La prima considerazione da svolgere, molto realisticamente, riguarda il fatto che qui il nuovo Presidente del Consiglio non può contare quasi su nessun seguace: la base dei partiti di destra, che esercitano un controllo ferreo sul nostro territorio, è schierata contro il Governo della Repubblica; i pentastellati sono guidati da un candidato (trombato) alla Camera che si è contrapposto ai berlusconiani ritenendoli troppo "di sinistra" (?!); quest'ultimo settore, infine, è dominato da quanti preferiscono alla lealtà verso le istituzioni quella nei confronti dei loro soci in affari. L'unico vantaggio di Draghi, a parte il controllo sull'apparato dello Stato, è costituito dal sapere che cosa vuole: i suoi nemici sanno soltanto che cosa non vogliono.
Per quanto sembri paradossale, qui da noi la sinistra di governo è appoggiata essenzialmente dalla questura e dai carabinieri: lunga vita, dunque, al dottor Gabrielli! Possiamo anche fare affidamento sull'antico e radicato sentimento democratico degli italiani di Francia, su cui la componente destrorsa della nostra emigrazione non riesce ad influire più di tanto. Paolo Celi non può più contare a Roma nè su Conte, nè su Benotti, nè su Arcuri. Gli rimane soltanto Izzo, ma è decisamente ben poco.
I tentativi di destabilizzazione non sembrano trovare appoggio dall'altra parte del confine. Non si ripeterà dunque la situazione che abbiamo vissuto negli Anni Settanta, quando Tele Montecarlo incitava apertamente ad opporsi al Governo di unità nazionale, e la destra indiceva riunioni "clandestine" (?!) nelle ville della Riviera per seguire le sue trasmissioni.
Abbiamo già spiegato quale sia l'obiettivo di lungo periodo verso il quale tendiamo. In prospettiva storica, la nostra gente, così come gli intellettuali che si dedicano ad interpretare le sue aspirazioni più profonde, intravede - come avviene più o meno in tutta l'Europa occidentale - il superamento degli attuali Stati nazionali. L'identitarismo non viene vissuto dunque nello stesso modo: laddove prevale quello religioso, si tende a cancellare i confini, tanto più quando sono stati stabiliti dalle potenze occidentali; laddove questa tendenza trova espressione nel nazionalismo, come avviene in Europa orientale, essa produce l'effetto contrario, rafforzando le frontiere tra gli Stati o ergendone di nuove, come è avvenuto in Jugoslavia e nella Unione Sovietica; in Europa occidentale, si ritorna alle identità regionali, sacrificate nel corso del processo di costituzione degli Stati nazionali, che ha dato luogo al fenomeno storico delle "patrie negate" e delle "lingue tagliate".
Abbiamo dedicato grande attenzione alle vicende politiche della Catalogna, ma tra noi e questa regione si estende la Provenza, dove a partire dal trattato di Meaux del 1229, il Regno di Francia ha tentato di imporre l'assimilazione culturale, in seguito inasprita e giustificata ideologicamente dalla Rivoluzione. E' stata così colpita - senza però distruggerla totalmente - l'eredità della grande cultura detta "trobadorica". Frédéric Mistral, che riprese nell'Ottocento l'uso letterario della lingua "d'hoc", è rimasto a lungo - fino a quando venne laureato Isac Basevi Singer - l'unico autore insignito del Premio Nobel per la letteratura che si sia espresso in un idioma non "ufficiale".
Se la Provenza si rifà al Regno distrutto dalla crociata contro gli Albigesi, unendo alla sua rivendicazione culturale delle motivazioni religiose, le Alpi Marittime francesi e le province italiane di Cuneo e di Imperia composero un tempo la Contea di Tenda, divenuta in seguito la Contea di Nizza. In questo ambito territoriale, il Principato di Monaco, che ha sempre preservato la propria indipendenza e la propria personalità di diritto internazionale, sta attualmente promuovendo una forte espansione economica: la famiglia regnante dei Grimaldi realizza grandi investimenti sui due lati del confine. Dopo le disastrose inondazioni dello scorso autunno, il Principe Alberto ha finanziato la riparazione delle infrastrutture distrutte nelle valli del Roja e dell'Argentina. Prosegue inoltre, con sempre nuove adesioni, l'esperienza originale del "Principato di Seborga", che non è uno Stato indipendente, ma viene riconosciuto unilateralmente come tale da molti soggetti stranieri, costituendo anche un punto di riferimento per tutto l'ambiente esoterico e cavalleresco, sempre più attivo in Europa occidentale, collegandosi con analoghe esperienze di quella orientale.
Che cosa ha a che fare tutto questo, domanderanno i nostri lettori, con l'avvento di Draghi. Il rapporto con quanto avviene a Roma si ricollega con due recenti momenti della vicenda vissuta dalla nostra Regione di confine. C'è stato dapprima il tentativo, da parte di Salvini, di riesumare la politica antifrancese dei "cannoni a Ventimiglia", già praticata sciaguratamente da Mussolini. Un altro momento difficile è venuto quando l'influenza cinese sul governo Conte ha fatto temere che l'Italia adottasse, nei riguardi delle Regioni - ed in particolare di quelle dove la vocazione autonomistica è più forte - lo stesso atteggiamento autoritario e repressivo proprio delle autorità di Pechino. Questo pericolo è stato scampato. Ciò non significa però che i nostri progetti siano prossimi a venire realizzati. Nella attuale fase storica, risulta ancora prematuro il superamento degli Stati nazionali dell'Europa occidentale. Draghi rappresenta però un ritorno alla matrice liberaldemocratica - e liberalsocialista - propria di quella tendenza della sinistra non comunista che ebbe tra i suoi ispiratori i Fratelli Rosselli, Gobetti, Colorni e Spinelli.
In una Italia di nuovo ancorata all'Occidente, l'azione metapolitica volta ad affermare le diverse identità regionali può svilupparsi liberamente. Possiamo dunque continuare ad agire sul piano economico e culturale. L'azione politica diretta deve però, in questa fase, essere accantonata, proprio in quanto la protezione che oggettivamente ci viene garantita da Draghi non può essere messa in pericolo. Dobbiamo sostenere lealmente il Presidente del Consiglio. In un ambito europeo ed atlantico come quello in cui si muove il suo Governo, nessuna istanza corre il rischio di essere colpita da una repressione. Di più - per ora - non possiamo chiedere, ma non rivendichiamo neanche nulla di meno. L'opera di governo di Draghi porterà - con l'introduzione di una imposta patrimoniale - ad una modifica profonda dei rapporti tra le classi sociali, quella che la sinistra non ha mai osato intraprendere.
Questo grigio economista farà quanto i comunisti non hanno mai neanche concepito. Ne risulterà l'emergere di una nuova classe dirigente, il cui potere sarà basato sulla cultura più che sulla rendita economica. Questo causerà inevitabilmente una reazione violenta, di cui già si scorgono le prime avvisaglie. Poichè il ceto intellettuale si ispira all'identitarismo, si realizzeranno col tempo le condizioni propizie per realizzare i nostri obiettivi.
Questo sarà però compito di un'altra generazione. La nostra ha compiuto la propria missione storica, che consisteva nel rendere irreversibile la democrazia. Nel cui ambito, tutte le istanze possono essere realizzate.
Mario Castellano