avendo appaltato al Governo degli Stati Uniti e alle sue Agenzie – la CIA in particolare – un sistema di spionaggio basato sull’impiego dell’intelligenza artificiale.

Controllando sistematicamente le comunicazioni elettroniche, Thiel – un tedesco naturalizzato statunitense – riesce a tracciare un profilo di chiunque riversi su computer informazioni e commenti.

Chi rivela tendenze contrarie all’orientamento del Potere viene inesorabilmente individuato; a quel punto si valuta come contrastarlo e neutralizzarlo.

Fin qui l’attività di contrasto del nemico.

Occorre però anche organizzare e accrescere le proprie forze, in vista di passare al contrattacco. Ecco dunque spiegata l’opera di reclutamento, che non riguarda possibili assunzioni nelle imprese gestite dal tedesco-americano, bensì la costituzione di una rete di collaboratori convinti della bontà del disegno strategico concepito dall’America di Trump.

Se Bannon agisce sul versante ecclesiastico, mirando a costituire una sorta di “Chiesa nella Chiesa”, composta preferibilmente da elementi provenienti dalle fila del tradizionalismo, Thiel opera invece nel campo della politica e della comunicazione.

Gli Stati Uniti, subito dopo la Liberazione di Roma, quando ancora buona parte del territorio italiano era occupata dai tedeschi, aprirono nella Capitale una sede dell’USIS, diretta da un intellettuale raffinato e ottimo conoscitore della cultura europea.

Si trattava di Allan Tate, di cui era nota l’opera poetica, in particolare la sua “Ode ai Confederati”. Questo letterato era infatti originario del Sud degli Stati Uniti.

L’idea del suo Paese che egli voleva trasmettere agli intellettuali italiani – già divisi tra la fazione filo-occidentale e quella comunista, le cui simpatie erano rivolte all’Unione Sovietica – consisteva nel considerare l’America quale “Magna Europa”.

Non dunque un soggetto contrapposto ai valori del Vecchio Mondo, bensì un ambito in cui le idee da esso elaborate erano destinate a mettere profonde e fruttuose radici.

Tate partiva da un paragone con la Grecia classica. Dopo la grande fioritura letteraria e filosofica dell’Atene del V secolo, l’Ellade aveva infatti conosciuto – in seguito alla guerra del Peloponneso – un periodo di decadenza, durante il quale il centro della sua civiltà si spostò nelle colonie situate nell’Italia meridionale, sull’altra sponda del Mar Ionio.

Analogamente, dopo le due guerre mondiali che avevano distrutto l’Europa, il centro della sua civiltà si era dislocato al di là dell’Atlantico.

Tate non proponeva tuttavia un dominio dichiarato e diretto degli Stati Uniti sul Vecchio Mondo. Bastava infatti all’America raccogliere i frutti della missione svolta al di qua dell’oceano con i suoi due interventi, quello del 1917 e quello del 1941, cui sarebbe seguito un terzo, volto a contenere il comunismo durante l’imminente “Guerra fredda”, che Tate prevedeva prima ancora che fosse terminata quella contro la Germania nazista.

Ora, l’analoga missione affidata a Thiel – il quale è addirittura europeo per nascita, e non per adozione spirituale – viene presentata come una crociata volta a contrastare addirittura l’Anticristo.

Quest’ultimo non fu ritenuto incarnato da Stalin neppure dai più fanatici predicatori anticomunisti – tanto americani quanto europei – attivi negli anni Cinquanta.

Una simile intitolazione, così sensazionalistica, dell’opera pubblicitaria affidata al miliardario e mago dell’elettronica ricorda le campagne di predicazione intraprese da certi oratori del protestantesimo fondamentalista, comunque schierati con l’attuale Presidente.

Non pare tuttavia trattarsi di un banale richiamo pubblicitario, dato che al conferenziere non interessa la quantità degli ascoltatori, quanto piuttosto la loro qualità.

L’uomo non ha nemmeno bisogno del richiamo costituito da una sede prestigiosa. Dapprima era stato indicato l’Angelicum, ma Thiel vi ha poi rinunciato, tanto per non imbarazzare la Santa Sede quanto per non confondersi con essa.

Il disegno politico perseguito dal magnate può certamente prevedere un ruolo riservato al Papa statunitense, ma Thiel tiene a precisare che si tratta di una strategia concepita dal potere temporale, nella quale al potere spirituale viene riservato un ruolo subalterno, benché significativo.

Il Pontefice, una volta realizzato il disegno “imperiale” di Trump, dovrà sancire la nuova condizione del “tycoon” – o del suo successore – conferendogli l’incoronazione.

Nel frattempo, la realizzazione della strategia è affidata ad altri soggetti. Il ruolo svolto da Thiel è evidentemente quello del cosiddetto “talent scout”.

Se l’intellettualità romanesca di sinistra non soltanto lo snobba, ma si preoccupa addirittura di costituire attorno a lui una sorta di “cordone sanitario”, non pare che il settore di destra sia particolarmente mobilitato per sostenerlo.

In effetti, il progetto concepito da Thiel è di lunga scadenza e si basa soprattutto sulla previsione – giusta o sbagliata che sia – di un esaurimento, indotto dalla guerra, dell’attuale classe dirigente dell’Europa occidentale.

Tra gli attuali “leader” non mancava certamente chi sperava di essere tra i privilegiati prescelti per comporre l’uditorio. Tutti i componenti del pubblico sono stati infatti selezionati da una misteriosa sigla italiana, situata a Brescia e intitolata a Vincenzo Gioberti, il quale fu un capofila del cattolicesimo liberale.

La scelta del suo nome non aiuta dunque a comprendere le intenzioni dei promotori.

L’unica persona nota convocata per ascoltare Thiel è Daniele Capezzone, già seguace di Pannella e attuale direttore de “Il Tempo”.

I radicali rimangono sempre tali, nel senso che tendono appunto a scelte di campo radicali.

Tutti gli altri sono sconosciuti, ma l’organizzazione ritiene evidentemente che si tratti di soggetti giovani e promettenti, individuati studiando quanto hanno scritto nelle loro comunicazioni elettroniche e pronti a gettarsi in un’avventura, come tutti coloro che – prevedendo un imminente rivolgimento – sono pronti a prendervi parte, tanto per realizzare le proprie ambizioni quanto per affermare i propri ideali.

Come in Europa è avvenuto due volte nel corso del Novecento, con altrettanti completi ricambi nella classe dirigente.

Sarebbe interessante scoprire chi si riunisse fin dal 1944 in via Veneto con Allan Tate. Si scoprirebbe infatti che molti di costoro hanno fatto carriera.

Uno di loro venne spedito molti anni dopo a Imperia quale “agente di influenza” dei dirigenti nazionali del Partito Comunista: era stato infiltrato tra i filo-americani da Togliatti o, viceversa, si trattava di un componente della “quinta colonna” statunitense alle Botteghe Oscure?

In entrambi i casi, si era al cospetto di un soggetto organico al nuovo potere costruito nell’immediato dopoguerra.

Rimane da valutare quale sia il disegno perseguito da Thiel.

Ai suoi uditori non è neppure permesso prendere appunti. Se qualcuno tra loro dirà di riprodurre il pensiero dell’oratore, questi potrà comunque smentirlo, asserendo di essere stato malinteso.

Noi abbiamo tuttavia l’impressione che l’uomo, più che convincere i presenti, intenda osservarli, per valutare quanto ciascuno di loro possa essere utilizzato.

Nella realizzazione – su questo non crediamo di sbagliarci – di un disegno neo-imperiale che presuppone la cariocinesi degli attuali Stati dell’Europa occidentale, destinati a essere soppiantati da nuovi soggetti: alcuni più piccoli – gli Stati regionali – e uno più grande, il nuovo Sacro Romano Impero guidato dall’America.

Quanto al combattimento con l’Anticristo, risulta inutile ricercare chi lo rappresenti nell’attuale contesto internazionale.

Questo simbolismo si spiega – si veda l’episodio biblico dello scontro di Giacobbe con l’angelo – con l’intento di perseguire la grandezza affrontando un nemico collocato nella trascendenza.

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Mario Castellano  18/03/2026
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