Scisma nella Chiesa Cattolica e crisi del tradizionalismo
Un nostro autorevole lettore ci segnala il mezzo “paginone” dedicato dalla cronaca locale de “Il Secolo XIX” alla presentazione della nuova Imperia.

Intesa, questa volta, come squadra di calcio.

Campeggia l’immagine imponente del nuovo allenatore Riolfo, chiamato a succedere al grande Gian Luca Bocchi.

Una responsabilità tale da far tremare “le vene e i polsi”.

L’evento verrà celebrato domani, sabato 27 giugno, scegliendo una “location” tanto inconsueta per le manifestazioni sportive quanto prestigiosa, cioè la Biblioteca Civica.

Ove solitamente si svolgono incontri ben più austeri, consacrati alla grande cultura.

Riunendo intorno all’autore di un nuovo libro i migliori esperti della rispettiva materia reperibili sulla piazza locale.

L’ultimo volume presentato era dedicato al “crac” del Monte dei Paschi di Siena.

Che ha duramente colpito questa città, costituendo per essa il glorioso istituto di credito l’equivalente di quanto era la FIAT per Torino.

Risparmiando però Imperia.

Salvo per quanto riguarda la persona di un suo illustre cittadino, cioè monsignor Castellano.

Il quale, però, anziché finire travolto dal crollo della banca, era stato tra quanti lo avevano provocato.

Prendendo a prestito ben due miliardi di lire, che la Diocesi si guardò bene dal restituire.

Se non “in natura”, cioè con una prestazione offerta dall’arcivescovo.

Il quale accorse a Imperia per fare propaganda in favore della propria nipote e del suo partito.

Ora ci pare che un filo — per l’appunto rosso — colleghi i due eventi susseguitisi nella sede della Biblioteca.

Che mette a disposizione l’aula già del Tribunale Penale.

Ove si svolsero i grandi processi che contrassegnarono altrettante epoche della nostra storia: quello alla contessa Tiepolo, la quale aveva ucciso l’attendente del marito, capitano dell’Ottantanovesimo Reggimento Fanteria, e quello detto “del Bitter” al dottor Ferrari.

Questa volta, l’imputato dovrebbe essere l’ex presidente dell’Imperia.

Il quale ha lasciato un “buco” colossale.

Il “Sindaco-Presidente”, che in materia di “puffi” è un’indiscussa autorità a livello internazionale, ha trovato un soggetto disposto a riempirlo.

Un tempo faceva notizia che un debito non fosse onorato.

Oggi si dà invece risalto al suo pagamento, da parte di un filantropo intervenuto quale “deus ex machina” a sfamare i malcapitati calciatori e a placare le ire dei tifosi.

Il “Sindaco-Presidente” estende così i suoi tentacoli dall’ambito politico a quello economico — vedi la costruzione del porto turistico —, a quello religioso — anche per i debiti della parrocchia di Oneglia si è trovato un generoso benefattore — e, “dulcis in fundo”, all’ambito per l’appunto sportivo.

La Biblioteca è dedicata meritatamente a Leonardo Lagorio, ma il suo “nume tutelare” è Edmondo De Amicis.

Nato sulla stessa piazza, e autore del lascito che ha permesso di trasformare in museo una parte dell’ex Palazzo di Giustizia.

In verità, sulla piazza dedicata allo scrittore si era già celebrato uno dei grandi eventi della vicenda storica dei “Bassotti”, cioè il comizio che vedeva riuniti Scajola e Toti, finalmente riconciliati.

Per l’occasione era stato eretto non un palco, bensì una pedana.

Con l’evidente scopo di dare visibilità — in senso fisico — al “Primo Cittadino”.

Il “Governatore”, uomo di stazza imponente, non aveva alcun bisogno di essere sopraelevato, ma il sindaco rischiava di passare inosservato.

Nel senso letterale del termine.

Per cui si provvide a un innalzamento di alcune spanne.

Ora lo spettacolo viene trasferito all’interno della Biblioteca.

Quanto a De Amicis, ci si può rifare al suo romanzo “Amore e Ginnastica”, il primo di ambiente sportivo scritto da un autore italiano.

Il quale illustrò anche l’ideale socialista ne “La carrozza di tutti”, ma la sua opzione politica, già sottaciuta sotto il fascismo, viene nuovamente oscurata dall’attuale regime.

Tanto nazionale quanto locale.

Anche se il socialismo di De Amicis era stato più umanitario che rivoluzionario, più filantropico che utopico.

La filantropia costituisce comunque il “trait d’union” tra l’autore del “Libro Cuore” e D’Onofrio.

La “vulgata” del suo gesto lo descrive come uomo generoso e disinteressato, spinto da uno slancio del cuore ad accorrere in aiuto dei bisognosi.

E chi era più bisognoso dei nostri calciatori?

I quali minacciavano di non scendere in campo.

Come avevano fatto i loro colleghi alcuni anni or sono.

Dal momento che non prendevano il becco di un quattrino.

L’arrivo dall’Agro Aversano, facente parte non a caso della “Terra di Lavoro”, del nuovo presidente rappresentò dunque l’equivalente di un “Arrivano i nostri”, la carica della cavalleria che nei “western” segna l’inevitabile “happy end”.

Ecco dunque spiegato il motivo per cui l’evento si innalza dal piano sportivo a quello della grande storia civica.

D’Onofrio diventa anzi il “pendant” di Garibaldi.

Come l’eroe “dei Due Mondi” era accorso alla testa dei “Mille” per redimere le plebi meridionali dal dominio borbonico, così un figlio del Sud viene a svolgere un compito analogo in nostro favore.

Ripetendo anche la migrazione che aveva portato da Frascati a Imperia il padre del sindaco.

Ogni insinuazione originata dalla contiguità territoriale di D’Onofrio con i “Casalesi” è di conseguenza bandita dalla narrazione ufficiale.

Roberto Saviano essendo un notorio comunista, dedito come tale alla diffamazione.

In realtà, erano tali anche Risso, Oneglio e Petrucci.

L’arruolamento nella crociata “bassotta” redime però da ogni peccato.

E ciò vale a maggior ragione per chi porta dei soldi.

Entrando così in un ideale Pantheon, che riunisce tutti i benemeriti.

L’obiettivo dichiarato dell’imminente cerimonia è “una maggiore apertura nei confronti della città”.

Anche se bisogna ancora “chiarire alcuni aspetti societari”.

La cronaca non offre maggiori chiarimenti al riguardo, ma dietro al linguaggio burocratico si cela la necessità di trovare qualche Cireneo che aiuti D’Onofrio a portare la croce gravante sulle sue pur robuste spalle.

Non manca nello “staff” un “responsabile della comunicazione”.

Come nelle società di Serie A.

Si tratta di tale Marcello Cusato.

“Carneade, chi era costui?”, disse don Abbondio.

Le frasi altisonanti si sprecano.

“La società sta lavorando intensamente”.

“Sono molto serrate le trattative”.

“Non si è, però, partiti in ritardo, come avvenuto troppo spesso”.

“Si stanno monitorando alcune possibili soluzioni”.

“Dopo stagioni di grande sofferenza, ora si sta finalmente programmando”.

E dunque “si può sperare concretamente”.

Se poi la prossima stagione calcistica dovesse finire con l’ennesima retrocessione, i solerti scribi de “Il Secolo XIX” scriveranno che i nostri eroi “ripiegano ordinatamente sulle posizioni prestabilite”.

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Mario Castellano  02/07/2026
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