Caro Monsignor Suetta,
Nel nome dell’antica amicizia, mi permetto di intervenire nella polemica suscitata dalle Sue dichiarazioni, e dico subito lo faccio per darLe ragione.
Non posso dimenticare un episodio: quando presentai il mio libro sul Papa, Ella decise – senza che lo avessi richiesto – di partecipare alla presentazione del volume, avvenuta - grazie alla comune amica Dottoressa Marzia Taruffi – nella prestigiosa sede del Casino di Sanremo.
Essendo stato a lungo dolorosamente emarginato nella Chiesa a causa delle mie convinzioni, ho sentito il Suo gesto come una riabilitazione, e Le rinnovo per questo l’espressione della mia più profonda riconoscenza.
Ricordo che una pubblicazione tradizionalista – essendo a me ostile per avere collaborato con il compianto Padre Fidenzio Volpi nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata – giunse ad affermare che Ella era un “biscazziere”: dimenticando come la Camorra, che stava dietro quanti avversavano questo benemerito religioso, gestisca tra l’altro il gioco d’azzardo illegale.
Ricordo bene come in quella circostanza Ella annunziò l’imminente decisione della Santa Sede con cui venivano ammessi alla Eucarestia i divorziati risposati con il rito civile.
In merito a questa misura, perfino l’allora Arcivescovo di Milano aveva criticato pubblicamente il Papa, che Ella invece giustamente difese.
Chi non conosce la complessa realtà della Chiesa, ha l’abitudine di etichettare i suoi esponenti come “progressisti” ovvero come “conservatori” in base ai propri orientamenti sull’attualità.
Ed è appunto in base a quanto Ella ha detto sull’attualità che ora viene descritto come “conservatore”, anzi quale “reazionario”.
Io dichiaro che condivido la Sua valutazione del risultato elettorale, sulla quale si stracciano le vesti alcuni cattolici autoproclamati “progressisti”.
In realtà, questi Signori compongono un ambiente tanto variegato che risulta difficile scorgere tra loro un minimo di coerenza.
La linea del Partito Comunista in materia di rapporti con la Chiesa era notoriamente stabilita dal Marchese Franco Rodano, un aristocratico marchigiano nostalgico dello Stato Pontificio eletto nella Direzione, cui però non partecipava fisicamente in quanto riteneva che un nobile non dovesse sedere allo stesso tavolo dei plebei.
Come annota il Manzoni, ci sono delle persone abbastanza umili per collocarsi al di sotto degli altri, ma non abbastanza umili per mettersi al loro stesso livello.
Gli interventi di Rodano, recapitati per iscritto, venivano letti dal Segretario in persona.
Senza che ciò comportasse, agli occhi dell’estensore, una “diminutio capitis”, dal momento che Berlinguer era anch’egli un Marchese.
Rodano era un aperto fautore dello Stato confessionale, e riteneva che il Partito dovesse proporre alla Santa Sede di costituirne la base di massa.
I prelati del Vaticano rispondevano immancabilmente che questa funzione veniva già svolta egregiamente dal settore di Destra della Democrazia Cristiana.
In occasione del referendum sul divorzio, il Partito dovette però assumere un diverso orientamento proprio per non perdere il contatto con la base.
Sull’altro versante, c’erano invece altri cattolici “di Sinistra”: o meglio “de Sinistra”, trattandosi in prevalenza di personaggio espressi dal “generone” romano, come tali immancabilmente imboscati nel sottogoverno grazie alle loro poderose raccomandazioni.
Uno di costoro, Gian Mario Albani, eletto alla Camera nelle liste del Partito Comunista, giunse a proporre la denunzia dei Patti Lateranensi: inutile aggiungere che Togliatti non sarebbe stato d’accordo.
Lasciando tuttavia da parte simili estremismi, i “Cattolici di Sinistra” oscillavano tra il confessionalismo dichiarato e l’anticlericalismo più radicale.
Il loro compito, se si fossero ispirati a quanti in Italia avevano impersonato tale corrente di pensiero, avrebbe dovuto consistere piuttosto nel riconosce da un lato la facoltà dello Stato di regolare i rapporti tra le persone senza necessariamente conformarsi con il precetto proprio di una religione, ma dall’altro lato nell’esigere una distinzione tra quanto il Diritto statuale autorizza e quanto viceversa esso prescrive.
Da questo punto di vista, risulta esemplare quanto avvenuto in Liguria a proposito dell’aborto: in una Regione in cui – caso forse unico al mondo – i decessi superano le nascite, in base all’orientamento del competente Assessorato, i Consultori pubblici presentano alle donne che vi si rivolgono l’interruzione della gravidanza quale unica opzione possibile.
Questo orientamento venne assunto a suo tempo su ispirazione una persona che si qualificava come cattolica, senza però essere tale.
Tanto bastò, tuttavia, perché qualche prelato sostenesse la sua elezione.
Non lo ricordo per polemica: questa, ormai, è storia, e non passione.
Da ogni punto di vista, anche a prescindere da quanto prescrive la norma canonica – che in ambito statuale è irrilevante – l’aborto costituisce sempre e comunque l’opzione più estrema, cui si può ricorrere quando sia stato accertato che tutte le altre sono impraticabili.
Io, molto modestamente, ho sempre denunziato – in qualità di cattolico liberale - questa forzatura della Legge.
Quanti oggi se la prendono con Lei, dimostrano invece di non saper distinguere tra una autorizzazione ed una prescrizione: a costoro manca evidentemente la minima conoscenza del Diritto.
Se si fosse trattato di cattolici coerenti – tanto più, dico io, di cattolici liberali coerenti – essi avrebbero manifestato il proprio dissenso da un simile orientamento dell’Ente Pubblico.
Non ci si deve dunque meravigliare se questi Signori perdono le elezioni.
È vero che ora l’Italia prende la strada dell’autoritarismo, improntato da una ideologia che ci allontana dagli ideali della democrazia liberale, ma è anche vero che i dittatori non sono gli assassini della democrazia: essi sono piuttosto i suoi becchini.
Ella ha dunque pienamente ragione quando afferma in sostanza che l’attuale situazione consegue al fallimento di una classe dirigente inadeguata – tanto dal punto di vista morale quanto dal punto di vista culturale – a governare la Nazione.
Ed ha pienamente ragione quando ammonisce che è un bene che questa classe dirigente sia stata spazzata via.
Ciò non significa naturalmente approvare tutto quanto si accingono a fare quanti l’hanno sostituita.
Costoro mostrano però di tenere in considerazione – sia pure in funzione dei propri scopi e del proprio potere – una identità di cui la nostra religione costituisce parte integrante.
L’affermazione completa di questa identità porterà un giorno a superare anche la fase storica che ora si apre, ma chi La sta criticando non lo fa guardando al futuro.
Si tratta piuttosto di “laudatores rtemporis acti”.
In questo tempo passato non c’era più posto per la difesa dei diritti dei lavoratori, ma c’era posto per il sostegno ad una norma – quella contenuta nel Disegno di Legger Zan – che considerava reato la manifestazione di una opinione, quale è affermare come l’omosessualità confligga con una norma propria di tutte le religioni (non soltanto di quella cattolica).
Il che naturalmente non significa autorizzare la persecuzione degli omosessuali.
Rimango naturalmente contrario al confessionalismo in tutte le sue manifestazioni, ma riconosco che si stava procedendo in una direzione per così dire eguale e contraria, consistente nel caratterizzare lo Stato in base ad una ideologia.
La Chiesa non deve per questo sostenere il nuovo Governo.
Il cui avvento costituisce per l’appunto il risultato dell’inadeguatezza di una intera classe dirigente.
Il compito della Chiesa consiste piuttosto da un lato nel mantenere la coesione di un tessuto sociale che si sta sfilacciando, e dall’altro nel richiamare all’adesione ai valori spirituali posti a fondamento della nostra identità collettiva.
Né l’uno, né l’altro compito devono essere però delegati a nessuno.
In entrambi, la Chiesa potrà contare sull’apporto di tutti i fedeli, nessuno dei quali deve essere discriminato.
Io, come ho già scritto, le sono molto grato per non avermi discriminato, e confido che questa situazione non debba ai più ripetersi, quali che siano le vicende del futuro.
Ancora molte grazie ed un caro saluto.
Suo affezionatissimo in Cristo
Mario Castellano
Mario Castellano