Pellegrinaggio di Pentecoste a Reims: il ritorno della fede tra i giovani europei
Seguendo una tradizione instaurata ormai da decenni, circa trentamila giovani francesi, con il concorso di numerosi coetanei provenienti da diversi Paesi dell’Europa occidentale – in particolare dalla Gran Bretagna, dove la riscoperta delle radici cristiane coincide sempre più spesso con un ritorno al cattolicesimo – hanno marciato nel giorno di Pentecoste da Parigi a Reims.
Cioè verso il luogo in cui Clodoveo, incoraggiato dalla regina Clotilde, venne battezzato nel 496 dal vescovo Remigio, facendo della Francia la “Figlia primogenita della Chiesa cattolica”.
Ogni anno, i suoi successori si recavano a loro volta a pregare nella cattedrale di questa città.
Uscendo sul sagrato, imponevano le mani ai malati di scrofola, pronunciando la formula: «Il re ti ha toccato, Dio ti guarirà».
Sempre a Reims era conservato l’olio con cui venivano unti i re d’Israele e che veniva anche versato sulla testa dei sovrani francesi.
La Convenzione ordinò che fosse infranta l’ampolla che lo conteneva, ma una parte del liquido sacro venne evidentemente preservata, in quanto anche Carlo X – dopo la Restaurazione – volle essere unto a sua volta.
Rossini solennizzò la circostanza componendo l’opera intitolata, per l’appunto, “Un viaggio a Reims”.
I giovani francesi che ogni anno, sempre più numerosi, rinnovano il pellegrinaggio alle fonti della loro fede sono indubbiamente orientati verso il tradizionalismo.
Un’inchiesta condotta tra loro ha rivelato non soltanto che aderiscono pienamente alle verità della fede, ma anche che preferiscono frequentare la Messa celebrata secondo il “Vetus Ordo”.
Cioè la Messa in latino.
Nel nome del noto principio “Lex orandi, lex credendi”.
È facile assimilare questa manifestazione della pratica religiosa con l’estremismo di destra.
Un’altra tradizione, ora interrotta, vedeva tanto i tradizionalisti cattolici quanto i seguaci di Le Pen sfilare a Parigi ogni primo maggio fino al monumento eretto in onore di Giovanna d’Arco.
Che venne canonizzata soltanto nel 1920 da Benedetto XV.
Analogamente a quanto avvenuto per fra’ Girolamo Savonarola, ucciso per ordine di papa Alessandro VI, la “Pulzella di Orléans” era stata arsa viva in seguito a una sentenza emessa da un tribunale ecclesiastico cattolico.
In questo caso, l’errore giudiziario era dunque addirittura da addebitare alla Santa Sede.
I domenicani, i quali fin dalla fine del Quattrocento reclamano che sia santificato anche il frate di Firenze – finito egli pure sul rogo – collocano la sua effigie tra la sacrestia e la chiesa.
Dove non può ancora essere trasferita.
Malgrado l’Ordine continui a produrre un’agguerrita pubblicistica in favore del Savonarola.
La Francia, disponendo di un potere ben maggiore, è riuscita laddove l’Ordine detto “dei Predicatori” ha fino a ora fallito.
Padre Fanzaga, commemorando alla radio Giovanna d’Arco, ha asserito che costei combatteva contro gli inglesi in quanto protestanti.
In realtà, l’adesione di Enrico VIII alla Riforma avvenne nel Cinquecento, cioè nel secolo successivo alla morte della “Pulzella”.
Quando costei venne arsa viva, tanto i francesi quanto gli inglesi obbedivano ancora al papa.
Ciò non ha impedito che Giovanna d’Arco assurgesse a simbolo dei tradizionalisti.
Non è comunque a lei che i giovani pellegrini di Pentecoste rendono omaggio, quanto a Clodoveo.
Il quale non è considerato santo dalla Chiesa, ma stabilì la prima alleanza contratta in Occidente tra il trono e l’altare.
Rotta soltanto dalla Rivoluzione, con l’adozione della “Costituzione civile del clero”, che esigeva dai sacerdoti il giuramento di fedeltà allo Stato.
Il quale all’epoca, cioè nel 1790, era ancora monarchico.
La strage del clero detto “refrattario” (al giuramento) sarebbe avvenuta soltanto nell’estate del 1792, quando i sanculotti temevano che i prussiani conquistassero Parigi, liberando i preti e i frati ivi detenuti.
Dati tutti questi presupposti storici, si sarebbe indotti a pensare che il pellegrinaggio di Pentecoste venga organizzato a sostegno di Le Pen.
In realtà, il “conte di Parigi”, cioè l’attuale pretendente al trono di Francia, non ha mai aderito al Fronte Nazionale e gli ha sempre rifiutato ogni sostegno.
Il settore della Chiesa con cui i pellegrini si identificano tende a sua volta a mantenersi al di fuori della contesa politica.
Ciò non toglie che si assista attualmente a un “revirement” della fede tra una parte della gioventù francese.
In cui cresce il fenomeno delle cosiddette “conversioni adulte”, cioè di persone provenienti da una formazione completamente laica e agnostica.
Che però la gerarchia orienta verso l’impegno ecclesiale e culturale, mantenendole viceversa al di fuori dell’impegno politico diretto.
Questa stessa tendenza si registra anche da parte di quei vescovi italiani che riuniscono intorno a sé dei gruppi – non molto numerosi, ma certamente molto motivati – che intraprendono sotto la loro guida un cammino di ricerca culturale e spirituale.
“Mutatis mutandis”, possiamo paragonare questa scelta con quella compiuta durante il fascismo da monsignor Montini.
L’alto prelato era personalmente avverso al regime e dunque intendeva sottrarre i giovani cattolici alla sua influenza ideologica.
L’allora sostituto alla Segreteria di Stato teneva dei cenacoli di meditazione per gli iscritti alla Federazione Universitaria Cattolica usando prudentemente la chiesa detta “degli Abissini”, situata in territorio del Vaticano.
Se l’orientamento di monsignor Montini non coincideva certamente con quello del regime, egli preservava però con altrettanta cura i propri figli spirituali da ogni impegno politico nell’opposizione clandestina.
La sua preoccupazione era quella di preparare la futura classe dirigente tanto per il momento dell’impegno diretto nelle questioni temporali quanto, soprattutto, per l’assunzione del potere.
Come allora si prospettava un’uscita dalla dittatura, così oggi ci si predispone per il momento in cui occorrerà affermare l’identità cristiana, e più precisamente quella cattolica.
Proprio in quanto – tramontate le ideologie – si prospetta per l’appunto un confronto tra le identità.
L’impegno politico, se riferito alle vicende temporali contingenti, rischia dunque di risultare prematuro e quindi fuorviante.
In quanto la politica – anche nelle sue espressioni migliori – si mantiene ancora nell’ambito dei vecchi canoni ideologici.
Che presto lasceranno il posto a nuove discriminanti.
Ecco perché da una parte si assiste a un’esibizione del consenso di cui gode il cattolicesimo, ma dall’altra parte la Chiesa non vuole gettare questo peso sulla bilancia del confronto politico.
In vista di una nuova fase della vicenda civile, il papa sembra bensì preoccuparsi di accogliere nello stesso suo magistero – come abbiamo già avuto modo di rilevare – quanto vi è di ancora valido e vitale in altre istanze, diverse da quella propria del cattolicesimo.
I giovani tendono però sempre a un impegno totale e a scelte radicali.
Ecco come si spiega il riferimento a una tradizione propria della monarchia, che a prima vista può sembrare anacronistica nella Francia repubblicana di oggi.
Dove però – come ovunque in Europa occidentale – le vecchie scuole politiche rivelano il proprio completo esaurimento.
Che induce certi soggetti politici a farsi rimorchiare dai musulmani.
I quali compiono certamente la loro elaborazione ed esprimono la loro cultura.
Irriducibile, però, a quella propria del cristianesimo, considerato nel suo insieme.
Ciò spiega perché marcino da Parigi a Reims anche molti anglicani.
La cui Chiesa viene percepita dai suoi stessi fedeli come portatrice di un’identità ormai troppo sbiadita.
Quanto risulti esaurita la vecchia politica, perpetuata attraverso i suoi schemi e i suoi “cliché”, che continuano a definire il “politicamente corretto”, lo dimostra l’appunto rivolto a Mattarella da Giuliano Ferrara.
Il quale parte da un’approvazione del modo in cui il Presidente svolge la propria funzione di “organo di garanzia” – cioè, in pratica, di arbitro – per poi dichiararsi in disaccordo con le critiche che Mattarella rivolge a Israele.
È per l’appunto il “galateo politico” vigente in tutto l’Occidente a indurre il capo dello Stato a ripetere che non condivide le scelte di Netanyahu.
Ripetendo una giaculatoria ormai divenuta comune a tutte le parti politiche.
Constatata dunque la convergenza su tali temi tanto della “destra” quanto della “sinistra”, il Presidente si unisce demagogicamente al loro coro unanime.
Dimenticando due semplici verità, che però vengono costantemente sottaciute.
In primo luogo, la sopravvivenza dell’Occidente è garantita da Israele.
Il cui “lavoro sporco” viene sfruttato ma, nello stesso tempo, criticato da tutti.
Dando così prova di una sostanziale ipocrisia.
Conoscendo la quale, Netanyahu prosegue imperterrito per la sua strada.
Egli ha peraltro giustamente rilevato come quanti lo criticano si comporterebbero nello stesso modo qualora si trovassero al suo posto.
In secondo luogo, Netanyahu difende l’identità degli israeliani.
Quando dunque i cristiani dovranno fare lo stesso per quanto riguarda la propria, matureranno anche inevitabilmente le ragioni che inducono Netanyahu a comportarsi in un modo criticato dagli europei.
Questo però è precisamente il compito storico al quale si predispone la parte più sensibile e più perspicace della nostra gioventù.
Possiamo naturalmente usare la nostra esperienza di anziani per consigliarla nel suo “modus operandi”.
Dobbiamo tuttavia essere coscienti, noi per primi, di quali siano le scelte inevitabili per la nuova generazione.