Su "La Repubblica" di sabato sei giugno, l'autore ne discute con Alessandro Baricco, il quale si rifà al secondo scontro tra due mondi, risalendo il primo alla guerra di Troia. Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che si era trattato di un evento reale, ma la sua importanza era stata accresciuta dalla costruzione del mito omerico, destinato - come tutti i miti - a motivare ed a cementare una identità collettiva, quella dei greci.

In realtà, una spedizione sulle coste dell'attuale Anatolia, benchè costituisse un successo dal punto di vista militare, non poteva certamente portare alla conquista dell'Asia: "Asia est", si diceva per significare tanto la sua irriducibilità culturale quanto l'impossibilità anche materiale di sottometterla.

L'alterità spirituale di questo continente veniva addirittura motivata dalla mitologia con l'asserzione che in Asia erano nati gli dei.

In tempi più recenti, si constata che vi si sono originate tutte le religioni, israelitica, cristiana, islamica, induista e buddista.

Se gli occidentali hanno adottato in grande maggioranza il cristianesimo, le recenti conversioni alle altre fedi orientali confermano la persistente vitalità spirituale dell'Oriente.

La Cina, anche se la maggioranza dei suoi abitanti è buddista, conforma il proprio modello politico e sociale ad un pensiero - quello confuciano - che non si può considerare propriamente come religioso, ma proprio per questo risulta più adatto a fondare una disciplina collettiva che trova nello Stato - e non già nell'autorità spirituale - il proprio riferimento.

Tornando però alla conversazione tra Rampini e Baricco, quest'ultimo si rifà alle guerre persiane. Le quali - a differenza della guerra di Troia - costituirono un effettivo tentativo di conquista. Possiamo dire - partendo precisamente dal presupposto che "Asia est" - che l'Occidente può permettersi di fallire in tutte le sue spedizioni, e di ritirarsi da tutte le sue conquiste - come avvenne per l'impero di Alessandro il Grande - senza per questo mettere in gioco la propria sopravvivenza.

Se invece fossimo invasi noi, ciò significherebbe la fine dell'Occidente.

Dopo Maratona e Salamina, sono venute le battaglie di Poitiers e di Vienna. Non mettiamo nel conto Lepanto, essendosi trattato in sostanza di uno scontro di confine.

A proposito della vittoria riportata da Carlo Martello, un professore di generazioni del nostro liceo diceva invece sempre: "se avessero vinto gli arabi, oggi porteremmo il turbante".

Parlando comunque delle guerre persiane, Baricco coglie un dato storico reale quando afferma che i greci combattevano per sopravvivere.

Ci sono però delle situazioni, come quella causata dall'attuale epidemia, in cui la disciplina collettiva conta più delle capacità individuali, che si esprimono con la libertà politica.

Ecco dunque spiegato perchè la Cina esce in sostanza vincente dalla prima battaglia della nuova guerra. Il cui esito rimane comunque remoto ed imprevedibile.

Probabilmente, l'Oriente avanzerà, conquistando territori, sottomettendo e convertendo popolazioni, come già era avvenuto nel secolo intercorso tra l'egira e la battaglia di Poitiers, fino a quando l'Occidente - dopo avere ripiegato - si attesterà su di una nuova linea difensiva, che diverrà invalicabile in quanto chi la presidierà avrà ritrovato le poprie motivazioni.

Mao Tse Tung e Paul Valéry definirono contemporaneamente - senza conoscere l'esistenza l'uno dell'alro - l'Europa come "un promontorio dell'Asia". Quanto è esteso questo promontorio?

Tempo fa, ci capitò di assistere all'incontro tra un emissario del governo russo ed un rappresentante della Chiesa cattolica. Dalla conversazione, risultò la fondamentale irriducibilità tra due diverse concezioni del cristianesimo.

Se volessimo trovare nelle arti figurative il riflesso dell'una e dell'altra, prenderemmo da una parte l'immagine del Cristo Pantocratore nell'abside del duomo di Monreale, quella cioè del "basileus" del mondo, e dall'altra la figura umana dolente dei Crocifissi di Cimabue e di Giotto. Con i quali l'arte occidentale si distacca dalla fissità dell'icona, mentre la società comincia ad evolvere verso l'emancipazione dell'uomo.

Il cristianesimo, dopo avere convertito tanto l'Oriente quanto l'Occidente, si divideva riproducendo in sé stesso la loro contrapposizione.

La seconda Roma è caduta in mano agli infedeli, mentre la prima sopravvive in una società laica e secolarizzata. Soltanto la terza Roma si qualifica ancora come capitale di un impero cristiano, cioè della realizzazione terrena della fede.

È giusta la scelta della Chiesa cattolica, che rifiuta la teocrazia ed il cesaropapismo nel nome della laicità dello Stato, ma bisogna tenere conto dei rapporti di forza se si vuole preservare l'identità cristiana.

Il declino dell'Occidente risulta probabilmente irreversibile, ma si pone il problema di quale Oriente debba costituire il nuovo punto di riferimento per la Chiesa. Quello rappresentato dalla Cina è ateo, e comunque infedele, mentre quello bizantino si mantiene fedele alle proprie radici cristiane.

La scelta non spetta certamente a noi, ma vorremmo almeno conoscerla.

Forse le sue motivazioni si nascondono nei capi d'accusa contro padre Bianchi. Che rimangono però sottoposti al segreto canonico, mentre l'accordo del 2018 tra la Santa Sede e la Cina è soggetto al segreto di Stato.

Mario Castellano