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Se segnaliamo ai nostri Lettori, raccomandando loro di prestare a questa nobile Causa tutto l’aiuto possibile – nei modi che spiegheremo qui di seguito - l’Impresa cui si è accinto meritoriamente l’amico Ingegnere Piergiorgio Antoniadis, lo facciamo per molti e validi motivi. Che ci corre l’obbligo di ricordare. Da moltissimi anni siamo legati da fraterna amicizia, come pure da un solido e profondo sodalizio intellettuale, con l’Ingegnere Antoniadis, e prima ancora con suoi Genitori. Il Padre, Paris Antoniadis, è membro eminente della Diaspora Greca, cioè di quella ampia porzione del Popolo Ellenico che ha mantenuto intatta – pur avendo intrapreso una emigrazione remota tanto nel tempo quanto nello spazio – la propria identità. Un suo antenato si trasferì da Salonicco, all’epoca ancora sottoposta al Dominio della Turchia, fino ad Alessandria d’Egitto. Dove la Comunità Greca ha profonde radici, risalenti al tempo in cui questa Città era stata fondata da Tolomeo, uno dei Diadochi di Alessandro Magno. Al quale essa venne intitolata. Di Alessandria era originario anche il grande Poeta Neo Ellenico Giorgio Seferis, che contribuì alle Lettere del suo Paese pur non avendovi mai vissuto. La Famiglia Antoniadis si addentrò profondamente nell’Africa, fino ad arrivare sulle sponde del Congo, dove Paris nacque, crebbe e conobbe sua moglie, una Residente Italiana. Egli compì tuttavia i suoi studi nella Madrepatria, abbeverandosi della sua grande Cultura Classica. Non molti tra gli stessi suoi connazionali moderni sono in grado di leggere i Poemi Omerici e le Opere dei grandi Tragici. Paris Antoniadis fa parte di questa ”élite” intellettuale. Dal suo matrimonio poteva nascere soltanto un un Figlio dedito da una parte alla mediazione culturale, e dall’altra alla ricerca scientifica, motivata anch’essa dalla sete di Conoscenza. Se Paris Antoniadis è un degno erede della Grecia Classica, Piergiorgio è uno dei primi veri Europei. Avendo contribuito a fare del nostro Continente quella “Koiné” culturale che costituirà un giorno il fondamento della sua Unità. Radicato dapprima in Italia, poi in Belgio, Piergiorgio Antoniadis non soltanto si è dedicato all’Ingegneria, ma anche a molti altri rami della Scienza. Da quella Agraria alla Chimica, dalla Biologia alla Botanica. Divenendo uno dei pionieri dell’Intelligenza Artificiale. Questa estrema versatilità e varietà di interessi culturali non gli ha tuttavia impedito – come non aveva impedito a suo Padre – di riversare le proprie conoscenze nell’empirismo. La sua Famiglia, rimasta a lungo nel Congo malgrado i travagli successivi all’Indipendenza, ha accompagnato il Paese di Adozione nelle prime tappe del suo sviluppo. Soprattutto costituendo le infrastrutture del nuovo Stato. Ritornato in Europa, Piergiorgio Antoniadis è stato testimone di un’altra vicenda drammatica: quella della deindustrializzazione del nostro Continente, della fine cioè delle grandi Manifatture che avevano avuto proprio nel Belgio – detto non a caso “l’Officina dell’Europa” – uno de luoghi di maggiore originario sviluppo. E dove dunque la loro crisi ha causato il più forte impatto sociale. Ce n’era abbastanza per considerare impossibile svolgere ancora il proprio ruolo sociale, per pentirsi della vocazione per gli Studi di Ingegneria. Proprio qui, però, Piergiorgio Antoniadis ha concepito la sua migliore intuizione. Se gli Operai - ma anche gli Ingegneri - erano costretti a ritornare alla tera, potevano farlo senza sprecare nulla della competenza scientifica acquisita con il lavoro di generazioni. Ed ecco dunque l’Ingegner Antoniadis mettersi alla testa di un gruppo di giovani Agricoltori. “Contadino, scarpe grosse e cervello fino”, dice il nostro Proverbio. Il cervello si è affinato, ma non ci sono più le scarpe grosse, né i rozzi abiti di chi faticava nei campi. I nuovi Agricoltori vestono il camice bianco de Ricercatori, e si muovono in un ambiente rarefatto dove la Natura è assoggettata fino ad ridursi nelle dimensioni spaziali ristrette del Laboratorio, e soprattutto fino ad essere totalmente assoggettata all’opera dell’Uomo. Proseguendo la realizzazione del Comando Divino espresso nella Bibbia. La nuova frontiera dell’Agricoltura è la “Ponia”, cioè la coltivazione delle piante realizzata solo mediante l’Acqua. Nella Cultura Classica, l’Acqua era uno dei quattro Elementi. Tra essi, però, il più importante, in quanto è dall’Acqua che sorge la Vita. Tanto da essere divinizzata presso i Popoli detti ”Primitivi”. Nell’intervista che alleghiamo, Piergiorgio Antoniadis spiega con efficacia divulgativa le frontiere di questa nuova tecnica. Noi che non abbiamo Cultura Scientifica ci limitiamo a rilevare come la nuova Agricoltura, sottraendo le coltivazioni tanto alle insidie dell’ambiente quanto all’avarizia delle terre montane possa permettere a tanti giovani originari di località periferiche, colpite dal disagio sociale, di rimanere legati alle proprie radici. Applicando alle loro attività i risultati degli Studi compiuti in tante diverse Discipline. Prima di spiegare brevemente come i nostri Lettori possono contribuire a questo progresso, ci corre l’obbligo di ricordare come l’Ingegnere Antoniadis abbia reso possibile fin dall’inizio la pubblicazione di questo Giornale. Che è stata propiziata dai progressi dell’Elettronica, ma rimane legata alla realtà ed all’identità di un luogo specifico. Proprio come avviene per la nuova Agricoltura. Contribuendo alla Causa cui si è dedicato l’Ingegnere, ci si potrà almeno in parte sdebitare per l’aiuto che ci ha prestato, rendendo possibile a noi di scrivere, ed a chi ci segue di leggerci. Se vi sono dei giovani studenti o Laureati nelle diverse Discipline riguardate da questo nuovo lavoro – l’ingegneria Elettronica, le Scienze Agrarie, la Chimica, la Biologia, la Botanica – l’Impresa promossa da Piergiorgio Antoniadis offre loro la possibilità di frequentare uno “stage”. In seguito, potranno decidere se dedicarsi professionalmente a questa Opera. Se vi è chi desidera associarsi ad essa impiegandovi dei Capitali, può entrare in Società con i promotori. E’ naturalmente possibile anche l’acquisto dei prodotti, la cui qualità è garantita. Qualora però soprattutto si intenda compiere un benemerito gesto di Mecenatismo, è aperto un “Crow Founding”. Cui sollecitiamo tutti i lettori a partecipare generosamente. Il ritorno di tanti nostri giovani alla terra costituisce una necessità , ma può divenire anche Vocazione. Che si coniuga con quella per la Ricerca Scientifica. L’Ingegner Antoniadis è naturalmente a disposizione di tutti quanti vogliano approfondire gli argomenti che qui abbiamo tentato di riassumere. Ci auguriamo che la sua Opera possa essere conosciuta e prosperare per il Bene comune.

eBioAgri nasce dalla visione di Piergiorgio Antoniadis, ingegnere robotico italo-greco con competenze in informatica, elettronica, automazione, robotica e agricoltura sostenibile. Dopo esperienze maturate in diversi contesti internazionali e una formazione poliedrica e polivalente, ha scelto la Valcamonica per sviluppare il suo progetto, perché qui riconosce grandi potenzialità ancora inespresse.

Ingegnere, in cosa consiste esattamente eBioAgri?

È un progetto di agricoltura bioponica intelligente; in poche parole, è una serra tecnologica nella quale le piante crescono senza terra. Le radici ricevono acqua e nutrimento in modo preciso, grazie a sensori e centraline, che controllano temperatura, umidità, luce, pH, conducibilità elettrica, ossigenazione e qualità ambientale. Tutti i dati vengono registrati per capire cosa funziona, cosa va corretto e quali condizioni producono il risultato migliore, secondo una dieta equilibrata fornita da agronomi e nutrizionisti. eBioAgri non è più solo in fase di progettazione: infatti, dispone già di due serre e sta entrando nella commercializzazione, pur mantenendo ricerca e sviluppo come priorità permanenti. Una campagna di crowdfunding punta a sostenere ampliamento, cooperazione, formazione e passaggio commerciale.

Al momento, cosa sta coltivando?

La produzione ha preso avvio con germogli e microgreens: colture caratterizzate da tempi di crescita brevi, un elevato valore nutrizionale e un ridotto fabbisogno di spazio e acqua, che possono essere coltivate durante tutto l’anno. Questi prodotti, inoltre, risultano particolarmente interessanti per la ristorazione, i mercati locali e i consumatori attenti alla qualità. In seguito, il progetto si estenderà ad altre tipologie di coltivazione, spaziando dalle varietà locali a quelle esotiche, con particolare attenzione alla garanzia degli standard organolettici e sanitari, e all’ottimizzazione dei costi. Proprio sotto questo profilo, una stima prudenziale indica che una vaschetta di germogli, venduta a un prezzo medio di 1,10 €, avrebbe un costo di produzione di circa 0,45 €, con un margine lordo indicativo pari a 0,65 €.

Si tratta di un dato particolarmente significativo! Per quali ragioni ha individuato nella Valcamonica il territorio ideale per dare vita al Suo progetto?

Le risorse naturali ed energetiche, la tradizione produttiva, le capacità pratiche e i giovani da formare sono i punti forza della Valle. Questo territorio può vivere, in scala montana, una trasformazione simile a quella che la California conobbe all’inizio della propria evoluzione tecnologica. L’idea è, quindi, quella di creare un polo di eccellenza dedicato alla robotica applicata all’agricoltura, capace di trasformare la Valle in un laboratorio vivo e attivo, da cui sviluppare tecnologie e competenze esportabili anche altrove.

Quali sono i principi fondamentali del Suo progetto?

Sicuramente la formazione. Da circa tre anni, eBioAgri coinvolge sei giovani di età e orientamenti diversi, impegnati in un percorso pratico che unisce agricoltura, robotica, informatica, automazione, sensoristica e intelligenza artificiale. L’obiettivo non è solo insegnare nozioni, ma farli lavorare su sistemi reali, affinché possano vedere come una serra intelligente funziona, producendo dati, controllando l’ambiente e migliorando ciclo dopo ciclo.

Un altro aspetto centrale di eBioAgri è la sicurezza del prodotto: una rete di sensori e di punti di rilevazione permette di analizzare in modo accurato, secondo per secondo, l’andamento della coltivazione. Il sistema è pensato per ridurre al minimo l’uso di sostanze nocive, ostacolare i parassiti e individuare eventuali patologie in modo rapido. In questo modo, eBioAgri offre alimenti più controllati, sicuri e trasparenti, riducendo gli interventi chimici e aumentando l’affidabilità dell’intera filiera.

Il termine “Bio”, nel nome eBioAgri, indica che il prodotto è biologico certificato?

No, richiama – piuttosto – concetti come sostenibilità, attenzione ai processi naturali e tecnica di coltivazione bioponica. A differenza delle coltivazioni in campo aperto, le serre controllate di eBioAgri proteggono le piante dagli effetti diretti di piogge acide, contaminazioni atmosferiche, eventi climatici estremi e altre forme di pressione ambientale o antropica. Ciò nonostante, il progetto non si presenta come biologico certificato.

L’intelligenza artificiale (IA) è un ingrediente fondamentale nel Suo progetto…

Assolutamente sì! L’IA è uno strumento che aiuta a ridurre errori, sprechi e consumi, migliorando la qualità, l’uniformità e la stabilità produttiva.

Infatti, analizza i dati raccolti durante la coltivazione e può aiutare a identificare i migliori parametri per la crescita della pianta (temperatura, acqua, tipo di luce, ecc.). Il fine, naturalmente, non è sostituire l’agricoltore o il tecnico, le cui competenze restano centrali, ma rafforzarne le conoscenze e supportarne le decisioni attraverso i dati raccolti dall’IA.

Precedentemente parlava di un crowdfunding. Perché è nata l’esigenza di fondarlo?

Per raccogliere fondi destinati ad ampliare le serre, acquistare sensori e attrezzature, sviluppare il sistema tecnologico, rafforzare la formazione e accompagnare il passaggio alla fase commerciale. Il crowdfunding serve anche a coinvolgere cittadini, imprese e sostenitori in un progetto radicato nel territorio.

Infine, quali prospettive di crescita immagina per eBioAgri?

Vogliamo che eBioAgri diventi un modello scalabile, mantenendo in Valcamonica il cuore dell’iniziativa e trasformandolo in un polo di competenze, controllo, ricerca e coordinamento, capace – in futuro – di monitorare anche impianti collocati a grande distanza. Nonostante l’espansione, la visione rimarrà la stessa: produrre cibo sicuro e tracciabile, ridurre l’impiego di risorse, sviluppare tecnologie locali e offrire ai giovani una prospettiva concreta nell’agricoltura del futuro.

Mario Castellano