Cicchitto, Craxi e la crisi della Sinistra Italiana: riflessioni storiche e politiche
Abbiamo ascoltato su “Radio Radicale” la conferenza con cui l’Onorevole Fabrizio Cicchitto ha presentato a Roma le proprie memorie.

Cominciamo il nostro commento annotando il dissenso rispetto a una parte della ricostruzione di un periodo decisivo della storia d’Italia compiuta dall’esponente del Partito Socialista.

Cicchitto afferma che per fare politica il denaro è necessario.

Se si riferisce a quel minimo di apparato di cui ogni partito ha bisogno per essere presente e operativo sul territorio, ha certamente ragione.

Il fatto è che, come acutamente annotava un altro dirigente della sua stessa parte politica, i craxiani stipendiavano lautamente anche – anzi soprattutto – “i nani e le ballerine”.

Dando luogo a un’esibizione di lussi pacchiani, tipici degli arricchiti, che poteva soltanto allontanare i lavoratori.

Il simbolo plastico di tale degenerazione fu il tempio greco – edificato in materiale plastico – eretto sul palco di uno dei congressi celebrati in onore di Craxi, nel corso dei quali veniva esibito un livello di democrazia interna pari soltanto a quello del partito nordcoreano.

Ciò spiega, meglio di ogni analisi storiografica e sociologica, il motivo per cui i socialisti non riuscirono mai a “sfondare” sul piano elettorale.

Condannandosi a sopravvivere con mezzi sempre più illeciti.

La cui pratica allontanava ancor più i militanti onesti e la gente per bene.

La stessa spirale perversa caratterizza oggi – come abbiamo notato recentemente trattando delle vicende della Spagna – un po’ tutta la sinistra europea occidentale.

Che è ormai condannata all’irrilevanza.

In quanto non solo ha perso ogni spinta propulsiva verso una trasformazione della società, ma non è neanche più in grado di governare decentemente lo Stato.

Cicchitto, però, anziché abbozzare un minimo di autocritica circa i metodi di finanziamento adottati da Craxi, li considera alla stregua del suo capolavoro politico.

Avendo risolto il problema costituito dalla dipendenza economica dei socialisti rispetto ai loro alleati.

Prima, infatti, Nenni riceveva – per il tramite interessato dei comunisti – una parte dei soldi provenienti da Mosca.

Poi prese a finanziarsi grazie al controllo parziale, concesso dai democristiani, delle partecipazioni statali.

Craxi adottò metodi altrettanto illeciti, cioè l’esazione delle tangenti.

Con il risultato di soffocare lo sviluppo economico.

Quando si supera il fatidico limite del quindici per cento e si giunge a esigere il doppio del valore complessivo ed effettivo di un appalto – come ci capitò di constatare – l’eliminazione della corruzione si trasforma da esigenza morale e giuridica in necessità per la sopravvivenza del sistema.

Che dovette alla fine epurare un’intera classe dirigente.

Ciò premesso, vorremmo anche obiettare qualcosa circa la traiettoria politica di Cicchitto, con riguardo anche a quanto avvenuto prima di “Mani Pulite”.

Se il disegno di Craxi era – come egli sostiene – tutto interno agli ideali della sinistra, che cosa ci faceva Cicchitto nella loggia P2?

In questo consesso non si discuteva certamente su come fare la rivoluzione, bensì su come impedirla.

E su come impedire ogni progresso, anche se ottenuto con i mezzi più legalitari.

L’esponente socialista potrà controbattere domandando a sua volta che cosa ci facesse Burlando sul panfilo di Spinelli.

La pratica del sottogoverno fine a sé stesso ha prodotto, in ambedue i casi, lo stesso risultato.

Le chiamate di correo possono attenuare la responsabilità penale di chi le formula, ma non eliminarla.

E soprattutto rivelano, per il fatto stesso di poter essere pronunciate, la generale corruzione del sistema.

Che bisognerebbe infatti spazzare via con una rivoluzione.

Fin qui i nostri motivi di dissenso da Cicchitto.

Il quale ha invece pienamente ragione quando inchioda alle loro responsabilità storiche i comunisti.

O meglio, quelli che egli chiama i “ragazzi di Berlinguer”.

I quali credettero – e ci fecero credere – che bastasse eliminare i socialisti, imboccando la cosiddetta “via giudiziaria”, per cambiare il sistema.

Avendo delegato ad altri – cioè ai magistrati – la parte destruens dell’operazione, si dimenticarono che mancava completamente la parte construens.

Per cui a Craxi, Andreotti e Forlani succedette Berlusconi.

Il Partito Comunista si presentò, per giunta mentendo, come unico depositario della morale.

Se anche ciò fosse stato vero – e che non lo fosse assolutamente lo dimostra il ruolo svolto da Primo Greganti, il quale comunque finì condannato con sentenza passata in giudicato (per non parlare della “selvaggina”) – l’onestà non sostituisce la mancanza di un qualsiasi progetto politico.

La sua bandiera – per giunta falsa – venne tuttavia innalzata per mantenere l’alterità del Partito Comunista nei riguardi di una società e di un sistema politico di cui sarebbe stato viceversa necessario considerarsi parte a pieno titolo.

Nel bene come nel male, ma proponendosi di praticare il riformismo.

Il cui rifiuto costituisce il denominatore comune che unisce il marxismo-leninismo di Togliatti, il fittizio moralismo di Berlinguer e il “movimentismo” della Schlein.

La quale pretende per giunta di praticarlo senza più neanche disporre di una base militante.

Sulla quale i suoi predecessori potevano ancora contare.

Ecco dunque – qui Cicchitto ha perfettamente ragione – la signora elvetico-germanico-statunitense scegliere come alleati i pentastellati.

Che – dice sempre Cicchitto – sono ancora giustizialisti e, per giunta, analfabeti.

Ed ecco – non bastando l’alleanza con i grillini – quella, ben più insidiosa, con l’Islam radicale.

È da mentecatti mettere in lista ben otto suoi esponenti dichiarati a Venezia.

Facendo loro richiedere, “nel nome di Dio”, il voto per il cosiddetto “campo largo”.

Neanche la peggiore Democrazia Cristiana era arrivata a una simile esibizione di confessionalismo.

Così si è persa un’elezione.

E – quanto è ben peggio – si è perso il controllo sull’insieme della sinistra.

Che ha dimostrato di essere soltanto una scatola vuota, destinata a venire riempita prontamente e irreversibilmente dai musulmani con i loro contenuti.

Cicchitto ammonisce che nella storia d’Italia si ripetono le farse trasformate in tragedie.

Matteotti – ricorda giustamente – fu l’unico ad ammonire che non risultava possibile, nel nostro Paese, ripetere la Rivoluzione d’Ottobre.

In quella circostanza, infatti, erano armati i bolscevichi.

In Italia erano invece armati i fascisti.

Il riferimento al futuro formulato da Cicchitto appare tanto oscuro quanto preoccupante e non si capisce bene a che cosa si riferisca.

Forse a una violenza – che però non riguarderebbe soltanto l’Italia – causata dallo scontro tra gli islamisti e l’estrema destra.

Che ci getterebbe in una guerra civile.

Risulta comunque certo che la Schlein – come già detto – pensa di scatenare il movimento senza essere in grado di condurlo contando sulle proprie forze e, dunque, senza essere in grado di dirigerlo verso i propri fini.

Che per giunta non vengono indicati.

Esattamente come fece la sinistra subito dopo la Prima guerra mondiale.

Mancava allora, come manca oggi, un soggetto politico riformista.

Quali i Democratici non sono, e non vogliono diventare.

In quanto sono sempre degli ex comunisti.

Che non sono in grado di compiere la loro transizione verso qualcosa di diverso.

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Mario Castellano  04/06/2026
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