Chiesa, Europa e identità occidentale: il progetto carolingio di Prevost
Si è ripetuto ieri il nostro periodico colloquio con il giovane e brillante Religioso, incaricato – in considerazione della sua grande cultura, dapprima dall’Ordinario della Città di Residenza, poi dal Superiore Provinciale dell’Ordine, nonché del costante aggiornamento con le ultime tendenze intellettuali – di curare i rapporti della Chiesa con quelli che un tempo venivano definiti i “Lontani”.

La conversazione ha offerto, come sempre, l’occasione per acquisire importanti informazioni, procedendo nello stesso tempo a una loro accurata valutazione.

Partiamo da un presupposto su cui ci eravamo trovati perfettamente d’accordo fin dagli esordi dell’attuale Pontificato: il progetto che Prevost si propone di realizzare si può definire “Carolingio”, in quanto mira a far evolvere l’Europa Occidentale verso la costituzione di un unico grande soggetto, insieme spirituale e politico, ma anche statuale.

Non risultando possibile preservare altrimenti l’identità Giudaico-Cristiana del nostro Continente.

La Storia dirà se questa entità – qualora si riesca a crearla – saprà resistere al dilagare di altre Culture, provocato dall’espansione demografica delle popolazioni che vi appartengono e dalla radicalizzazione dei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo.

Se l’Islam dovesse infine prevalere, la nostra unità – che in questo caso sarebbe possibile soltanto sul piano culturale e spirituale – risulterebbe altrettanto inevitabile e necessaria per salvare il salvabile dell’eredità di cui siamo portatori.

Un progetto “Carolingio” ha bisogno però di due gambe su cui reggersi, che sono la Chiesa e l’Impero, il Potere Temporale e il Potere Spirituale.

Quest’ultimo, dato l’inarrestabile processo di “Secolarizzazione”, è però sempre più privo di una base di consenso e di partecipazione popolare.

L’appoggio dell’America finisce dunque per essere ancora una volta indispensabile.

Esso viene però richiesto proprio quando Trump minaccia di abbandonare l’Europa al suo destino.

E il Presidente, il quale ragiona sempre come Uomo d’Affari, si è reso conto che può ottenere in cambio del proprio aiuto un prezzo molto alto.

Consistente nella sottomissione del Papato all’Impero.

Che il “Tycoon” riteneva di avere già acquisito collocando un suo Compatriota nel posto occupato in origine da San Pietro.

L’orientamento impresso da Prevost al proprio Pontificato ha però deluso il Presidente.

È vero che il Pontefice ha ripristinato alcune manifestazioni esteriori del proprio Potere, che Bergoglio tendeva viceversa a trascurare o a dismettere.

Si rileva però una continuità con l’indirizzo del Predecessore per quanto riguarda la prosecuzione dell’Ecumenismo e del dialogo tra le Religioni, il rifiuto di soggiacere a una logica conflittuale nei rapporti con i Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo”, ma soprattutto la piena accettazione della Libertà di Culto, di Espressione e di Coscienza.

Tanto nell’ambito della Chiesa come nella sfera temporale.

La discrepanza con gli indirizzi di Politica Estera e Interna di Trump è dunque risultata presto evidente, nonché insanabile.

A questo punto, il Presidente ha deciso di giocare il proprio azzardo, tentando di rendere assoluto il proprio Potere.

La diarchia con quello Spirituale comporta delle concessioni reciproche per una definizione consensuale delle rispettive diverse competenze.

Il Papa, infatti, non può accettare una condizione di completa subordinazione della Chiesa.

Trump, anziché intraprendere su questi temi un negoziato con il Pontefice, cerca invece di eliminare il proprio Interlocutore, costituendo una Chiesa Scismatica che – nelle intenzioni dei suoi promotori – dovrebbe eliminare progressivamente l’influenza della Santa Sede.

Si procede dunque ad assoldare tutti coloro che, nel campo avverso, sono disposti a operare quali “Collaborazionisti”.

O per soddisfare le proprie ambizioni personali, o perché si trovano in disaccordo con il nuovo Magistero della Chiesa.

Che a partire dal Concilio si basa sulla piena e convinta accettazione delle Libertà vigenti nell’ambito di tutti gli Stati di Diritto dell’Occidente.

Queste Libertà venivano definite un tempo “Borghesi”, in quanto definitivamente introdotte con la Rivoluzione Liberale.

La prospettiva di ricostituire una Teocrazia, ricalcata sul modello dello Stato Pontificio, non ha mai però cessato di trovare dei sostenitori nell’ambito del Cattolicesimo.

Per cui, da una parte, la condanna dello Scisma risultava inevitabile, e veniva dunque messa nel conto, ma, dall’altra parte, i “Lefevriani” confidavano in una mancata reazione alla rottura da parte di una fetta consistente della Gerarchia, del Clero e dello stesso Laicato.

A noi è capitato di paragonare lo Scisma a una Guerra Civile esplosa nell’ambito di una delle Nazioni dell’Occidente.

In questo caso, ciascuna delle parti rivendica per sé la rappresentanza dello Stato e cerca appoggi nei Paesi Stranieri.

Nel caso dei “Lefevriani”, si è trattato di appoggi precostituiti: il nostro autorevole Interlocutore ci dice apertamente che lo Scisma porta la targa dei cosiddetti “MAGA Cattolici”.

La decisione di provocarlo è stata dunque presa da Trump in persona.

Il Presidente sarà certamente contento nel constatare che il suo mancato appoggio farà inevitabilmente fallire il progetto concepito dal Papa.

Cui mancano, nell’Europa Occidentale, le “Divisioni” di cui parlava Stalin.

Non certo composte di Carri Armati, ma costituite da una base cattolica numerosa, convinta e militante.

Queste caratteristiche, che certamente mancano nella Chiesa di Roma, tanto meno si riscontrano tra gli Scismatici.

Salvo per quanto riguarda la motivazione dei loro seguaci.

Il disegno concepito da Trump, e attuato presumibilmente da Bannon più che dai Prelati eredi di Lefebvre, può dunque anch’esso fallire.

È vero che la Storia è fatta dalle minoranze capaci di concepire un obiettivo e di perseguirlo con coerenza.

La Storia la fanno cioè quanti sanno che cosa vogliono.

La Chiesa Ufficiale, da parte sua, sa che cosa non vuole.

La sua Gerarchia rifiuta le scelte traumatiche, le rotture definitive.

Occorrerebbe tuttavia, per far fallire lo Scisma, riducendolo definitivamente alle dimensioni di un fenomeno residuale, innalzare la Bandiera della Libertà di Coscienza.

Essere cioè orgogliosi delle proprie scelte.

Grazie alle quali non mancano dei Cattolici capaci di promuovere, e anche di guidare, i processi politici e sociali dei rispettivi Paesi.

I Cattolici capaci cioè di farsi Classe Dirigente.

Torniamo dunque a ripetere – non certo per fare l’Uccello del Malaugurio – la nostra obiezione: può mobilitarsi contro lo Scisma chi esita a schierarsi contro i negatori della Libertà di Coscienza, chi fino a ora non si è adoperato per contrastare il Tradizionalismo, bensì per estirpare il “Modernismo”?

Il Papa si trova dunque alla testa di un Esercito in cui abbondano i simpatizzanti per il Nemico.

Di qui deriva il timore di ingaggiare una battaglia, perché essa offrirebbe l’occasione attesa da molti per disertare.

E se anche l’Esercito del Papa rimarrà asserragliato nei propri acquartieramenti, ci sarà ugualmente uno stillicidio di diserzioni.

Soprattutto, però, lo schieramento nemico sarà libero di muoversi nelle praterie aperte dalla mancanza di un soggetto disposto a contrastarlo.

Se poi si dovesse determinare uno scontro con i Musulmani, la Chiesa sarebbe condannata a una sorta di Neutralità Disarmata.

L’atteggiamento assunto da Benedetto XV di fronte alla Guerra Mondiale finì per favorire gli Interventisti, e quanti vollero portare il conflitto alle sue estreme conseguenze.

Costoro non ebbero difficoltà, ottenuta la Vittoria, a impadronirsi del Potere.

Nella situazione attuale, la Chiesa Ufficiale non può certamente assecondare il disegno perseguito da Trump, che mira a sottrarle il maggior numero possibile di seguaci e a ridurre la sua influenza.

Prevost non può peraltro neppure schierarsi dalla parte dei Musulmani.

Esponendosi a un’accusa di tradimento.

È destinato a sopravvivere chi si dimostra capace di rappresentare un’identità.

Ha dunque ragione il Papa quando ammonisce che quella propria dell’Europa Occidentale non è costituita soltanto dalla Tradizione Cattolica, o da quella Giudaico-Cristiana.

Di questa identità fa ormai parte integrante tutta l’elaborazione del Pensiero Moderno, dall’Umanesimo alla Riforma, dall’Illuminismo al Liberalismo e al Socialismo.

Quanti sono però, nella Gerarchia, nel Clero e tra i Fedeli, coloro che in questa visione della nostra identità si riconoscono pienamente e senza riserve?

Non molti, purtroppo.

Non vi si riconoscono certamente quanti sostengono lo Stato Confessionale.

L’Esercito avverso è dunque inferiore al nostro per numero, ma rischia di superarci per compattezza, per coerenza e per convinzione.

Se invece dovremo affrontare un Nemico esterno, esso troverà le porte aperte, in quanto ci troverà divisi e addirittura intenti a combatterci in una Guerra intestina.

Send Comments mail@yourwebsite.com Sunday, May 10, 2026

Mario Castellano  09/07/2026
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved