Lo sbarco di Ceuta è stato organizzato dai Fratelli Musulmani, i quali controllano l’Islam in tutta l’Europa occidentale, gestendo la rete delle moschee. In Italia, queste fanno capo all’Unione delle Comunità Islamiche, notoriamente considerata un’interfaccia della Fratellanza fondata da al-Banna.

La stessa situazione si verifica in Francia. Quanto alla Germania, dove tra i musulmani prevalgono quelli di origine turca, i luoghi di culto fanno capo al Governo di Ankara, presieduto dal Fratello Musulmano Erdoğan.

Questa organizzazione sorse in Egitto al tempo della monarchia e, in tale Paese, è anche arrivata per breve tempo al vertice dello Stato con il presidente Morsi, eletto sulla spinta della rivolta di piazza Tahrir, con cui venne rovesciato Mubarak.

L’esercito riprese però in breve tempo il controllo delle istituzioni, che mantiene ininterrottamente fin da quando il generale Naguib rovesciò re Faruq. Seguirono poi Nasser, Sadat, lo stesso Mubarak e, infine, al-Sisi: tutti generali.

L’esercito non si limita, peraltro, a occuparsi della difesa, ma, come in tutto il cosiddetto «Terzo Mondo», è a capo di una rete di imprese attive in tutti i campi dell’economia, dalle costruzioni al commercio.

Se la parte «tutelata» della società fa riferimento alle forze armate, i Fratelli Musulmani si occupano di quel settore, ben più ampio, che non gode di alcun supporto.

Nei quartieri popolari del Cairo c’è una moschea a ogni angolo di strada, officiata, naturalmente, dai Fratelli Musulmani. Essi vi gestiscono un ambulatorio in cui i medici affiliati curano gratuitamente i pazienti, gli avvocati assistono i clienti e i maestri insegnano ai bambini a leggere e a scrivere.

In un Paese in cui lo Stato non offre alcun servizio e dove ben pochi possono accedere a quelli erogati dai soggetti privati, ciò significa aver conquistato il controllo della società, che nessuno può insidiare.

Con le istituzioni si è infatti instaurato un modus vivendi in base al quale ciascuno provvede a un diverso settore della popolazione e, naturalmente, lo rappresenta.

Non sappiamo se al-Banna o qualcuno dei suoi seguaci abbia letto Gramsci, ma i Fratelli Musulmani applicano alla perfezione quanto egli scrisse a proposito dell’«egemonia»: la detiene chi è in grado di rappresentare gli interessi generali.

Mentre i regimi dei Paesi sunniti si schierano dalla parte degli Stati Uniti e di Israele nel contenzioso con l’Iran, i Fratelli Musulmani — non sappiamo se in base a qualche accordo riservato stipulato con i dirigenti sciiti — usano l’Islam europeo, cioè la quinta colonna inserita nel cuore stesso dell’Occidente, a fianco di chi, pur appartenendo a una diversa corrente religiosa, combatte nel nome della fede comune, finendo oggettivamente per costituirne l’avanguardia.

In questa situazione riveste una particolare importanza la penetrazione di sempre nuovi immigrati.

Sul confine di Ventimiglia opera un fiduciario al quale si rivolgono quanti intendono attraversarlo. Dopo aver verificato, mediante un breve interrogatorio, chi sia il referente dei nuovi arrivati, costui li inserisce in una «lista d’attesa».

L’attesa dura però soltanto pochi giorni, durante i quali essi possono usufruire della moschea non solo per il culto, ma anche per l’igiene personale.

Quanto costoro pagano va in parte al «funzionario», in parte al suo Governo e, soprattutto, al passeur, il quale, alla data stabilita, garantisce un trasbordo sicuro fino a Nizza. Da lì, i nuovi arrivati proseguono il viaggio in treno verso la loro destinazione finale.

Questo servizio, pagato a caro prezzo ma con la garanzia di un esito positivo — nei pochi casi in cui avviene un respingimento, l’attraversamento del confine è soltanto rinviato — viene gestito, ça va sans dire, precisamente dai Fratelli Musulmani, sia pure per interposta persona.

Da questo flusso dipendono l’accrescimento costante della presenza islamica in Europa e il suo orientamento.

Ora, i fatti di Ceuta dimostrano che è avvenuto un salto di qualità.

Per quanto le dimensioni dell’arrivo in massa sul territorio della Spagna risultino impressionanti, non si può escludere che si sia trattato di un’azione dimostrativa.

Il messaggio inviato dall’Islam radicale ai nostri Governi significa, in sostanza, che esiste un soggetto in grado di fare della migrazione di massa un ulteriore mezzo di pressione sull’Occidente.

Gli altri sono la guerra, che ha già bloccato tanto Hormuz quanto Bab el-Mandeb, cioè, in sostanza, Suez, e, quale extrema ratio, il terrorismo, al quale però i dirigenti islamisti preferiscono non fare ricorso.

Sánchez credeva che il suo atteggiamento favorevole ad Hamas, in occasione della guerra di Gaza, potesse procurargli un trattamento di favore. Invece, proprio il suo Paese è stato scelto per dimostrare ulteriormente, con un’iniziativa inedita, l’ostilità nei confronti dell’intero Occidente.

La controparte non fa politica secondo i nostri schemi.

Noi siamo portati a cercare e a valutare con la massima attenzione anche le minime contraddizioni insorte nel campo avverso. L’Islam radicale, invece, ci considera tutti nemici, soprattutto in considerazione del fatto che nessuno, in Occidente, può essere favorevole alla trasformazione del Dar al-Harb nel Dar al-Islam.

Questo processo storico, al quale in ambito islamico si guarda non come a un’utopia o, comunque, a una prospettiva remota, bensì come a un progetto destinato a essere realizzato nel prossimo futuro, può subire un’accelerazione a causa del conflitto in corso, che può indurre l’Iran a ricercare appoggi e complicità da parte di chi è collocato dietro le linee nemiche.

Quanto alla considerazione in cui i dirigenti islamisti possono tenere Sánchez o Schlein, si deve considerare che essi guardano con maggiore diffidenza a chi si professa ateo o agnostico. I credenti, anche se appartenenti a una religione diversa, vengono tenuti in migliore considerazione.

Meloni annuncia la chiusura del «confine» con la Spagna. Poiché, però, questo confine non esiste, tutto si limiterà a qualche controllo in più per i passeggeri imbarcati sui voli da Madrid per Roma o Milano, che i nuovi arrivati naturalmente non prendono, dato che la polizia si trova anche a Barajas.

Ciascuno dei «nuotatori», ai quali è stato evidentemente impartito un allenamento adeguato, ha effettuato delle chiamate con il telefonino appena approdato.

Forse erano tutti muniti di una custodia impermeabile, ma, più probabilmente, qualche «basista» li stava aspettando per consegnare loro l’apparecchio, con il quale hanno avvertito del proprio arrivo chi di dovere.

La Spagna, come l’Italia, è soltanto un luogo di transito, anche se al-Andalus, come viene denominato questo Paese in arabo, dovrà essere il primo a ritornare, insieme con la Sicilia, nei domini dell’Islam.

Una volta, conversando con un ambulante magrebino al mercato di Oneglia, scoprimmo che costui aveva letto Michele Amari. Non si trattava di una persona di alta cultura, bensì di un adepto dell’irredentismo.

Di questo passo, l’obiettivo concepito da questa corrente diventa sempre più vicino.

Chi ci può salvare?

L’organizzazione dei Fratelli Musulmani costituisce il soggetto ideale per realizzare una grande operazione di infiltrazione e, in prospettiva, di conquista.

Non trattandosi di uno Stato, risulta impossibile imputarle le responsabilità proprie di ogni soggetto di diritto internazionale.

Ciò nondimeno, essendo comunque il classico «Stato nello Stato», la Fratellanza dispone di mezzi economici praticamente illimitati.

Essa gode inoltre di connivenze da parte di diversi Governi. Quelli delle monarchie del petrolio la finanziano, purché non disturbi in casa loro, bensì in Europa occidentale.

Ecco dunque che, mentre anche gli aerei sauditi bombardano l’Iran, il denaro erogato dal «Custode dei Luoghi Santi dell’Islam» viene impiegato per assecondare la strategia perseguita in Occidente dal regime di Teheran.

Chi può tentare di instaurare qualche forma di interlocuzione con i Fratelli Musulmani?

Soltanto la Chiesa, la quale ha il vantaggio costituito dal fatto che la Santa Sede dispone delle nunziature per i rapporti con gli Stati, ma può anche dialogare con le altre confessioni religiose.

Più in generale, i fatti di Ceuta dimostrano come i Paesi dell’Occidente siano completamente inadeguati ad affrontare l’attuale emergenza.

Si può infatti muovere guerra contro uno Stato. A maggior ragione, si può combattere un’organizzazione terroristica.

Come ci si può, però, difendere da un soggetto che non è né l’una né l’altra cosa, ma si propone di acquisire metodicamente, tanto nei Paesi islamici quanto in partibus infidelium, il controllo sulla società?

Trattandosi di un’organizzazione non solo di matrice religiosa, ma che soprattutto si propone di espandere la propria fede, solo il Papa è qualificato per rivolgersi a essa.

Se, da un lato, è inutile cercarne l’indirizzo sull’elenco telefonico, non sarebbe la prima volta che la Chiesa tratta con soggetti ufficialmente inesistenti.

Ciò anticiperebbe inoltre la situazione in cui ci troveremo quando, essendo collassati gli Stati, sarà l’autorità ecclesiastica l’unica in grado di rappresentarci davanti ai nuovi dominatori.

Secondo la leggenda, Leone Magno riuscì a fermare Attila sul Mincio.

Il suo omonimo successore pensa forse di dover svolgere lo stesso ruolo.

Mario Castellano