Europa, immigrazione e libertà religiosa: identità occidentale e nuove tensioni
Si moltiplicano in Europa i sintomi di incubazione di uno scontro tra le diverse Etnie, Culture e Religioni.
A Roma, una folla di “Maranza” ha preso il controllo con la forza – sparando anche dei razzi ad altezza d’uomo – del piazzale del Colosseo.
Luogo turistico per eccellenza, dove sono tradizionalmente installati diversi chioschi e bancarelle gestiti dai nostri amici detti “Urtisti”, cioè dai venditori di “Souvenirs”.
Si tratta di un’attività commerciale riservata per tradizione secolare, fin dai tempi dello Stato Pontificio, agli Israeliti.
Tra costoro contiamo alcuni cari amici, cui esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro ricordo.
All’arrivo della Forza Pubblica, i facinorosi hanno rifiutato all’unisono di esibire i Documenti, e sono giunti al punto di impadronirsi di due automobili dei Vigili Urbani.
Soltanto l’arrivo di massicci rinforzi, inviati dalla Questura, ha posto fine ai disordini.
Originati dal festeggiamento del compleanno di un Egiziano.
Risulta chiaro il tentativo di sostituire lo Stato con un altro soggetto nell’esercizio del Potere d’Imperio su un territorio e su una popolazione.
L’uno e l’altra destinati – nei piani dei rivoltosi – ad ampliarsi, uscendo dai quartieri già abitati dai cosiddetti “Extracomunitari” per impadronirsi addirittura del Centro Storico.
Che è fortemente presidiato, lasciando però scoperte quelle zone – come per l’appunto i dintorni del Colosseo – in cui non vi sono né Residenti, né Uffici Pubblici.
Individuato il punto debole dello schieramento nemico, lo si è attaccato.
Cogliendo di sorpresa la Polizia.
A Milano, un Musulmano – eccezionalmente non affetto da malattia mentale – ha dapprima ridotto in fin di vita un Italiano scelto a caso, poi ha dichiarato alla Polizia di essersi molto “divertito”.
Da cui l’intenzione di ripetere il suo gesto una volta uscito dalla prigione.
A Torino, ogni partita dell’Egitto e del Marocco ai Mondiali ha originato tumulti.
Essendo in programma il confronto Francia-Marocco, si prevede a Parigi un’esplosione di violenza simile a quella avvenuta in occasione della vittoria del Paris Saint-Germain in Coppa dei Campioni.
Se il Marocco vince, per festeggiare.
Se perde, per protestare contro l’Arbitro.
Naturalmente “islamofobo”.
Questo potrebbe causare un contagio in tutta l’Europa Occidentale.
Per secoli, l’emigrazione italiana in Francia ha originato una reciproca integrazione tra le nostre vicende e quelle del Paese d’Oltralpe.
Nel Settecento, i Piemontesi andavano a Parigi per lavorare come cardatori.
Provenendo dai dintorni di Torino, diedero il nome di “Carmagnola” – un Paese vicino al Capoluogo del Piemonte – tanto al loro abito di lavoro quanto alla danza importata dal loro luogo di origine.
Sulle cui note venne composto l’Inno dei “Sanculotti”.
Che si intitola, per l’appunto, la “Carmagnola”.
Questi lavoratori della nascente industria tessile parteciparono infatti con entusiasmo alla Rivoluzione.
Come avrebbero combattuto per la Comune gli Spazzacamini di Parigi, che venivano tutti da due ben precise zone dell’Italia Settentrionale: le Alte Valli del Biellese e le Alte Valli della Bergamasca.
Alcuni di loro sono effigiati sul “Muro dei Federati”, che ricorda la fucilazione in massa degli Insorti, avvenuta nel Cimitero del “Père-Lachaise”.
Sul famoso “Manifesto Rosso” – cantato in seguito da Boris Vian – con cui le Autorità dell’occupazione nazista annunziarono la fucilazione di un gruppo di Resistenti, figurano diversi nomi di Italiani.
Emigrati per lavoro o rifugiati Antifascisti.
Tutto ciò testimonia come i nostri Connazionali d’Oltralpe abbiano sempre partecipato al processo con cui la Francia – ispirandosi agli “Immortali Principi” dell’Ottantanove – ha costruito uno Stato laico, repubblicano, democratico e tendente a promuovere la Giustizia Sociale.
Si può dire lo stesso degli Immigrati Musulmani?
Certamente anch’essi hanno contribuito con il loro lavoro al benessere della Francia, ma gli obiettivi che perseguono con la loro azione politica – a parte ogni considerazione sui suoi metodi, non sempre legali e pacifici – risultano antitetici a quelli per cui tanti Italiani hanno offerto il proprio sangue al Paese di adozione.
Uno Stato Confessionale Islamico non cancellerebbe soltanto l’eredità spirituale della “Figlia Primogenita della Chiesa Cattolica”, ma anche quella dell’Illuminismo e del Socialismo.
Che venne anch’esso concepito tra i primi da alcuni grandi Pensatori Francesi.
Lo stesso discorso vale per l’immigrazione in America.
Gli Irlandesi, fuggiti dalla “Grande Fame” del 1846 e dal dominio della Gran Bretagna, gli Italiani cacciati dal Meridione a causa della rovina economica seguita all’Unità, gli Israeliti e i Polacchi giunti dall’Europa Orientale per sfuggire alle persecuzioni della Russia Imperiale, aderirono tutti quanti al progetto politico incarnato dalla “Repubblica Stellata” ed esposto nella sua Costituzione.
Fa dunque bene il Papa – il quale vanta perfino un antenato proveniente da Sanremo – a ricordare a Trump che il loro Paese è stato creato precisamente dall’Immigrazione.
L’elemento comune tra il suo apporto e la radice culturale anglosassone è però costituito – Prevost ha ricordato anche questo – dall’accettazione e dalla difesa di tutte le Libertà.
Comprese naturalmente la Libertà di Coscienza e la Libertà di Culto.
Gli immigrati Musulmani le accettano, e anzi le cercano, come le avevano accettate e cercate le precedenti ondate di nuovi arrivati nel “Nuovo Mondo”?
Certamente, quando Trump definisce goffamente “Comunisti” tutti coloro che non la pensano come lui, rivela un disegno autoritario.
Come quello perseguito durante la Guerra Fredda dal Senatore MacCarthy.
Che fallì a causa soprattutto della resistenza opposta dagli Intellettuali, ma lasciò in molti Americani un pericoloso riflesso condizionato.
Il quale induce a demonizzare ogni tendenza politica di segno progressista.
Non si dimentichi che l’apparato giuridico fatto di leggi repressive introdotte negli Anni Cinquanta rimane formalmente vigente, pur essendo da molto tempo caduto in desuetudine.
Più in generale – guardando anche alla realtà dell’Europa – possiamo constatare come il pericolo dell’Islamizzazione stia causando una regressione autoritaria.
Che si manifesta soprattutto nell’accrescimento del Potere attribuito ai Governi, a scapito di quello proprio dei Parlamenti.
Oltre che nell’ostilità nei riguardi delle Autonomie Locali.
Si ripete quanto accadde dopo la Prima Guerra Mondiale.
Quando il Fascismo – un fenomeno che prese nome da quanto era avvenuto in Italia – finì per dominare su quasi tutto il nostro Continente.
Essendo originato dalla paura causata dalla Rivoluzione Russa.
Oggi fa spavento l’espansione dell’Islam.
Occorre naturalmente impedire che la Storia si ripeta, e che le Democrazie Liberali – per il timore di essere travolte dal Confessionalismo Musulmano – finiscano per rinnegare i propri stessi principi.
Ciò detto, non si può negare che Trump abbia ragione quando diffida di chi – per evitare ogni attrito con l’Islam – giunge a rinnegare, o quanto meno ad annacquare, la propria identità, basata sull’eredità spirituale Giudaico-Cristiana.
Non è certo con questa rinuncia che si deve manifestare il rispetto dovuto all’identità degli altri.
Così facendo, si finisce anzi per incoraggiare la violenza e la sopraffazione.
I Musulmani non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla loro Fede e alla loro Cultura.
Ciò fa parte dei loro Diritti.
Non fa parte viceversa dei loro Diritti prevaricare quelli delle altre Religioni.
Occorre dunque preservare uno Stato in cui tutte le Libertà siano pienamente riconosciute e garantite.
Così come – sul piano del Diritto Internazionale – è inaccettabile che si neghi il Diritto di Israele all’esistenza.
In conformità con il Principio di Autodeterminazione.
Che vale per tutti i Popoli del Mondo.
Il rischio che oggi corriamo è quello di un ritorno al “Cuius regio, eius religio” e di una frammentazione “a pelle di leopardo” degli attuali Stati, sostituiti da un’infinità di Feudi confessionali, tutti quanti governati all’insegna dell’Intolleranza.
I “Lefevriani” si candidano a fare da Cappellani in alcune di queste nuove entità, e anzi a costituirle come altrettante piccole Teocrazie.
Il Papa può però a sua volta fare la fine di suo Fratello, il Patriarca di Costantinopoli.
Il quale officia la Chiesa situata nel Fanar, cioè nel Quartiere abitato un tempo dai Greci.
Prima che venissero cacciati dalla grande “Pulizia Etnica” consumata dopo la Prima Guerra Mondiale in tutta l’Asia Minore.
Il Vaticano rischia di essere l’equivalente del Fanar, situato sul Tevere anziché sul Bosforo.
A Gerusalemme, allo scoppio della Guerra del 1948-1949, c’erano novantamila Cattolici.
Oggi ci sono soltanto seimila Cristiani, mettendo insieme i seguaci di tutte le Chiese.
Malgrado il Governo Israeliano assicuri la più piena Libertà di Culto ai nostri Correligionari.
Noi ci associamo con piena convinzione al Papa quando ricorda il Dovere dell’Accoglienza.
Vorremmo però aggiungere una raccomandazione destinata ai nuovi arrivati.
Ricordando loro che in Occidente vige la Libertà Religiosa.