La pazzia non può rendersi conto della pazzia, e la cecità non può vedere la cecità.

È dunque il caso di concludere che “Deus quos perdere vult dementat”.

La risposta al richiamo formulato da Lerner non si è comunque fatta attendere.

L’Italia rinnoverà tacitamente – come c’era da attendersi – l’accordo sui migranti con la Libia, negoziato da Minniti (il quale torna comunque a menarne vanto) e dal Console Gentiloni Silveri: un soggetto, quest’ultimo, che porta la tendenza al “pactum sceleris” nella sua eredità genetica.

Dopo il rinnovo tacito dell’atto di Diritto Internazionale, verrà richiesto alla controparte di rivederlo in alcune parti.

Ciò, tuttavia, non impedisce che si producano le conseguenze seguenti:

I) Se non verranno concordate delle modifiche alle norme vigenti, l’Italia sarà tenuta ad osservarle così come sono attualmente configurate;

II) Ben difficilmente la Libia accetterà di modificare i punti salienti del testo attuale dell’accordo, che prevede il riaccompagno forzoso di quanti vengono recuperati in mare dalla sua “Guardia Costiera” nei tristemente famosi “Centri”.

La posizione dell’Italia risulta d’altronde a questo punto schizofrenica: se la “Guardia Costiera” non può operare, per quale motivo l’abbiamo costituita, finanziata ed addestrata?

E se non siamo d’accordo con le sue vigenti regole d’ingaggio, perché le abbiamo concordate?

Risultava possibile – dal punto di vista del Diritto Internazionale – non soltanto l’omesso rinnovo del Trattato, ama anche la sua denunzia.

È stato infatti emanato da parte del Governo di Tripoli un Decreto che dispone manifestamente in contrasto con l’accordo sottoscritto: le Autorità libiche si riservano la facoltà di fermare le navi addette al recupero dei naufraghi anche al di fuori delle loro acque territoriali, purché si trovino nella cosiddetta “SAR”, di condurle forzatamente in porto e di sequestrarle.

Non è chiaro se gli equipaggi possano essere sottoposti a procedimento penale ed arrestati, ma certamente la Libia si propone di mettere fine ai salvataggi.

Se tutto questo era previsto nell’accordo stipulato con l’Italia, non lo si doveva sottoscrivere; se viceversa non era previsto, la Libia lo ha violato, e l’Italia ha facoltà di denunziare il Trattato.

In realtà, se l’accordo andava bene ai Democratici, non si vede perché ne debba recedere un Ministro degli Esteri che – gareggiando in estremismo con Salvini – ha definito le navi umanitarie “taxi del mare”.

Il quesito posto da Lerner dovrebbe dunque estendersi alla stessa ragion d’essere della attuale alleanza di governo.

A suo tempo, il Professor Alberto Melloni ammonì che tanto la cultura politica dei Leghisti quanto quella dei “Pentastellati” sono entrambe di Destra.

Emma Bonino, che con preveggenza ha rifiutato di votare la fiducia all’attuale Esecutivo, cita la proprietà transitiva: “Se A è uguale a B e B è uguale a C, A è uguale a C”.

Zingaretti, avendo studiato fino alla Terza Media, dovrebbe conoscere almeno questo principio della matematica.

Ora si dà il caso che i seguaci di Grillo facciano la politica di Salvini, naturalmente con la scusa di non perdere voti a suo favore.

I Democratici, a loro volta, seguono gli indirizzi dei “Pentastellati” per evitare che costoro ritornino con la Lega.

Il risultato è che Salvini “governa dall’opposizione”, e gode dei vantaggi di stare nello stesso tempo dentro e fuori il Palazzo: agendo come Tribuno della Plebe conquista gli Enti Locali, e operando quale governante “de facto” conduce la società e lo Stato dove vuole lui.

Non sappiamo se Zingaretti riceva quotidianamente la “Rassegna Stampa”, che viene trasmessa anche ai Sindaci delle Città di provincia.

Se la riceve, probabilmente non capisce che cosa c’è scritto.

Se fossimo al suo posto, faremmo attenzione a quanto scrivono “La Repubblica” e “L’Espresso”, portavoce in Italia di interessi e punti di vista propri degli ambienti più influenti di quello che Eugenio Scalfari chiamava il “Nor Ovest” del mondo.

Da tempo, il suo giornale ha tirato fuori una storia possibilmente ancora più inquietante di quella dei soldi russi alla Lega.

Pare che Conte, quando era ancora a capo del Governo “bipopulista”, abbia ordinato ai Servizi di “Intelligence” italiani di cooperare con Trump per accreditare la sua versione del “Russiagate: secondo “The Donald” si sarebbe trattato di una congiura ordita in combutta tra i Governi europei ed i “liberal” americani per screditarlo.

È comunque assodato che per ordine di Conte i dirigenti dei Servizi italiani abbiano incontrato dei soggetti statunitensi i quali non sono loro omologhi, e questo costituisce di per sé una scorrettezza istituzionale.

Quanto è peggio, tale operazione testimonia l’adesione di Conte – in versione “bipopulista” come in veste “giallorossa” - alla Internazionale “sovranista”, che annovera tra le sua fila tanto il Presidente degli Stati Uniti quanto il suo “Ambasciatore” in Vaticano Steve Bannon.

Se il nostro Governo è in mano a gente simile, che cosa ci stanno a fare i Democratici?

Questa domanda si ricollega con il quesito posto da Gad Lerner: Zingaretti e soci vogliono esprimere dissenso da questo orientamento del Governo, a costo di passare all’opposizione, oppure intendono omologarsi con il “sovranismo”?

La risposta è venuta nel momento in cui hanno deciso di appoggiare Conte, senza peraltro esigere un cambio di indirizzo.

L’Italia si è dunque dislocata, senza che ne accorgessimo, in uno schieramento internazionale opposto rispetto a quello cui era appartenuta fino dalla Liberazione, e questa scelta ha coinvolto anche l’ex opposizione.

Il Papa non ha mai voluto ricevere Salvini quando il “Capitano” era Ministro dell’Interno.

Oggi si parla di pressioni esercitate dall’ambiente “sovranista” affinché venga destituito il Cardinale Segretario di Stato: si esige dalla Santa Sede una pubblica ed umiliante ritrattazione dell’indirizzo seguito fino ad ora nei riguardi delle vicende italiane.

Alla fine, “tout se tient”, come si dice in francese.

Gli spazi di cui il Vaticano ha bisogno per operare liberamente dovrebbero essere più ampi di quelli garantiti dalla sua sovranità simbolica.

Dal 19 febbraio del 1929 fino al 25 luglio del 1943, la Santa Sede poté agire in ambito mondiale barattando il proprio “status” diplomatico con l’appoggio fornito al regime fascista.

Questo spiega come il massimo di repressione all’interno dello Stato italiano abbia coinciso con il vertice del prestigio e dell’efficacia dell’azione svolta dal Papa oltre i nostri confini.

Se però dovesse rafforzarsi la tendenza attuale della politica italiana, il conflitto tra le due sponde del Tevere risulterebbe acuito fino a mettere in discussione l’indipendenza di cui la Chiesa ha bisogno per agire in ambito internazionale.

Mario Castellano