Non avendolo più visto nessuno, si è diffusa la notizia, che non può essere né confermata né smentita, secondo cui sarebbe morto in un incidente aereo, precipitando mentre si recava a Cuba.

Su Ortega abbiamo avuto più volte occasione di esporre la nostra valutazione, che è inutile ripetere in questa sede: siamo sempre stati critici, e gli ultimi avvenimenti rafforzano questa convinzione.

La provocazione cui ricorrevano regolarmente in Nicaragua gli agenti della polizia politica consisteva nel dire che era in atto una cospirazione per uccidere Ortega, oppure suo fratello Humberto, già capo di stato maggiore dell’esercito.

Abbiamo sempre risposto che si doveva sporgere denunzia, e a questo punto il provocatore non esisteva.

A proposito del Nicaragua, abbiamo saputo che il Papa ha revocato le sanzioni canoniche comminate a suo tempo contro Padre Ernesto Cardenal, recentemente scomparso.

Non condividiamo l’adesione di questo religioso alla linea del fronte sandinista, ma riteniamo ingiustificato ogni provvedimento disciplinare motivato in base alle posizioni espresse da un ordinato in materia politica.

Ciascun sacerdote è anche un cittadino, e come tale ha diritto di formare e di esprimere le proprie opinioni, purché le tenga distinte dalle funzioni inerenti al suo ufficio.

Padre Cardenal violò però anche il divieto di assumere cariche pubbliche, essendo stato nominato ministro dell’educazione.

Le sanzioni non vennero revocate dopo che aveva lasciato l’incarico.

A nostro avviso, comunque, in una situazione rivoluzionaria come quella vissuta dall’America Latina, le norme canoniche non dovrebbero essere applicate “stricto jure”.

A Padre Cardenal si deve anche riconoscere di avere mantenuto la sua libertà di giudizio: pur essendo rimasto sandinista, seppe anche assumere posizioni critiche, il che era molto raro nel suo partito.

Il nostro fermo e mai sanato dissenso nei riguardi di questa forza politica ha sempre riguardato l’adesione al modello ideologico marxista-leninista.

Tenuto conto del fatto che i sandinisti andarono al potere nel 1979, essi avrebbero potuto collocarsi all’avanguardia del necessario processo di revisione, differenziandosi dai partiti di uguale ispirazione che li avevano preceduti.

Le questioni ideologiche vennero invece rimesse ai protettori sovietici, cubani e tedeschi orientali.

Questo portò i dirigenti del Nicaragua a polemizzare aspramente con le tendenze, denunziate in quanto revisionistiche, del partito comunista italiano.

I suoi rappresentanti a Managua, anziché prendere le difese di Berlinguer, si accodarono alle diffamazioni nei suoi confronti.

Questi signori fecero però una brutta fine (in senso politico).

Quando i servizi segreti sandinisti pretesero di coinvolgerci in azioni incompatibili con il nostro dovere di lealtà verso lo stato noi opponemmo netto rifiuto, ed informammo le autorità competenti.

Questo è documentato, ed ormai ne possiamo riferire senza venir meno all’obbligo della riservatezza.

Tempo fa, siamo stati invitati ad un incontro pubblico con altre persone che a diverso titolo avevano combattuto il terrorismo in Italia e all’estero.

In quella occasione, abbiamo potuto riferire sulla nostra esperienza, essendo apprezzati da esponenti di diverso orientamento politico.

Anche su questo abbiamo riferito in precedenti articoli.

Per quanto riguarda la nostra adesione all’opera ed al magistero del Papa, ribadiamo che quanto conta è la sua visione complessiva dei rapporti economici e politici mondiali.

Gli errori compiuti dai sandinisti trovano piena conferma nelle attuali vicende del Nicaragua, ma non inficiano la scelta di principio di chi chiede giustizia per i popoli oppressi.

Risulta d’altronde inevitabile che in questo schieramento vi siano delle contraddizioni.

Il fatto di esserci schierati con Bergoglio fin dall’inizio del suo pontificato dimostra che non ci siamo opposti ai sandinisti nel nome dell’imperialismo o della reazione: queste sono fandonie che lasciamo volentieri a certi loro corifei che hanno vissuto la guerra in America Centrale comodamente annidati nei loro confortevoli uffici di Roma.

Noi abbiamo difeso il diritto di decidere che fare in Italia unicamente in base agli interessi del nostro paese ed in funzione delle aspirazioni del popolo italiano.

Non avendolo più visto nessuno, si è diffusa la notizia, che non può essere né confermata né smentita, secondo cui sarebbe morto in un incidente aereo, precipitando mentre si recava a Cuba.

Su Ortega abbiamo avuto più volte occasione di esporre la nostra valutazione, che è inutile ripetere in questa sede: siamo sempre stati critici, e gli ultimi avvenimenti rafforzano questa convinzione.

La provocazione cui ricorrevano regolarmente in Nicaragua gli agenti della polizia politica consisteva nel dire che era in atto una cospirazione per uccidere Ortega, oppure suo fratello Humberto, già capo di stato maggiore dell’esercito.

Abbiamo sempre risposto che si doveva sporgere denunzia, e a questo punto il provocatore non esisteva.

A proposito del Nicaragua, abbiamo saputo che il Papa ha revocato le sanzioni canoniche comminate a suo tempo contro Padre Ernesto Cardenal, recentemente scomparso.

Non condividiamo l’adesione di questo religioso alla linea del fronte sandinista, ma riteniamo ingiustificato ogni provvedimento disciplinare motivato in base alle posizioni espresse da un ordinato in materia politica.

Ciascun sacerdote è anche un cittadino, e come tale ha diritto di formare e di esprimere le proprie opinioni, purché le tenga distinte dalle funzioni inerenti al suo ufficio.

Padre Cardenal violò però anche il divieto di assumere cariche pubbliche, essendo stato nominato ministro dell’educazione.

Le sanzioni non vennero revocate dopo che aveva lasciato l’incarico.

A nostro avviso, comunque, in una situazione rivoluzionaria come quella vissuta dall’America Latina, le norme canoniche non dovrebbero essere applicate “stricto jure”.

A Padre Cardenal si deve anche riconoscere di avere mantenuto la sua libertà di giudizio: pur essendo rimasto sandinista, seppe anche assumere posizioni critiche, il che era molto raro nel suo partito.

Il nostro fermo e mai sanato dissenso nei riguardi di questa forza politica ha sempre riguardato l’adesione al modello ideologico marxista-leninista.

Tenuto conto del fatto che i sandinisti andarono al potere nel 1979, essi avrebbero potuto collocarsi all’avanguardia del necessario processo di revisione, differenziandosi dai partiti di uguale ispirazione che li avevano preceduti.

Le questioni ideologiche vennero invece rimesse ai protettori sovietici, cubani e tedeschi orientali.

Questo portò i dirigenti del Nicaragua a polemizzare aspramente con le tendenze, denunziate in quanto revisionistiche, del partito comunista italiano.

I suoi rappresentanti a Managua, anziché prendere le difese di Berlinguer, si accodarono alle diffamazioni nei suoi confronti.

Questi signori fecero però una brutta fine (in senso politico).

Quando i servizi segreti sandinisti pretesero di coinvolgerci in azioni incompatibili con il nostro dovere di lealtà verso lo stato noi opponemmo netto rifiuto, ed informammo le autorità competenti.

Questo è documentato, ed ormai ne possiamo riferire senza venir meno all’obbligo della riservatezza.

Tempo fa, siamo stati invitati ad un incontro pubblico con altre persone che a diverso titolo avevano combattuto il terrorismo in Italia e all’estero.

In quella occasione, abbiamo potuto riferire sulla nostra esperienza, essendo apprezzati da esponenti di diverso orientamento politico.

Anche su questo abbiamo riferito in precedenti articoli.

Per quanto riguarda la nostra adesione all’opera ed al magistero del Papa, ribadiamo che quanto conta è la sua visione complessiva dei rapporti economici e politici mondiali.

Gli errori compiuti dai sandinisti trovano piena conferma nelle attuali vicende del Nicaragua, ma non inficiano la scelta di principio di chi chiede giustizia per i popoli oppressi.

Risulta d’altronde inevitabile che in questo schieramento vi siano delle contraddizioni.

Il fatto di esserci schierati con Bergoglio fin dall’inizio del suo pontificato dimostra che non ci siamo opposti ai sandinisti nel nome dell’imperialismo o della reazione: queste sono fandonie che lasciamo volentieri a certi loro corifei che hanno vissuto la guerra in America Centrale comodamente annidati nei loro confortevoli uffici di Roma.

Noi abbiamo difeso il diritto di decidere che fare in Italia unicamente in base agli interessi del nostro paese ed in funzione delle aspirazioni del popolo italiano.

Mario Castellano