Il Papa in Catalogna e Canarie: identità, autonomie e futuro dell'Europa
ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL DOTTOR LUCA BELLIZZI
Caro Dottor Bellizzi,
Mi rifaccio vivo trasmettendo copia di un mio articolo, già pubblicato sul nostro Giornale Elettronico.
Se lo desidera, può naturalmente tradurlo nella Sua Lingua e riprodurlo nelle Sedi che riterrà più opportune.
La ringrazio per l’attenzione e porgo a lei ed a tutti i Catalani i fraterni saluti degli Autonomisti Liguri.
Suo Affezionatissimo
Mario Castellano
Se ancora qualcuno dubita delle doti diplomatiche dimostrate dalla Santa Sede in un ambito internazionale dove tale qualità ormai visibilmente scarseggia – come dimostrano le brutte figure rimediate da Trump, il quale ha già annunziato per ben trentotto volte (di cui ben solo nella giornata di ieri) l’imminente “accordo” con l’Iran – lo invitiamo a consultare con attenzione il programma del viaggio del Papa nella Penisola Iberica.
Che è iniziato trionfalmente a Madrid, dove un milione e duecentomila persone hanno applaudito il Sommo Pontefice deambulante per l’occasione per le vie della Capitale, presiedendo la solenne Processione del Corpus Domini.
Come sempre è avvenuto in Occidente, questa massa di cittadini non verrà riguadagnata – salvo forse in minima parte – alla pratica religiosa.
L’Evento non essendo stato preceduto dal Fatto.
Se ciò fosse avvenuto, avremmo assistito dapprima ad un nuovo riempimento delle Chiese, e solo dopo – sommandosi i Fedeli presenti in ciascun luogo di Culto – alla loro concentrazione in una adunata oceanica.
Che dunque ha come motivazione, nella gran parte dei casi, soltanto l’eccezionalità e la spettacolarità per l’appunto dell’Evento.
Gli stessi “Bambini della Prima Comunione”, i quali hanno accompagnato Prevost sulla Calle de Alcalà fino alla Fontana della Cibele, almeno nella gran parte dei casi, non faranno la Seconda.
Come ogni Parroco può testimoniare, in base alla propria esperienza pastorale.
Il Papa, naturalmente, è il primo ad essere consapevole di tale situazione.
Ed infatti, nei suoi discorsi in terra di Spagna, egli ha denunziato la mancanza di spiritualità che affligge tutto il Mondo, ma in particolare l’Occidente.
Affermando – con piena ragione – che l’Europa, intesa come soggetto culturale, esiste in quanto portatrice dell’eredità cristiana.
Ciò detto, il Vescovo di Roma può soltanto constatare – o tutt’al più ritardare, senza essere in grado di arrestarlo - il processo inesorabile in forza del quale la nostra identità si sta perdendo.
Venendo in prospettiva sopraffatta da identità più forti e più radicate.
Ciò premesso, osserviamo come il Papa si sia spostato dal Centro dello Stato Spagnolo in altre due Regioni.
Non a caso entrambe periferiche, ed entrambe Autonome, nonché caratterizzaste da forti tensioni separatiste.
Si tratta della Catalogna e delle Canarie.
Che, insieme con il Paese Basco e con le Asturie, sono anche le uniche governate dalla Sinistra.
L’una è la “Autonomia” – così si denominano in Spagna questi Enti Pubblici Territoriali – più caratterizzata da una identità culturale diversa da quella detta “Castigliana” in base alla lingua che vi viene usata.
L’altra è un Arcipelago appartenente addirittura all’Africa dal punto di vista della Geografia Fisica.
Dove lo stesso paesaggio ricorda quello della terraferma più prossima.
Quella cioè del “Magreb”.
Perfino la fauna domestica è diversa da quella dell’Europa Continentale. Nelle Canarie l’animale da carico usato tradizionalmente è il Cammello.
In primo luogo, rendendo omaggio a delle Regioni Autonome – che aspirano in prospettiva a trasformarsi in altrettanti Stati Indipendenti – il Papa intende esprimere un implicito riferimento alla sua idea dell’Europa.
Che – lo ripetiamo ancora una volta – è una Europa “Carolingia”, cioè una sorta di grande Stato unito dalla comune identità cristiana.
La quale trascende quelle nazionali.
Che non si possono sussumere, dato il loro rispettivo radicamento, ma rivelano comunque sempre più i limiti e le contraddizioni insite nel processo di formazione degli attuali Stati.
Che conobbe il suo momento culminante nel 1918.
Quando tramontò definitivamente – insieme con l’ultimo vestigio del Sacro Romano Impero – il porincipio di Legittimità, sostituito da quello della Sovranità Popolare.
Che venne tradotto in seguito nell’Istituto Giuridico dell’Autodeterminazione.
Questo Principio – dopo avere propiziato l’apparente e temporaneo trionfo degli Stati Nazionali, finisce ora per destabilizzarli.
A causa del riemergere delle identità regionali.
Tale fenomeno non è esclusivo della Spagna, ma in questo Paese si è già consumato il passaggio dallo stadio della rivendicazione meta politca – in cui ancora si trova in altre parti dell’Europa Occidentale – per travasarsi per l’appunto in una aperta rivendicazione separatista.
Non si dimentichi come i Partiti Nazionalisti storici della Catalogna e del Paese Basco vennero fondati alla fine dell’Ottocento, nel clima propiziato dall’Indipendenza dell’Italia e di alcuni Stati Balcanici.
Che costituirono il modello ispiratore per altre analoghe rivendicazioni.
Se il nuovo Impero Cristiano costituisce l’espressione del Potere Temporale cui tende Prevost – e che egli conta di realizzare nell’arco del suo Pontificato – gli Stati Regionali costituiscono l’altra faccia della stessa medaglia.
Entrambe le rivendicazioni tendono dunque sostanzialmente a conseguire lo stesso risultato.
Il Papa ha già visitato il Principato di Monaco, e sarà presto a San Marino.
Non considerati come curiosità, bensì come la superstite eredità vivente degli “Antichi Stati” precedenti nel tempo quelli Nazionali.
Un nostro concittadino viaggia alla Primavera all’Autunno, ogni Fine Settimana nei territori dell’Occitania, che si estendono dalla sponda occidentale del Varo – dove finisce la Liguria, intesa quale espressione culturale – fino al versante orientale dei Pirenei.
Questo amico visita tutti i Festival della Cultura Occitana che gli è possibile raggiungere, ospitati in ciascuna della Città grandi e piccole di questa Regione.
Nei quali si compiono letture di testi poetici, si ballano le danze tradizionali (la “Farandola” è il ballo nazionale della Provenza), si esegue la musica tipica, si pronunziano conferenze di argomento storico e si consumano i piatti tipici.
Gli organizzatori ed i partecipanti non sono anziani, ma tutti quanti giovanissimi.
Segno che le nuove generazioni tendono verso l’affermazione della rispettiva identità.
In Provenza, ciò rimane per ora nell’ambito meta politico, ma oltre i Pirenei l’Autonomismo ha trovato una espressione molto avanzata nelle Istituzioni della Generalità di Catalogna.
La quale peraltro è già riconosciuta come uno Stato, benché privo per ora della personalità di Diritto Internazionale.
Che cosa intessa al Papa di questo processo?
In primo luogo, il fatto di coinvolgere e di mobilitare i giovani.
Tramontate le ideologie, le nuove generazioni riscoprono dovunque il “Blut und Boden”.
In secondo luogo, non sfugge a Prevost come l’identità abbia quale principale componente – benché non esclusiva - la Religione.
Esattamente come dovrebbe avvenire per la Patria comune, rappresentata dall’Europa.
In conclusione, il Papa troverà in Catalogna soprattutto l’ispirazione religiosa che può redimere l’Europa dal materialismo e dall’agnosticismo, cioè dalle cause di un disimpegno che egli esorta a superare.
In secondo luogo, il Pontefice scoprirà una delle più avanzate espressioni politiche e giuridiche della progressiva rinascita delle cosiddette “Piccole Patrie”.
In terzo luogo, si confronterà con il soggetto che può portare a compimento tanto il disegno dell’unità dell’Europa quanto quello della rinascita dei soggetti culturali, spirituali ed in prospettiva statuali destinati a soppiantare gli Stati Nazionali.
Prevost ha voluto non a caso inserire nel suo itinerario una visita a Monserrat, cioè al Santuario Nazionale dei Catalani.
Dove venne detenuto su ordine di Franco il Cardinale Pla y Daniel, unico tra i Vescovi della Spagna – insieme con quello di Vitoria, nel Paese Basco, a schierarsi con la Repubblica.
E da dove venne esiliato in Italia l’Abate Aureli Escarrè.
Che testimoniò, girando per il nostro Paese come anche nella sua Patria di origine esistessero i Cattolici Democratici.
Prevost riconosce con questo gesto che la Catalogna è una Nazione.
E la Santa Sede ha sempre accompagnato e sostenuto ogni processo tendenti a promuovere l’Emancipazione dei Popoli e delle Nazioni.
Noi Liguri seguiamo dunque questo Viaggio Apostolico con la nostra preghiera e con la nostra ideale partecipazione.
Sperando che una prossima visita del Papa alla Madonna della Guardia assuma lo stesso significato.