La notizia dell’improvvisa indisposizione fisica che ha colpito il “Sindaco-Presidente”, privandolo della sua presenza in alcuni importanti appuntamenti istituzionali — tra cui addirittura una sessione del Consiglio Comunale — ha sconvolto l’intera città.
Trattandosi di un dittatore, l’annuncio della malattia è parso incredibile.
Risulta infatti interminabile l’elenco di suoi colleghi di cui si era negata dapprima la condizione critica e poi lo stesso decesso.
Sempre annunciato con un ritardo mai esattamente calcolato, in quanto difeso dal segreto di Stato.
Ciò avvenne per Franco, Salazar, Lenin, Stalin, Brežnev, Andropov, Černenko, Mao Tse-tung, Ho Chi Minh, Kim Il-sung, Tito, Khomeini e Fidel Castro.
Successe anche con Ranieri di Monaco.
Il quale non era un dittatore, ma rappresentava l’ultimo sovrano assoluto d’Europa.
Che comunque lasciava un intrico di oscuri interessi economici da dipanare prima della sepoltura.
In tutti questi casi, bisognava organizzare la successione.
Che, trattandosi di personalità irripetibili, determinava una sorta di contraddizione in termini.
Anche quando il capo non è morto, un lungo silenzio sulle sue condizioni di salute dà luogo a ogni tipo di speculazione.
Qualcuno, immancabilmente, lo dà già per morto; altri discettano sulla gravità del morbo; altri ancora sussurrano di complotti già sfociati in una defenestrazione, di cui però non si rivela ancora l’esito.
In previsione di una morte più o meno annunciata, si tenta di decifrare ogni segnale da cui trarre previsioni sulla successione.
Da questo punto di vista, le fotografie ufficiali del gruppo dirigente, o il suo schieramento in occasione delle celebrazioni pubbliche, servono per arguire l’ascesa o la disgrazia dei diversi gerarchi.
L’improvvisa scomparsa del “Sindaco-Presidente”, attribuita ufficialmente a cause fisiche, era stata preceduta da un rimpasto.
O meglio, da un autentico terremoto, che ha sconvolto gli equilibri interni al Palazzo di via Matteotti.
Sempre più somigliante alla corte di Bisanzio, al Cremlino o alla Città Proibita.
L’unico caso in cui si conosce in tempo reale il decesso di un detentore del potere assoluto è quello del Papa.
Essendo perfetto e pienamente efficiente il meccanismo che regola la successione.
La corporeità dei pontefici ha inoltre una caratteristica specifica, che li distingue dagli altri sovrani: essa è considerata unicamente in funzione dello spirito.
Per cui la malattia non si nasconde, né la si tace.
Il Vaticano la annuncia dichiarando che il Papa “ha sospeso le udienze”.
Se la fine è imminente, si invita a pregare “pro Pontifice infirmo”.
La malattia, nel suo caso, è considerata una forma di ascesi spirituale, connaturata con la funzione attribuita al Vicario di Cristo.
Pio XII era alto un metro e novanta centimetri, ma pesava sessanta chilogrammi.
La sua magrezza era impressionante.
Per cui si diceva di Pacelli che avesse solo quel tanto di corpo necessario per appenderci l’anima.
Giovanni Paolo II diede all’inizio un’immagine di vigore, che poi però si trasformò in quella della sofferenza.
E disse di sé stesso che Gesù poteva scendere dalla croce, ma non volle.
I capi temporali devono invece presentare sempre un’apparenza vigorosa.
Il “Duce” costituì il massimo esempio di esaltazione della corporeità.
Connessa con la sua eccezionale potenza “coeundi”.
Tale da renderlo desiderabile per le donne italiane.
Le quali lo bombardavano di lettere con cui auspicavano e proponevano copulazioni.
Anche quando erano fidanzate e perfino sposate.
Il re — dice il proverbio — non mette le corna.
Non a caso, gli spettava lo “jus primae noctis”.
Di cui i Savoia approfittavano ampiamente.
Nel Basso Piemonte abbondavano quanti accentuavano, facendosi crescere i baffi e pettinandosi, la propria somiglianza fisica con alcuni di loro.
A volte si trattava di millanteria; a volte la discendenza era invece effettiva.
La corporeità del “Sindaco-Presidente” dovrebbe essere posta al servizio della sua fama di “tombeur de femmes”.
Mentre però personaggi come Vittorio Emanuele II, Umberto I e Mussolini erano dotati di un “physique du rôle” adeguato a trasmettere l’immagine del toro da monta, infallibilmente attrattiva in un Paese di cultura contadina quale era l’Italia dei loro tempi, il “Bassotto” è da questo punto di vista decisamente “out”.
Come si dice con un anglicismo molto efficace.
Egli deve dunque supplire alla mancanza di “sex appeal”, causata da una fisicità rachitica, mediante l’attrattiva irradiata dal potere.
Questo gli riesce tuttavia bene, nella misura in cui si dimostra volitivo, assertivo e autoritario.
Abbiamo assistito al suo ingresso trionfale nella Piscina Cascione, dove decine di giovani donne emettevano all’unisono urla orgasmiche.
Causate da una “libido” tutt’altro che simulata.
Chi non avesse conosciuto Imperia si sarebbe meravigliato della sproporzione tra l’oggetto dell’attrazione e la sua debordante manifestazione.
Si vocifera addirittura di padri disposti a offrire le figlie alla voluttà del capo.
Non sappiamo se per autentica ammirazione o, viceversa, in funzione dell’agognato “posto in Comune”.
Nel Paese di adozione, conoscemmo il “recordman” dei figli illegittimi, che ne aveva messi insieme ben duecento.
Ci saremmo aspettati un Robert Redford o un Warren Beatty, e invece ci trovammo al cospetto di un soggetto dall’apparenza fisica insignificante.
Uno dei suoi numerosi generi, cui dovevamo la presentazione, gli disse: “Questo signore viene dall’Italia e vuole sapere come hai fatto a possedere tante donne”.
L’uomo rispose, con modestia per nulla affettata: “Io non ho fatto niente, sono le donne che mi hanno cercato”.
Ci bastò poi una breve conversazione per capire che avevamo a che fare con un personaggio eccezionale per energia e per intelligenza.
Tale che molte femmine volevano dei figli a lui somiglianti.
Nel caso del “Bassotto”, gioca invece — a nostro avviso — l’attrattiva causata dalla funzione.
La quale origina la ricerca — da parte tanto del sovrano quanto dei sudditi — di un rapporto corporale e carnale.
Non soltanto riferito al sesso.
I re di Francia imponevano le mani, sul sagrato della cattedrale di Reims, ai malati di scrofola.
La cui guarigione, essendo documentata, non si è mai riusciti a spiegare.
Il grande storico Bloch scrisse una fondamentale ricerca sull’argomento.
Qualcuno ha osservato che bisognava lavarsi per essere ammessi al cospetto del sovrano.
Poiché nel Medioevo lo si faceva raramente, ciò spiegherebbe perché i malati guarivano.
Ci fu addirittura un re di Francia, Luigi “il Grosso”, che accrebbe la propria corporeità mediante la pinguedine, considerandola fondamento del potere.
Da questo punto di vista, il dispeptico Scajola, che per il nervosismo non riesce a mangiare, ha certamente poche “chances”.
Ora ai problemi di digestione si aggiunge un morbo misterioso.
La situazione, mettendo a nudo la debolezza fisica, potrebbe minare il potere da lui esercitato.
Non dobbiamo però sottovalutare il personaggio.
Che potrebbe essere sparito per spiare l’effettiva fedeltà dei cortigiani, oltre che per diffondere intorno a sé un’aura di mistero.
Nessuno ha più visto Khamenei, ma nessuno osa metterne in discussione il potere, né tantomeno la reale sopravvivenza.
“Papa Doc” Duvalier, dittatore di Haiti, faceva credere di potersi incarnare in ogni animale.
Perfino nei ragni.
Ciò induceva i sudditi a evitare ogni mormorazione.
Se non si era ascoltati dagli agenti della polizia politica, si poteva comunque essere uditi dagli insetti.
La temporanea sparizione del “Sindaco-Presidente” induce dunque a presagire una fase ancor più tenebrosa del suo potere.