Crisi energetica, politica e consenso: analisi critica
La Lega ha già iniziato una campagna volta a presentare l’imminente ed inevitabile razionamento del combustibile come una iniqua imposizione dell’Unione Europea.
Quando Bruxelles elargisce ai nostri enti locali i soldi del “P.N.R.”, puntualmente utilizzati per coprire la spesa corrente, consumando così una autentica truffa ai danni dell’Unione, siamo tutti europeisti.
Quando invece questa organizzazione internazionale ci richiama alla disciplina, ci affrettiamo a rinnegarla.
Un tempo si definiva tale comportamento come “essere parenti nel bisogno”.

Il problema non sta tanto nell’andare tutti a piedi, benché ciò comporti delle conseguenze catastrofiche, bensì nel fatto che ad imporcelo sia un governo del tutto privo di competenza e di prestigio.
E per giunta ormai sostenuto da un consenso minoritario:
“Last but not least”, l’esecutivo presieduto da Meloni ha ormai perduto il consenso della maggioranza dei cittadini.
Come dimostra l’esito del “referendum”,
la cui finalità consisteva nel misurare il rapporto di forze con un altro potere dello Stato, per prepararne la sottomissione all’esecutivo,
ritenendo i magistrati rei di indagare in modo indiscreto su alcuni esponenti della destra.

Di qui la necessità impellente di scaricare i più indifendibili, quali Del Mastro e la “Pitonessa”.
Come pure la necessità di sottrarsi all’attenzione dell’opinione pubblica.
Essendo mancata la vittoria della nazionale, che si pensava di utilizzare come “arma di distrazione di massa”, si è dunque intrapresa una estemporanea “missione diplomatica” nella Penisola Arabica,
presentata come una esibizione di eccezionale coraggio fisico.
La Signora della Garbatella essendosi esposta al lancio di missili e droni iraniani sugli Emirati,
i cui “leaders” possono venderle tutto il gas ed il petrolio che vuole, senza però garantirne la consegna.
La condizione sospensiva apposta ad ogni eventuale contratto essendo costituita dalla riapertura di Hormuz.

Per ottenere dagli italiani, cui si concede il cosiddetto “esodo di Pasquetta” quale bicchierata di addio al consumismo, ci vorrebbe un governo minimamente credibile, e non esposto ai ricatti delle varie mafie.
Come dimostra la squallida vicenda della sedicente “giornalista”, appartenente al clan Matacena, gettata nel letto di Piantedosi.

Tornano dunque a circolare le voci di un nuovo Venticinque Luglio, promosso da Mattarella.
Il Badoglio della situazione sarebbe il prefetto Gabrielli, del quale non si può che dir bene.
Si tratta infatti di un “grand commis” dello Stato integerrimo e molto preparato nel diritto pubblico.
Ad Imperia, dove iniziò la sua carriera presso la prefettura, tutti lo ricordano con stima e con affetto.
Avendo preso in locazione un modesto alloggio in via San Giovanni, non volle mai usare la fatidica “auto blu” per recarsi al lavoro, compiendo quotidianamente il tragitto con l’autobus, insieme con la gente comune.
Giunto in ufficio, il dottor Gabrielli si metteva a lavorare con competenza e passione.

Negli stessi anni, l’assessore alla cultura del Comune di Genova, che non dimostrava altrettanta dimestichezza con il diritto amministrativo, veniva prelevato quotidianamente presso il suo alloggio di Imperia.
La prima tappa non essendo Palazzo Ducale, bensì la rinomata confetteria Romanengo di via Luccoli.
La seconda il ristorante “Sette Nasi” di Punta Vagno.

Ancora oggi, gli atti amministrativi redatti dal dottor Gabrielli vengono usati ad Imperia come paradigma per quelli emanati dalla prefettura.
Dopo l’avvento della Meloni, il prefetto lasciò l’incarico di vice capo della Polizia per assumere, a titolo gratuito, quello di consulente del Comune di Milano.

L’uomo ha dunque le carte in regola per guidare il Paese come capo di un governo inevitabilmente “tecnico”,
essendo anche rimasto fedele alle sue dichiarate radici di cattolico democratico.
Temiamo però che non riusciremo a vedere il suo governo,
in quanto esso aprirebbe inevitabilmente la strada ad un gabinetto viceversa “politico”, guidato dalla sinistra.

La quale – “Errare humanum, perseverare diabolicum” – ripeterebbe l’errore, fatale per la nostra generazione, compiuto a suo tempo dal marchese Berlinguer,
il quale, ottenuto il consenso del Paese, avrebbe dovuto e potuto proporre l’alternativa socialdemocratica.
Questa scelta avrebbe però comportato, da un lato, una completa rottura con l’Unione Sovietica e, dall’altro lato, il confronto con la destra democristiana.
Il segretario volle invece mantenere intatti ambedue questi legami.

Oggi forse la Schlein sarebbe disposta a portare fino in fondo una scelta alternativa rispetto all’attuale destra di governo, ma non altrettanto disposta a rompere il legame con l’Islam cosiddetto “radicale”,
e dunque non fornirebbe ai nostri alleati le garanzie necessarie affinché i “poteri forti” internazionali autorizzassero una sostituzione della destra con la sinistra nella guida dell’Italia.

Ci auguriamo, naturalmente, di sbagliare, soprattutto in quanto una gestione dell’emergenza energetica – con tutte le sue inevitabili ricadute sulla situazione sociale, e dunque su quella politica, comprensiva delle minacce per l’ordine pubblico – getterebbe il Paese nel caos.
Né si potrebbe pretendere dai cittadini un atteggiamento disciplinato e leale nei riguardi di uno Stato retto da estremisti di destra collusi con la mafia.

Per cui ci si deve attendere quanto meno una sistematica disobbedienza civile, se non di peggio,
cioè il degenerare della violenza.

I sintomi che tali siano le prospettive si possono percepire anche nella nostra remota provincia di confine.
Quando Berlinguer lanciò il “compromesso storico”, le Botteghe Oscure spedirono ad Imperia il cugino di un dirigente nazionale, incaricato di dare man forte al “partito della selvaggina”.
Costui ci tacciò di essere dei malati di mente solo perché avevamo messo a nudo i traffici dei suoi clienti.

Ora è arrivato da Roma un altro “missus dominicus”, incaricato dal “Nazareno” di “dettare la linea”.
Anche questo soggetto coltiva, come il suo predecessore, la propria clientela privata.
In ciò non vi sarebbe naturalmente nulla di male, se non vi fosse una commistione tra l’interesse pubblico e quello privato.

Questo signore è autore di un libello antisemita, in cui si accusano gli ebrei del delitto Moro.
Dopo i “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, credevamo che si fosse toccato il fondo,
fino a quando abbiamo consultato questa loro prosecuzione.

Se l’armamentario ideologico del Partito “Democratico” consiste in una rifrittura del peggiore armamentario antisemita, ciò significa che i sospetti di collusione con Hamas – già emersi nel procedimento penale a carico di Hanoun – risultano tutt’altro che infondati.
Per cui i nostri alleati sono portati a ritenere che il mantenimento dell’attuale governo – pur con tutti i rischi di destabilizzazione che ciò comporta – costituisca infine il male minore.

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Mario Castellano  06/04/2026
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