Abbiamo udito l'ultimo intervento del professor Diego Fusaro, il quale afferma essere tutt'altro che un semplice "ballon d'essai" la prospettiva non soltanto della nomina del generale Figliuolo alla carica di Presidente del Consiglio qualora Draghi non fosse più in grado di condurre la barca del Governo tra i flutti del Parlamento, ma addirittura della costituzione di un Governo "tout court" militare. In realtà, il pericolo di un naufragio dell'attuale Esecutivo non esiste: per farlo rimanere a galla, basta e avanza il ricatto implicito nella perdita dello stipendio di deputato o senatore per una massa di disperati senza arte nè parte.
Se è vero che nei prossimi mesi le Camere non potranno essere sciolte, tale pericolo si riaffaccerà a partire dal prossimo anno, quando il nuovo Presidente della Repubblica (o lo stesso Mattarella, riconfermato a furor di popolo) potrà di nuovo mandare tutti a casa. Anche ai ministri conviene restare dove sono: un Esecutivo completamente "tecnico" li priverebbe dell'attuale emolumento. Il pericolo di un Governo militare non deriva dalle turbolenze parlamentari, che un tempo provocavano la caduta dei vari Presidenti del Consiglio. Le crisi di governo costituivano certamente il risultato dei giochi tra le correnti, ma nelle Camere si riflettevano pur sempre le tensioni che scuotevano il Paese: la rappresentanza politica si manifestava in modo distorto, ma veniva pur sempre in qualche modo esercitata. Oggi, invece, tra il "Paese legale" ed il "Paese reale" vi è una totale incomunicabilità reciproca.
Gli stessi mezzi di comunicazione sociale svolgono ormai la stessa funzione che un tempo era della "Pravda", ed oggi è propria del "Quotidiano del popolo", quella cioè di strumento della propaganda ufficiale. "La Repubblica", che pure annovera Massimo Cacciari tra i suoi più prestigiosi collaboratori, non dà notizia nè del suo dissenso dalle misure restrittive, nè delle reazioni che ha causato. Altra cosa è dissentire dall'illustre studioso, altra cosa trattarlo come un ciarlatano. I redattori di via Cristoforo Colombo si trovano in una situazione molto imbarazzante: da una parte non possono far sapere ai lettori che l'ex sindaco di Venezia contesta la verità ufficiale, ma dall'altra parte non se la sentono nemmeno di unirsi al coro dei suoi detrattori. I quali vanno in cerca di benemerenze unendosi ai corifei del regime.
Sabato trentuno luglio gli oppositori torneranno a manifestare. Le dimostrazioni previste in tutta Italia non avranno comunque una consistenza tale da mettere in pericolo lo "status quo" politico e istituzionale. Per questo, ci vorrebbero milioni di persone in piazza, e non poche migliaia. Perchè dunque si promuove una campagna di stampa volta a presentare tutti i dissidenti come dei pazzi, dei ciarlatani, o quanto meno dei pericolosi estremisti da isolare? La risposta è semplice: perchè ormai si è imposta la logica totalitaria del conformismo con la verità ufficiale. Quando le voci in dissenso sono troppo autorevoli - come appunto nel caso di Cacciari - i mezzi di informazione si dividono i compiti: i più zelanti nel difendere il potere si dedicano al linciaggio morale, fornendo a qualche mediocre l'occasione per distinguersi nell'insultare un interlocutore ben più qualificato, mentre i più paludati - come per l'appunto "La Repubblica" - ignorano la disputa, quali fossero dei gentiluomini al cospetto di una rissa tra ubriachi. Per quanto le manifestazioni dei "No vax" non passano impensierire le istituzioni, si sente comunque un tintinnio di sciabole, si minaccia il Governo dei militari, si accusano i giudici - come ha fatto nei giorni scorsi la dottoressa Amorgese - di "fare uscire" i delinquenti arrestati dalla polizia, e soprattutto si predispongono i misteriosi "container", atti a funzionare come campi di concentramento. Queste strutture, appaltate e costruite con rapidità inusitata per una amministrazione pubblica normalmente molto lenta e farraginosa, dovrebbero essere ormai pronte, in vista dell'autunno.
Quando l'epidemia tornerà ad esplodere, non si potrà più fare uso delle Olimpiadi come "arma di distrazione di massa". Chi finirà nei "containers"? E chi sarà incaricato di "mettere dentro", i loro malcapitati ospiti? L'attuale demonizzazione dei dissidenti fa prevedere una stretta repressiva, con l'uso di strumenti giuridici straordinari, che non possono essere usati in uno Stato di diritto.
Si affaccia dunque la possibilità di un ricorso alle forze armate. Abbiamo già segnalato come a Palazzo Chigi operino uomini in uniforme (anche se forse si mettono in borghese quando vanno in ufficio). Da tempo era invalso nella pubblica amministrazione l'uso di reclutare (con lauti compensi) dei "contrattisti" per sostituire i funzionari di carriera, assunti mediante concorso pubblico. Aveva cominciato De Michelis agli Esteri, con la "cooperazione italiana", poi questa pratica si era generalizzata con Renzi, con Salvini (famoso per avere affidato la comunicazione alla "bestia") e con Conte. I militari presentano però dei vantaggi: in primo luogo, essi hanno superato il concorso di ammissione alla accademia, dove si sono diplomati studiando sul serio, mentre i "contrattisti" sono tutti quanti dei raccomandati. Quando inoltre si dovranno usare dei metodi drastici per imporre le nuove chiusure, i militari saranno gli unici soggetti all'altezza del compito.
A questo punto, però, la funzione pubblica attribuita agli uomini in uniforme si rivelerà insostituibile, e dunque irreversibile, data l'incapacità della politica di garantire un consenso adeguato al potere. I militari potranno così trasformarsi da esecutori in decisori: Figliuolo "docet", e - data la loro estrazione tanto sociale quanto regionale - potranno attribuirsi un ruolo "nasseriano", come è già avvenuto in molti Paesi del mondo. I "contrattisti" non potranno invece giustificare la propria permanenza nell'amministrazione, venendo meno la funzione per cui sono stati assunti, e dovranno a questo punto tornare a casa.
Fantapolitica? Forse, ma chi avrebbe previsto, prima dell'epidemia, che sarebbe stato in vigore lo stato di emergenza permanente?
Mario Castellano