Prevost, Chiesa e identità dell’Occidente | Analisi politica e culturale
Si avvisano i Braccesi che l’Accademia della Lingua, a causa della temporanea chiusura del Ristorante “Braccioforte”, è trasferita fino a nuovo avviso presso l’Edicola, gentilmente concessa dalla Signora Milvia Pizzini, situata in Piazza San Giovanni ad Imperia Oneglia.
Abbiamo valutato, nel nostro articolo precedente, come l’esortazione – rivolta dal Papa nel corso della sua recente visita alla Chiesa ed ai Fedeli napoletani – a collaborare con tutte le espressioni della cosiddetta “Società Civile”, e soprattutto con le Istituzioni, nella promozione del bene comune, rivesta un significato che va ben oltre la realtà, pur importante, della Capitale del Meridione.
Prevost poteva benissimo esprimere una raccomandazione di segno esattamente contrario, sollecitando i Cattolici a difendere la Fede, preservandola dalle pretese – vere o presunte – di un Potere locale, tra cui non mancano certamente i loro correligionari (Rosa Russo Jervolino, tanto per fare un esempio, si annovera tra i Sindaci eletti dal Centro-Sinistra), ma nel quale prevale pur sempre l’ispirazione laica.
Essendo laica – ormai da secoli – la cultura e l’intellettualità partenopea.
Lo stesso Bartolo Longo, cui si deve la rinascita dell’influenza cattolica nell’ambito del Meridione, ed al quale Prevost ha voluto rendere un omaggio particolare visitando in primo luogo il Santuario di Pompei, era un convertito dal Laicismo e dall’Anticlericalismo più radicale.
Anche se – essendosi il Fondatore del Santuario convertito – questa esperienza venne genericamente condannata “a posteriori” addirittura come una caduta nel Satanismo.
Longo, in realtà, era stato Massone negli anni in cui il Carducci componeva il suo “Inno a Satana”.
Il Papa, che come tutti i suoi predecessori dimostra di saper guardare al futuro, sa benissimo che la Chiesa dovrà collaborare – non soltanto a Napoli, dove la Sinistra è ormai radicata nel Potere Locale, bensì in tutta Italia – con dei Governi espressi da questa parte politica.
Ciò non toglie che la Santa Sede persegua, per impulso del Pontefice originario degli Stati Uniti, quel disegno, da noi definito “Carolingio”, del quale abbiamo ripetutamente trattato.
La Chiesa Cattolica nordamericana è stata modellata da quella irlandese.
Fino a qualche tempo fa, quasi tutto l’Episcopato degli Stati Uniti vantava origini risalenti all’Isola detta la “Polonia dell’Occidente”.
Quando iniziò la guerra contro l’Italia, risultò difficile mobilitare i soldati le cui famiglie provenivano dal nostro Paese.
Costoro si sentivano americani, e come tali erano pronti a compiere il proprio dovere di cittadini, ma il Sacerdote – immancabilmente irlandese – che officiava la loro Parrocchia parlava bene di Mussolini.
Il quale aveva restaurato, con i Patti Lateranensi, i diritti della Chiesa.
Il cui Potere Temporale era stato difeso fino all’ultimo dagli Zuavi.
In parte provenienti dalle fila dei Monarchici francesi, ed in parte originari dell’Irlanda.
Tanto dall’Isola quanto dal suo prolungamento oltre l’Atlantico, risalente alla grande carestia del 1846.
Attribuita dai Cattolici alla perversa volontà dei Protestanti, i quali li volevano far morire di fame.
La stessa scelta del nome di Leone riflette una rivendicazione dell’eredità spirituale di Gioacchino Pecci, che fu il vero inventore della “Questione Romana”.
Pio IX avrebbe infatti voluto che il contenzioso con l’Italia fosse risolto dal suo Successore.
Venne invece eletto un Cardinale proveniente da Perugia e visceralmente avverso ai Liberali.
Tutto questo spiega le radici storiche e spirituali di Prevost.
Il quale però conosce bene la condizione in cui si trova l’Occidente.
Se dunque il Papa veramente vuole realizzare il suo disegno, deve fare i conti non soltanto con la potenza del suo Paese di origine, ma anche con un duplice dato storico ineliminabile.
Dell’identità cattolica non fa parte soltanto il Tradizionalismo, in tutte le sue forme ed in tutte le sue manifestazioni, ma vi confluisce anche l’eredità del Cattolicesimo Liberale e del Cattolicesimo Democratico.
Bergoglio rivelò che uno dei suoi libri preferiti era “I Promessi Sposi”.
Il Manzoni fu un Cattolico Liberale, fautore dell’Unità Nazionale.
Nella cui opera si ritrova evidente l’ispirazione del Giansenismo.
Secondo cui ci si salva per la Fede, più che per le Opere.
Quando l’Innominato va dal Cardinale Borromeo, il Prelato non fa cenno ai peccati commessi dal suo interlocutore, né lo sollecita ad esserne assolto con la Confessione.
Gli basta infatti la professione della Fede.
Da questo momento in avanti, la vicenda narrata dal Manzoni evolve verso l’esito stabilito dalla Provvidenza.
L’attuale Papa, pur rivelando una formazione diversa da quella del Predecessore, non intende, a quanto pare, ritrattare la piena riammissione dei Cattolici Liberali in seno alla Chiesa.
Che egli dunque considera una Comunità di Credenti diversamente ispirati.
C’è poi il problema – ancora più difficile – costituito dall’identità complessiva dell’Occidente.
Noi criticammo dal Paese di adozione, venendo sollecitati a prendere posizione da parte dei Colleghi, la scelta compiuta dalla cosiddetta “Commissione Giscard”.
La quale indicò tra le radici ideali dell’Europa l’Illuminismo, e non l’eredità spirituale giudaico-cristiana.
Uguale critica avremmo però espresso se questo Organismo avesse compiuto la scelta contraria.
L’Illuminismo – e tutta l’evoluzione successiva del nostro Pensiero – concorre a costituire l’identità dell’Europa.
Se dunque all’Illuminismo si ispirano le Autorità Temporali, non viene meno per questo l’obbligo per i Cattolici di prestare ad esse la propria leale collaborazione.
Lasciando che siano le vicende storiche – e l’apporto recato da ciascuno – a stabilire quale ispirazione sia destinata a prevalere in un’Europa autenticamente unita intorno alla propria identità comune.
L’egemonia della Chiesa Cattolica – cui certamente il Papa non rinunzia – sarà determinata dal contributo decisivo che essa saprà recare al mantenimento della coesione sociale.
La società, organizzata per così dire “dal basso”, non deve però essere mobilitata contro le Istituzioni temporali.
Se così fosse, non andremmo verso l’affermazione della nostra identità, bensì verso la comune rovina.
Se il Papa riconosce, come pare ormai indubbio, che l’identità dell’Europa è simboleggiata da un ideale poliedro, unico ma dalle molte facce, cui faceva riferimento Bergoglio, questa sua visione risulta antitetica rispetto a quella cui si ispira l’attuale Governo italiano.
Che si propone di epurare la Storia del nostro Paese da ogni apporto recato dall’intero Movimento Democratico.
Compresa la sua componente cattolica.
Se questa è la posizione espressa dalla Santa Sede, essa risulta invece completamente diversa, e i Democratici non possono fare a meno di stringere la mano che viene loro tesa.
Assumendo tutti gli impegni che ciò comporta.
Il primo dei quali è costituito dalla partecipazione leale alla difesa dell’Europa.
A Milano, alcuni esponenti della “Sinistra” si sono rivolti agli Ebrei insultandoli quali “Saponette Mancate”.
Questi soggetti rivendicano apertamente – e se ne vantano – la peggiore eredità criminale del Nazismo.
Ancora più grave risulta però il fatto che la Signora Schlein non abbia espresso nei loro riguardi una sola parola, non diciamo di doverosa condanna, ma nemmeno di dissociazione.
Quanto ai “Compagni” di Imperia, è nota la loro apologia degli infoibatori di Italiani, che si pretendeva giustificare con i comuni interessi commerciali.
Anche in questo caso, aspettiamo ancora che i Dirigenti “Democratici” locali chiudano finalmente questo capitolo vergognoso della loro storia.
In entrambe le situazioni, assistiamo al triste spettacolo di chi – rinnegando la propria identità – rivela di essere motivato non solo, e non tanto, dall’odio verso i diversi, bensì addirittura dall’odio nei confronti di sé stesso.
Rivendicare la propria identità non significa praticare la “pulizia etnica”.
Questa pratica la lasciamo volentieri ai corrispondenti in affari del “Partito della Selvaggina”.
Il nostro compito consiste viceversa nel competere per esercitare l’Egemonia.
Questo significa rappresentare non una parte soltanto, bensì l’insieme della Società.
Il Papa propone nello stesso tempo una collaborazione ed una competizione.
Che non hanno per scopo la sottomissione dell’altra parte, quanto piuttosto la sintesi e la concordia.