A partire dalla Rivoluzione Francese, cioè da quando – anche nei Paesi cattolici – lo Stato ha rivendicato per sé la funzione di regolare con le proprie norme tanto il fenomeno religioso quanto le materie su cui vige la normativa canonica, essenzialmente quelle relative ai rapporti familiari e sessuali – la società si è divisa tra quanti intendevano – ed ancora intendono – mantenere le prerogative giuridiche della Chiesa e quanti viceversa riconoscono la competenza dell’autorità civile.
Questo conflitto ha assunto in alcuni casi le dimensioni tragiche di una guerra civile, come avvenne tra la Vandea e la Francia rivoluzionaria o tra la Repubblica spagnola ed i franchisti, altre volte ha originato un contenzioso tale da lacerare comunque le coscienze, come in Italia dopo il Venti Settembre.
Per quanto riguarda lo “status” giuridico della Chiesa, i diversi stati cattolici hanno preso atto del fatto che la Santa Sede è anche un soggetto di diritto internazionale, e quindi hanno stipulato con essa dei concordati. E’ però rimasto aperto l’altro motivo di discrepanza, costituito dalla regolazione per legge dei rapporti tra le persone.
Qui la scelta è tra la concezione confessionale dello Stato, la cui norma deve coincidere con il precetto specifico di una religione, oppure l’idea dello Stato laico, che regola tali materie a sua discrezione.
Ogni volta che la Repubblica Italiana ha legiferato su di esse, si è riaperto puntualmente un contenzioso con l’autorità ecclesiastica. L’ultimo episodio si è dato quando – nell’inerzia del Parlamento – la Corte Costituzionale ha ammesso l’eutanasia passiva.
Ora il Papa ha riconosciuto espressamente la facoltà dello Stato di emanare delle norme sulla materia delle unioni omosessuali. Si tratta di una svolta uguale, per la sua importanza sul piano giuridico, a quella avvenuta nel 1929, con il riconoscimento del Regno d’Italia e con la rinunzia a rivendicare il potere temporale. La presa di posizione di Bergoglio garantisce la pace civile tra gli italiani.
Padre Fanzaga è fautore dello Stato confessionale, e quanto ha detto in merito all’epidemia consegue da tale sua posizione. Secondo il noto predicatore radiofonico, questo evento costituisce una sanzione divina per l’avvento dello Stato laico. Si tratta di una opinione degna del massimo rispetto, e padre Fanzaga ha il pieno diritto di esprimerla. Egli rivela però anche il tentativo di approfittare delle attuali difficoltà dello Stato, ed anche degli errori che le sue autorità hanno indubbiamente commesso nel combattere l’epidemia, per restaurare un regime confessionale.
I momenti migliori della nostra vicenda nazionale sono stati quelli in cui i cattolici ed i laici hanno collaborato per il bene comune dell’Italia, accantonando le loro divergenze sulla natura e sulle prerogative dello Stato. Questo è avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale, e poi durante la guerra di Liberazione.
Non è dunque opportuno riesumare motivi di conflitto, che possono soltanto farci perdere la guerra in cui siamo impegnati attualmente. Salvo che si voglia dividere anche la Chiesa, tra quanti approvano la scelta compiuta dal Papa riconoscendo le prerogative dello Stato, e quanti viceversa si oppone a Bergoglio. Ecco perché “Avvenire” esprime dissenso da padre Fanzaga.
La collaborazione tra i cattolici ed i laici può permettere alla società italiana di superare una prova che ha già messo in questione tutte le solidarietà collettive. Si può anche sostenere il ritorno agli stati regionali, invocando il diritto alla autodeterminazione, ma il contenzioso aperto con la Rivoluzione Francese si ripeterebbe inevitabilmente nell’ambito di ciascuno di essi.
I credenti e i non credenti non devono combattere gli uni contro gli altri nel nome di questa discrepanza, potendo invece impegnarsi in una causa comune: quella della liberazione dei popoli. Chi è animato dalla fede, può dare ad essa un contributo particolare, che per esperienza personale sappiamo essere particolarmente prezioso e apprezzato.
Quando la causa comune avrà vinto, ciascuno potrà richiedere la ricompensa per l’apporto che le avrà arrecato. Quello espresso dalla Chiesa di Bergoglio è decisivo. Qualcuno può dubitare che venga adeguatamente riconosciuto, ma questo dipende dal rapporto di forze, che è destinato a mutare nel momento in cui le autorità civili sono costrette a chiedere aiuto ad altri soggetti. Basti pensare a quanto è avvenuto dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando il prestigio e l’influenza della Chiesa hanno determinato le fortune dei cattolici.
Si trattava però di cattolici democratici, e non di nostalgici dello Stato confessionale.
Mario Castellano