Un Frate Cappuccino, uomo brevilineo e piuttosto corpulento, munito della fluente barba di ordinanza che fa di lui una sorta di archetipo o di idea iperurania degli appartenenti al suo Ordine Religioso, è solito trascorrere l'orario “di lavoro” (?) deambulando in ambedue le direzioni, con moto pendolare incessante, per via della Conciliazione.

L'unico rapporto ufficiale che abbiamo stabilito con costui riguardò a suo tempo un parere da lui emesso in merito al comportamento tenuto da un altro Religioso nei riguardi dei Superiori.

Spremendo le meningi nell'intento di dimostrare che in qualche modo meritava lo stipendio, il Frate compilò stiticamente una mezza pagina dattiloscritta, dal contenuto acrobaticamente “cerchiobottista”.

Sostenne infatti che il Confratello era indubbiamente incorso in una mancanza, ma che ogni sanzione – anche la più blanda – sarebbe risultata nella circostanza fuori luogo.

Quanto più colpiva nello scritto non era però il palese intento di mantenersi in equilibrio tra le parti in contesa, quanto piuttosto la sintassi claudicante e l'evidente incapacità di esprimersi con un minimo di chiarezza e di coerenza.

Dato il livello intellettuale da lui esibito, non stupisce che il personaggio in questione si senta esonerato dal darsi da fare, e che d'altronde le Autorità della Congregazione di cui ostenta la qualifica di “Officiale” si astengano dal sollecitarlo ad un maggiore impegno.

Se questo personaggio venisse dirottato presso qualche Convento, potrebbe almeno occupare più proficuamente il suo tempo confessando le vecchiette, ovvero dedicandosi alla smoccolatura delle candele: attività, quest'ultima, un tempo riservata ai Fratelli detti “Conversi”, trattandosi in origine – secondo la credenza popolare – di Musulmani passati al Cristianesimo.

Pare che Roncalli, essendogli domandato quanta gente lavorasse in Vaticano, abbia risposto con la sua tipica arguzia contadina: “Circa la metà”.

Il Frate peripatetico non costituisce dunque certamente una eccezione.

Tra i personaggi che popolano l'ambiente del Vaticano, facendone una sorta di “Corte dei Miracoli”, fa spicco un ex politicante democristiano trombato, noto alfiere del tradizionalismo, ridottosi a campare elemosinando incarichi di relatore nei “Convegni di Studi”.

Tali eventi risultano particolarmente frequentati nel corso della cattiva stagione, dato che si svolgono in saloni muniti di riscaldamento e di comode poltrone,

C'è poi un Avvocato laureato “in Utroque”, nonché Professore di Diritto in una Università Pontificia dell'Urbe, noto in quanto le cause a lui affidate finiscono regolarmente con altrettante transazioni.

Questo giurista teme infatti le sentenze più della peste.

Quanto al branco di giornalisti che affollano la Sala Stampa, è meglio stendere su di loro un velo pietoso: la maggior parte ha cessato perfino di raccontare ai lettori le trame intessute nei Sacri Palazzi, e si limita a passare il tempo chiacchierando presso la macchinetta del caffè.

L'ultimo Re della dinastia dei Merovingi, non a caso passati alla storia con il soprannome di “Re Fannulloni”, tale Chilperico III, venne detronizzato da Pipino il Breve, appartenente viceversa ai Carolingi.

Il cui capostipite, Pipino di Handel, era entrato a Corte in qualità di palafreniere.

Il padre di Carlomagno si limitò a tagliare la chioma del Re (simbolo del suo potere), rinchiudendolo in un monastero.

Bergoglio dovrebbe fare lo stesso con la barba del Cappuccino addetto alla deambulazione, e quindi spedirlo presso qualche cenobio dell'Italia Centrale a vendere unguenti e marmellate ai visitatori.

C'è un altro paragone che la Curia suggerisce con la storia di Francia: Luigi XIV, il “Re Sole”, privò i feudatari del potere derivante dalle rendite fondiarie; quindi li rinchiuse nel carcere dorato della Reggia di Versailles, appositamente costruita per ospitarli, riducendoli al rango di stipendiati.

Le loro mansioni vennero definite in modo da accentuarne comicamente l'inutilità: c'era perfino un aristocratico addetto al prelievo ed allo svuotamento del pitale del Re, il quale faceva i suoi bisogni nel letto.

Agli occhi dei borghesi, impadronitisi dei mezzi di produzione, questi soggetti apparivano come dei parassiti, il che pose le basi della Rivoluzione.

Oggi, molti capi e capetti del tradizionalismo sono finiti in Vaticano, dove gareggiano nell'esibire i migliori alloggi.

Il Cardinale Bertone è noto per avere unificato due appartamenti, siti al piano attico, aggiungendovi per soprammercato anche una grande terrazza panoramica.

Inevitabile la battura su Porporato dimissionario: Bertone lascia e raddoppia.

I nostalgici che desiderano rendere visita a simili personaggi hanno solo l'imbarazzo della scelta.

Tutte queste considerazioni di ordine storiografico ci vengono alla mente leggendo la reazione di Bergoglio alle polemiche sollevate dal Cardinale Sarah e da Monsignor Ganswein, concessionario – quest’ultimo - di una sorta di “marchio di commercio” del Papa Emerito.

Francesco, conversando con Eugenio Scalfari, ha detto che tra alcune centinaia di migliaia di Cattolici si può ben trovare chi non è d'accordo.

Tanto più – ci permettiamo di aggiungere - che c'è gente abituata da una vita a vedere la Chiesa collocata su posizioni reazionarie, che non si capacita di ritrovarla all'avanguardia di una rivoluzione nei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo.

In realtà, il dissenso di un Parroco di campagna danneggerebbe la causa del Papa più di tutte le chiacchiere che si ascoltano in Curia: i cui abitatori non esercitano né il potere della periferia – sempre più controllata dai seguaci di Francesco – né quello del centro.

La Chiesa è pur sempre una monarchia assoluta, proprio come la Francia di Luigi XIV.

Come il “Re Sole” aveva propiziato il sorgere di una nuova classe, destinata nel volgere di poco più di una generazione ad assumere il potere, Bergoglio apre oggi ai fautori del rinnovamento sempre nuovi spazi di espressione e di azione, cioè di influenza.

La Curia non è più in grado di suggerire le prese di posizione del Papa, mentre anche il suo potere disciplinare viene meno con il crescere dell'influenza esercitata dai Vescovi, dalle Conferenze Episcopali e da tutte le espressioni della Chiesa di base.

Le prese di posizione di chi dissente risultano certamente rumorose, ma rimangono in sostanza inefficaci, non riflettendo né l'orientamento del Papa, né quello della grande maggioranza dei fedeli.

Andreotti, a suo tempo, concentrò nello Stato Maggiore tutti i Generali di cui si conoscevano le velleità “golpiste”.

Privi dei comandi operativi, costoro finirono per trascorrere il tempo tra le feste organizzate per celebrare il passaggio nei ranghi della Riserva e la corresponsione di stipendi adeguatamente rimpinguati.

Fu così che alla fine il colpo di Stato non venne perpetrato.

Nella Chiesa sta succedendo qualcosa di simile, con il Vaticano ridotto a riserva naturale dei tradizionalisti.

Tra costoro c'è chi compila corposi trattati e memoriali (pubblicati in genere presso la Casa Editrice Cantagalli), chi suona il pianoforte, chi passeggia e chi – più peccaminosamente – si dedica a fare della maldicenza.

Le uniche cariche che contano effettivamente sono quella del Vescovo di Roma e quella del Segretario di Stato.

Lunga vita, dunque, a Papa Bergoglio, ma anche al Cardinale Parolin!

Mario Castellano