Trump, il Papato e il nuovo Impero: tra Carlo Magno e Napoleone
L’epoca storica del Sacro Romano Impero fu contrassegnata dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini.
La sacralità del Monarca, essendo determinata dall’Investitura conferita dal Papa nel nome di Dio, fu per secoli al centro della disputa – senza peraltro che la questione venisse mai risolta sul piano del Diritto – circa quale tra i due Poteri, quello Temporale o quello Spirituale, dovesse prevalere sull’altro.
Il loro reciproco equilibrio mutò infatti costantemente, a seconda del rapporto di forze che si determinava di fatto.
Tuttavia, anche quando Guelfi e Ghibellini si combatterono più sanguinosamente – ricordiamo, tanto per fare un esempio, la Battaglia di Monteaperti del 1260 (“lo strazio e il grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso”) – nessuna delle parti in contesa negava, in linea di principio, le prerogative del Papa o dell’Imperatore.
La disputa riguardava la loro reciproca estensione.
L’incoronazione del Sovrano – secondo una pratica instaurata dallo stesso Carlo Magno, fondatore dell’Impero, nel fatidico anno 800 – costituiva soltanto un atto formale, oppure l’autorità dello Stato doveva ritenersi conferita dalla Chiesa?
Napoleone volle anch’egli proclamarsi Imperatore, sia pure denominando “Francese” la sua nuova Monarchia.
Se l’Incoronazione celebrata a Notre-Dame nel 1804 avvenne per mano di Pio VII, Bonaparte dovette rendersi conto dell’incongruenza di tale gesto, tanto rispetto all’origine laica dell’Impero – che costituiva pur sempre un risultato della Rivoluzione – quanto soprattutto rispetto ai propositi coltivati dal “Corso Magno”.
Egli non intendeva infatti spartire neppure formalmente il proprio potere con nessuno.
Fu così che, poco dopo, quando la cerimonia venne replicata nel Duomo di Milano, Napoleone si pose da solo sul capo la “Corona Ferrea” dei Re Longobardi, pronunciando la famosa frase: “Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca!”.
Il cui significato era ben preciso: l’origine del Potere era certamente divina, ma non abbisognava dell’intermediazione del Pontefice.
Il quale era presente, ma solo nelle vesti di un semplice Cappellano, il cui compito consisteva nel benedire il Sovrano e non già nel nominarlo.
Trump, il quale non ha mai studiato la Storia – tanto che, conversando con Macron, dimostrò di ignorare chi fosse Napoleone – vuole comunque divenire il nuovo Imperatore.
Ispirandosi però più al modello incarnato da Bonaparte anziché a quello rappresentato da Carlo Magno.
Questo spiega perché si ostini a umiliare il Papa.
Il cui predecessore, Chiaramonti, si trovava detenuto tanto quando presenziava alla cerimonia di Parigi quanto allorché partecipava a quella di Milano.
Il “Tycoon” non è dunque neanche un ghibellino, ma si comporta – analogamente a Napoleone – come il rappresentante di un Potere di origine rivoluzionaria: gli Americani chiamano per l’appunto “Rivoluzione” la loro Guerra d’Indipendenza.
Il Potere cui aspira l’attuale Presidente deriva, per giunta, da una sovversione delle stesse regole costituzionali finora vigenti nel suo Paese.
Il Cardinale Parolin ricorda giustamente che il compito del Papa consiste nel pregare e nell’operare per la Pace.
Occorre però rendersi conto che siamo già in guerra.
E, quando il conflitto è già scoppiato, ciascuno decide da che parte stare.
Esiste naturalmente la possibilità di dichiararsi neutrali.
Come ha fatto la Santa Sede in occasione delle due Guerre Mondiali.
Altra cosa, però, è l’atteggiamento del Papa, che deve preservare la propria Autorità spirituale su tutte le parti in conflitto; altra cosa sono invece le scelte dei singoli credenti.
Scelte che finiscono per condizionare l’atteggiamento dell’Autorità Ecclesiastica.
Anche di quella Suprema.
Abbiamo già ricordato più volte come la successione nel Papato sia avvenuta in coincidenza con l’inizio delle due Guerre Mondiali.
Nel 1914, poco prima dell’intervento italiano, al filo-austriaco Pio X successe Benedetto XV, più sensibile alle istanze dell’Intesa.
Giuseppe Sarto aveva dedicato l’intero suo Pontificato a combattere il “Modernismo”, cioè, in sostanza, le correnti interne alla Chiesa che si dimostravano sensibili nei confronti del Liberalismo.
Tanto sul piano dottrinale quanto nell’atteggiamento tenuto riguardo alle vicende civili.
Anche dopo il Conclave del 1914, queste tendenze si riflessero nella propensione in favore dell’Austria di gran parte della Curia Romana.
Forse è una leggenda il fatto che in Vaticano si pregasse per la vittoria degli “Imperi Centrali”, ma le massime Autorità Ecclesiastiche continuavano a nutrire risentimento nei confronti dello Stato liberale.
A causa di Porta Pia.
Il consolidamento definitivo dell’Unità Nazionale, sancito dalla partecipazione convinta degli Italiani – compresi i Cattolici – alla Grande Guerra, indusse infine la Santa Sede a cessare la rivendicazione dello Stato Pontificio.
Aprendo la strada alla Conciliazione.
I Patti Lateranensi si possono considerare come l’ultimo dei trattati conclusivi del Conflitto Mondiale, che ridisegnarono la mappa dell’Europa.
Nel 1939, a Pio XI, dichiaratamente contrario al Nazismo, successe il filo-tedesco Pio XII.
Il quale, in qualità di Segretario di Stato, aveva sostenuto apertamente i Franchisti nella Guerra di Spagna e avrebbe poi mantenuto lo stesso atteggiamento nei confronti dell’invasione tedesca della Russia.
Ora il nuovo Papa coltiva un disegno “carolingio” per quanto riguarda l’Europa occidentale.
Risulta dunque paradossale che il Pontefice entri in polemica con l’unico soggetto temporale – cioè il Presidente del suo Paese di origine – che potrebbe garantire il raggiungimento di un tale obiettivo.
Giovanni Paolo II si proponeva di abbattere il Comunismo e godeva dell’appoggio tanto di Reagan – radicalmente avverso all’“Impero del Male” – quanto di Kohl.
Il quale aspirava, da parte sua, alla riunificazione della Germania.
Il disegno cui il Papa polacco dedicò il suo Pontificato poté tuttavia realizzarsi grazie alla mobilitazione delle masse dei fedeli del suo Paese – e di tutta l’Europa orientale – costituite da devoti Cristiani, Cattolici od Ortodossi.
L’Occidente europeo è invece irrevocabilmente scristianizzato, laico e “secolarizzato”.
Non rimane dunque che affidarsi alla forza di Trump.
Essendo già iniziata la guerra, chi mette in discussione la sua “leadership” rischia di essere additato come una “Quinta Colonna” del Nemico.
Lo rivela l’accusa – per quanto ingiusta e infondata – di favorire il possesso della Bomba Atomica da parte dell’Iran.
Anche Benedetto XV, quando denunciò la “Inutile Strage”, venne definito “Maledetto” dai Nazionalisti italiani.
Gli stessi che, in seguito – essendo divenuti in gran parte sostenitori del Fascismo – vollero la Conciliazione.
Che trasformò lo Stato laico in uno Stato confessionale.
Anche se il corrispettivo consistette nel trasformare la Chiesa in un’organizzazione di massa del Regime.
Trump non si comporta come gli Imperatori del Medioevo, bensì come Napoleone.
Il quale si fece incoronare dal Papa mentre lo teneva addirittura prigioniero in Francia.
Prevost, anche se rimane a Roma e può viaggiare per il mondo, si trova sostanzialmente nella stessa condizione di subordinazione in cui era finito il suo predecessore Chiaramonti.
Lo stesso discorso vale tanto per la massima Autorità spirituale quanto per tutti i soggetti politici dell’Europa occidentale.
Dobbiamo dunque rivedere completamente gli schemi che abbiamo utilizzato fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Quando la Destra era filo-americana e la Sinistra era invece – sia pure con diverse gradazioni – contraria agli Stati Uniti.
Il cui Presidente pare, di conseguenza, intenzionato a costituire in Europa un nuovo soggetto politico, incaricato di sostenere il suo disegno.
L’arrivo a Roma di Thiel, e soprattutto la scelta dei suoi interlocutori, lasciano intravedere che tale sia l’intenzione.
La cui realizzazione è favorita dall’esaurimento delle diverse tradizioni e scuole politiche del Vecchio Continente.
La cui mappa è destinata – nei disegni di Trump – a cambiare.
Il Presidente, che valuta la fedeltà degli Alleati esclusivamente in base alla loro effettiva partecipazione alla Guerra del Golfo, dimostra di non credere più nelle vecchie dicotomie ideologiche, e nemmeno nelle tradizionali entità statuali.
Tanto è vero che accomuna nella scomunica Spagnoli e Italiani, Tedeschi e Inglesi, Conservatori e Progressisti, Laici e Religiosi.
L’alternativa alla supremazia americana essendo costituita dalla sottomissione alle altre grandi Potenze: la Russia, la Cina e soprattutto l’Islam.
L’Europa “Unita” paga a sua volta il prezzo di non esistere.
Il Papa, da parte sua, può anche assistere all’incoronazione dell’Imperatore, ma soltanto in veste di Cappellano.
Trump ritiene infatti che non sia necessaria alcuna Investitura.
Se questo disegno riuscirà o fallirà, lo dirà la Storia.
È certo però che chi non lo condivide risulta oggi incapace di contrastarlo.