Ariel Dello Strologo, per farsi conoscere dagli elettori genovesi, ha chiamato a collaborare con lui uno dei migliori esperti italiani di comunicazione sociale, proveniente da Milano.
Questo significa che il candidato Sindaco di Genova per il Centro – Sinistra ha capito come non debba assolutamente fidarsi del vecchio apparato comunista.
Se infatti il Presidente della Comunità Israelitica vincerà – come auspichiamo – le elezioni, ciò avverrà malgrado quanti fingono di essere suoi sostenitori.
In qualche caso, costoro hanno invece gettato la maschera, e si sono schierati apertamente contro di lui: malgrado tutti i suoi sforzi, la Paita ha deciso infatti di contrastarlo, presentando la classica “lista di disturbo”, che al secondo turno riverserà i pochi voti raccolti dai renziani sul Sindaco uscente.
Il motivo di questa scelta consiste nel fatto che la Destra, perdendo il controllo del Comune di Genova, non potrebbe mantenere quello della Regione: Palazzo Tursi e via Fieschi, infatti, “simul stabunt, simul cadunt”.
A questo punto, la trama tessuta dall’ex “Governatore” Burlando, che intende trasformare tutto l’arco ligure in un unico gigantesco porto turistico, non potrebbe più essere portata a compimento.
Proprio per questo, l’Ingegnere scelse a suo tempo come candidata per la sua successione precisamente la Paita, con l’evidente obiettivo di dividere la Sinistra e di farla perdere.
La consorteria con i costruttori degli scali per la nautica da diporto ha così trovato nella Giunta presieduta da Toti il proprio interlocutore ideale.
Tali sono le prevedibili alchimie del potere genovese, il cui “catenaccio” può essere infranto da Dello Strologo con una manovra a tenaglia.
Da un lato risulta necessario l’intervento di soggetti esterni interessati a reinserire il nostro Capoluogo in Europa, sottraendolo al provincialismo carnevalesco di chi si esibisce travestito da Doge della Repubblica.
Dall’alto lato, occorre che il candidato Sindaco sia in grado d’interpretare l’identità di Genova, nella quale confluiscono fondamentalmente due ascendenze diverse.
Una è quella rappresentata dalla sua tradizione democratica, in cui si perpetuò dopo l’Unità l’antica tradizione repubblicana: il nesso tra l’una e l’altra epoca fu costituito dal pensiero e dall’opera di Giuseppe Mazzini.
Il Movimento dei Lavoratori, repubblicano e socialista, caratterizzò Genova come un centro dell’opposizione, tanto in epoca liberale quanto sotto il fascismo.
La Sinistra – e con essa la Città - mantenne sempre la propria alterità rispetto alla conservazione.
Tutto il contrario della logica trasversale, che venne importata in tempi recenti dal Ponente, rovesciando la tradizione storica per cui noi eravamo influenzati dalla “Dominante”.
Questa inversione dei ruoli ebbe il suo culmine quando Burlando, venuto ad Imperia per inaugurare i lavori del porto turistico (origine di tutte le nostre sciagure, sfociate nell’attuale predominio dei “Bassotti”), proclamò orgogliosamente il proprio connubio col la Ditta Cozzi – Parodi.
Il seguito di questa storia si può leggere nelle pagine di cronaca nera.
Mentre si sperava che Genova intervenisse contro il “Partito Trasversale” della selvaggina, successe l’esatto contrario, in quanto il suo modello venne importato nel capoluogo.
Dello Strologo deve dunque stare alla larga dall’ambiente ex comunista, e ricercare un rapporto diretto con la cosiddetta “società civile”, seguendo il modello del comitato elettorale e diffidando dei funzionari di partito.
I quali, essendo insoddisfatti del loro stipendio, ma anche sprovvisti tanto della vocazione ad una vita modesta quanto delle qualità professionali necessarie per affermarsi altrimenti, finiscono per vendersi al miglior offerente: in genere - purtroppo per loro – in cambio di un pezzo di pane.
C’è poi la tradizione cristiana della Città.
Il nuovo Arcivescovo, che sta sostenendo in modo tanto discreto quanto fermo ed efficace la candidatura di Dello Strologo, incoraggia le nuove forme di solidarietà sociale praticate dall’ultima generazione di cattolici, ispirata dal Magistero del Papa.
E’ ormai completamente superato il vecchio clericalismo, ereditato dall’epoca del Cardinale Siri: quello per intenderci dei Bodrito, degli Orsini e degli Artiglieri, che aveva come riferimento politico la destra democristiana, ed i cui superstiti nostalgici si raccolgono intorno al “Quadrivium”.
Si ritorna alle radici ottocentesche del cattolicesimo sociale.
Don Bosco venne chiamato a Genova – accomunata con Torino dalla rivoluzione industriale – per iniziativa del Cardinale Alimonda, e vi costituì la seconda casa dei Salesiani.
Lo stesso Siri si ricollegò con questa tradizione stabilendo in tutte le fabbriche i suoi “Cappellani del Lavoro”: lo fece certamente per contrastare i Comunisti, ma il Cardinale – a differenza dei loro epigoni, che approfittano della chiusura delle fabbriche per speculare sulle aree (anche qui Imperia “docet”) – credeva nella funzione produttiva di Genova, in cui scorgeva anche il fondamento della sua solidarietà sociale.
Se con Bagnasco è finita la contrapposizione tra la Genova cattolica e quella laica, Tasca va oltre, superando completamente questa distinzione.
La fede non viene più intesa come una discriminante, bensì come una motivazione per cooperare alla coesione del tessuto sociale.
Se non c’è più divergenza tra cattolici e laici, ancor meno ve ne può essere rispetto alle altre religioni.
Il fatto che Dello Strologo si tra gli esponenti più qualificati dell’ambiente israelitico italiano favorirà il reinserimento di Genova – città un tempo tra le più aperte e cosmopolite – nel circuito della grande cultura, proiettandola nel Mediterraneo, nell’Europa e verso le Americhe.
La sua auspicata elezione coincide però con un momento drammatico della nostra vicenda nazionale: la cariocinesi dello Stato unitario non apre una prospettiva di tipo confederale, ma lascia piuttosto intravvedere la frammentazione in feudi autoreferenziali, contraddistinti da tendenze autoritarie e xenofobe.
Quanto accade nel Ponente, dove si impone il sistema di potere trasversale e “pallanuotistico” dei “Basotti”, costituisce una fonte di infezione da cui Genova, città per tradizione democratica, ecumenica e tollerante, deve rimanere al riparo.
Mario Castellano