Neo Guelfi, Cattolicesimo Liberale e Stato Laico
Negli anni del Fascismo, soltanto un piccolo gruppo di cattolici subì un processo e una condanna da parte del “Tribunale Speciale”.
Si trattava dello sparuto raggruppamento formato da quanti vollero darsi la denominazione di “Neo Guelfi”.

I quali vennero scoperti mentre distribuivano volantini contrari al Regime presso i fedeli convenuti a Roma in occasione dell’Anno Santo della Redenzione, indetto da Pio XI nel 1933.

Analogamente, una sola pubblicazione di ispirazione cattolica attrasse i sospetti e l’attenzione dell’OVRA, la Polizia Politica istituita da Mussolini.

Si trattava di una rivista di storia e di filosofia, fondata a Firenze da un giovane ma promettente professore universitario di Storia del Diritto Romano, giunto da Pozzallo, un paese della profonda provincia siciliana che si sarebbe in seguito distinto nella Resistenza, divenendo famoso quale Costituente e passando alla Storia come il “Sindaco Santo”.

In effetti, è in corso il suo processo di canonizzazione, e ci auguriamo di vederlo presto innalzato agli Onori degli Altari.

Di lui conserviamo una lettera che ci inviò negli ultimi mesi di vita, in cui – con grafia ormai incerta e quasi indecifrabile – tracciò il motto evangelico da cui era stata ispirata la sua intera esistenza: “Spes contra spem”.

Combattere la Dittatura negli anni del suo maggiore consenso aveva significato, per l’appunto, “sperare contro la Speranza”.

Vale comunque la pena riflettere sulla denominazione rivendicata dal piccolo gruppo di animosi che vollero opporsi al Fascismo nel nome della Fede Cristiana.

Essi vedevano nel Regime l’apice di un atteggiamento che – in opposizione a quello che li distingueva – poteva essere definito “ghibellino”.

In quanto caratterizzato dalla prevaricazione non tanto dello Stato sulla Chiesa, quanto piuttosto delle pretese del Potere Temporale rispetto a quelle della Coscienza.

Il coraggio dimostrato da questo piccolo gruppo di dissidenti si manifestava tanto nel contrastare il Regime quanto, soprattutto, nell’opporsi all’atteggiamento assunto dalla Chiesa Gerarchica.

Che si caratterizzava – fin dalla stipula dei Patti Lateranensi – come sostegno aperto e incondizionato al Regime.

I Guelfi, essendosi sottomessi ai Ghibellini, chi ancora credeva nella funzione redentrice della Comunità dei Credenti poteva solamente opporsi ad entrambi.

Come fecero, d’altronde, tutti i cattolici antifascisti.

I quali tuttavia scelsero la via della Resilienza, mentre i “Neo Guelfi” anticiparono la Resistenza.

Il pensiero cattolico liberale, come quello cattolico democratico, sarebbe riemerso soltanto nel corso della Resistenza e avrebbe in seguito ottenuto dal popolo italiano il mandato per governarlo.

La contraddizione con le pretese e con l’invadenza di quel settore della Gerarchia che voleva approfittare dell’egemonia cattolica sul nuovo Stato repubblicano per realizzare un disegno confessionale sarebbe riemersa periodicamente.

Fin da quando la Democrazia Cristiana volle, per l’appunto, dichiararsi Partito “non confessionale”.

Cui si aderiva dunque in base all’accettazione del suo programma, senza che venisse richiesta alcuna professione di fede.

Non è questa la sede in cui ricordare i diversi episodi nei quali il contrasto tra chi accettava i principi dello Stato laico e chi, viceversa, voleva instaurare uno Stato confessionale tornò periodicamente a manifestarsi.

Intendiamo piuttosto sottolineare come la costituzione del Partito di Berlusconi abbia realizzato il proposito che infinite volte sentimmo enunciare negli anni della nostra formazione civile.

Occorreva – secondo alcuni – epurare la Democrazia Cristiana della sua componente definita genericamente di “Sinistra”, ma in realtà composta dai cattolici liberali, dai cattolici democratici e dai seguaci italiani del cosiddetto “Cattolicesimo Sociale”.

Dei cui ispiratori era, peraltro, in corso la piena riabilitazione.

Tanto Federico Ozanam quanto Antonio Rosmini sono oggi Beati.

Ciò non impedì a certi soggetti di esultare per la fine della Democrazia Cristiana.

In quanto denunciavano in essa la presenza di componenti ispirate al “Modernismo”.

Il disegno confessionale non aveva tuttavia atteso lo scioglimento della Democrazia Cristiana per manifestarsi in forma di corrente organizzata di tale Partito, confluita nel calderone di “Forza Italia”.

Tale fu la funzione svolta dal Movimento di “Comunione e Liberazione”.

Sulla cui fine è meglio stendere un velo pietoso.

Il suo capo politico finì in prigione, mentre il referente nella Gerarchia mancò l’occasione per diventare Papa, essendo amico di un pregiudicato.

Stiamo forse rivangando il passato?

Non è così, posto che la Chiesa – per impulso del nuovo Papa – sembra perseguire un disegno “carolingio”.

La differenza con il passato consiste nel fatto che, nell’immediato dopoguerra, ci si era affidati a cattolici – come De Gasperi, Adenauer e Schumann – che erano certamente conservatori, ma anche liberali.

In seguito, quando subentrò una nuova generazione, si accordò la preferenza ai fautori del Confessionalismo.

Ora la decadenza dell’Europa laica induce la Chiesa a intraprendere l’edificazione di una Teocrazia.

Caratterizzando il nuovo Impero come “Guelfo”.

Essendo viceversa i Ghibellini rappresentati da Trump, noi cattolici liberali – che continuiamo a considerare lo Stato laico come l’ambito naturale dell’impegno civile – saremmo indotti a schierarci con il Papa.

Dimenticando però che solo ieri, grazie alla lungimiranza di Bergoglio, siamo stati riammessi nella piena Comunione Ecclesiale.

Da cui rischiamo di essere di nuovo emarginati.

Quale che sia l’esito dello scontro con Trump.

Il quale è sostenuto, a sua volta, da correnti radicali evangeliche che hanno conciliato il Confessionalismo con il Protestantesimo.

La Nonna del Nipote ha dunque finalmente trovato il suo “ubi consistam”.

Ci domandiamo se, viceversa, vi sia posto per noi nel disegno attualmente perseguito da Prevost.

La nostra presenza – tanto nella Chiesa quanto nei movimenti politici di ispirazione cristiana – meriterebbe di essere preservata, in quanto abbiamo costituito il tramite di ogni dialogo e di ogni collaborazione con gli ambienti e i soggetti non cattolici.

Contribuendo alla pace civile nell’ambito non solo dell’Italia, ma dell’intero Occidente.

Questa funzione e questo ruolo sono stati visti con sospetto.

Non solo dalla Chiesa Gerarchica.

Anche Berlinguer, il cui approccio alla tematica religiosa era condizionato da Franco Rodano, nemico del Cattolicesimo Liberale e nostalgico dichiarato dello Stato Pontificio, non aveva trovato di meglio che proporre al Vaticano di usare il suo Partito come strumento posto al servizio di una trasformazione dello Stato laico in Stato confessionale.

Illudendosi di fare accettare questa proposta, il Marchese Sardo combatté la Sinistra Cattolica e la Sinistra Cristiana in tutte le loro espressioni.

I suoi seguaci locali approfittarono, a loro volta, di questa scelta per trasformare il proprio Partito in una sorta di corrente esterna della Democrazia Cristiana.

Quella che confluì nel “Partito Trasversale”.

A noi, essendo invisi a causa dell’origine cattolica liberale, vennero riservati soltanto gli insulti: il tirapiedi dell’Onorevole Dulbecco ci definì “assassini”, il Capogruppo in Consiglio Provinciale “millantatori” e – “dulcis in fundo” – il Responsabile della campagna elettorale del candidato a Sindaco “malati di mente”.

Per entrare nelle simpatie degli ex comunisti locali, occorre mettersi in società d’affari con qualcuno di loro.

Con il risultato che costoro, tanto a livello nazionale quanto a livello provinciale, si trovano completamente disarmati rispetto a una tendenza destinata ancora una volta a emarginarli.

La Chiesa si sente abbastanza forte da prescindere da ogni approccio con la cosiddetta “Sinistra”, e il disegno che il Papa persegue attualmente comporta anzi la formazione di nuovi soggetti politici.

Diversi perfino rispetto alla vecchia “Destra”, ancora racchiusa tanto nella logica di una Democrazia rappresentativa ritenuta ormai obsoleta quanto in quella di una Politica Estera ancora rivolta a promuovere la Distensione e l’Ecumenismo.

In conclusione, riteniamo che la Chiesa debba ancora tenere conto dell’esistenza, in ambito cattolico, di tendenze liberali, rappresentate da chi – basandosi sui documenti del Concilio – ritiene acquisiti le Libertà e i Diritti affermati dalle cosiddette “Rivoluzioni Borghesi”.

Dall’altra parte, pensiamo che la cosiddetta “Sinistra” – o quanto ancora ne sopravvive – debba finalmente scegliere tra la valorizzazione del Cattolicesimo Democratico e la completa sottomissione a un disegno nel quale non c’è posto per i fautori dello Stato laico.

Malgrado anch’essi facciano parte integrante della stessa identità dell’Occidente.

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Mario Castellano  08/05/2026
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