Bannon, Trump e il Papa: rischio scisma e nuova destra europea
Il commento più pertinente in merito al pubblico diverbio di Trump con il Papa è venuto da “Steve” Bannon, cioè da colui che, per conto del suo Presidente, cura i rapporti con la Chiesa cattolica.
Nel momento in cui scriviamo, ignoriamo ancora se l’uomo di Washington abbia vinto la causa instaurata davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio in merito alla concessione dell’Abbazia di Trisulti. A prescindere, tuttavia, dalla sua collocazione in una sede più o meno prestigiosa, l’università che Bannon ha fondato e gestisce nell’Urbe continua a reclutare un numero sempre crescente di professori e studenti, malgrado non sia riconosciuta dalla Santa Sede.
Ciò, da un lato, esclude ogni valore giuridico dei titoli che essa rilascia; dall’altro, favorisce la confluenza di nuove risorse intellettuali. Il successo di questo ateneo avviene, infatti, non già malgrado si tratti di un’iniziativa sostanzialmente scismatica, bensì proprio in virtù di questa sua inquietante caratteristica.
Il governo americano operava, peraltro – per il tramite di Bannon – in funzione di una rottura della Chiesa cattolica ben prima che il dissidio con il Papa emergesse in modo clamoroso. L’amministrazione di Washington è, in effetti, favorita dalla consolidata presenza di una galassia di soggetti tradizionalisti.
Alcuni di essi sono in aperta ribellione nei confronti del Papa (i dirigenti della “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, fondata da monsignor Lefebvre, sono scomunicati fin da quando hanno ordinato dei vescovi senza il consenso del Vaticano); altri risultano collocati in una posizione più ambigua, mantenendo un piede dentro e uno fuori dalla Chiesa.
Bannon pare abbia commentato la risposta del Papa a Trump esclamando testualmente: «Non rimane che lo scisma».
A differenza, però, di quanto avvenuto con Lefebvre, in questo caso non verrebbe invocato alcun motivo inerente alla dottrina. L’ex arcivescovo di Dakar si era, peraltro, appellato a un pretesto sostanzialmente formale, cioè la celebrazione della Messa nella lingua corrente, malgrado esista la facoltà – ampliata da Benedetto XVI – di seguire il cosiddetto “Vetus Ordo”.
«Forma orandi, forma credendi», asserivano i tradizionalisti più radicali, senza tenere conto che Gesù pronunciò la formula della transustanziazione in aramaico, e non certo in latino.
Se dunque il pretesto dottrinale dello scisma risultava debole, appariva tuttavia forte per quanti considerano la religione – nell’immutabilità delle sue forme – come un elemento costitutivo essenziale della propria identità.
Costoro hanno potuto proliferare non solo grazie al sostegno economico particolarmente ingente di cui hanno sempre goduto, ma soprattutto perché sono stati capaci di cavalcare lo “Zeitgeist”, cioè lo spirito del tempo.
Non si spiega altrimenti il seguito che essi hanno raccolto presso i giovani. Nell’ultimo anno scolastico per cui risultano disponibili le cifre, quanti sono entrati in seminario nell’arcidiocesi di Torino hanno scelto in maggioranza quello della “Fraternità San Pio X”, malgrado ciò comporti che, una volta ricevuta l’ordinazione, non possano far parte del clero cattolico dipendente dalla gerarchia ufficiale e, dunque, non possano reggere alcuna parrocchia.
Quando si consuma uno scisma, ed in particolare quando la rottura non è determinata da motivi di ordine dottrinale – come nel caso del distacco da Roma di Costantinopoli e, sia pure in un contesto storico del tutto diverso, della rottura con la Chiesa anglicana – la separazione tra i credenti costituisce l’effetto di una contesa tra potenze temporali.
Questo induce a ritenere che la previsione formulata da Bannon non sia destinata ad avverarsi nel breve termine.
Non riusciamo, infatti, a immaginare Trump che arresta – e addirittura mette a morte – i sacerdoti cattolici rimasti fedeli a Roma, giungendo a far decapitare Vance qualora il vicepresidente, seguendo l’esempio di Tommaso Moro, decidesse di non aderire a uno “scisma americano”.
Che cosa significa, dunque, l’affermazione di Bannon?
Essa può essere spiegata dalla comprensibile tendenza a schierarsi con il proprio “leader”, da cui la volontà di unirsi al Presidente nel richiamare all’ordine il Papa.
Abbandonati i toni polemici iniziali, Trump aveva già ricordato a Prevost come il regime di Teheran massacri chi protesta pacificamente e senza armi contro il governo.
L’ecumenismo ha sempre suscitato reazioni molto aspre da parte di chi ricordava le persecuzioni religiose o politiche, specialmente quelle subite dalla Chiesa.
La destra italiana – ricordiamo le invettive del “Barone” Siano, segretario di monsignor Castellano (che sarebbe poi divenuto filocomunista) – giunse a demonizzare Roncalli per aver ricevuto il genero di Krusciov, per giunta nell’imminenza delle elezioni politiche.
Più recentemente, Bergoglio proponeva un’“alleanza” ai musulmani parlando ad Al-Azhar; ma qualcuno gli ricordava come i seguaci dell’Islam continuassero a sterminare i cristiani in tutta l’Africa nera.
La differenza tra questi precedenti e il momento attuale consiste nel fatto che, in passato, si doveva fare tutto il possibile per favorire la distensione. Ciò significava non solo promuovere la pace, ma anche aprire quegli spazi di libertà di cui, in seguito, Giovanni Paolo II avrebbe approfittato per rivendicare alla Chiesa – e a tutti i credenti – una piena condizione di libertà.
Oggi, però, il conflitto è già scoppiato e risulta quindi logico che chi lo combatte richieda al proprio campo di osservare la conseguente disciplina.
Le parole di Bannon non rappresentano soltanto una minaccia rivolta a chi, secondo lui, non la osserva, bensì anche una forma di precauzione nell’eventualità che la Sede apostolica si trovi tagliata fuori da un fronte di guerra.