È disponibile, in alternativa, il braccialetto elettronico.

Chi non ha abbastanza soldi per comprare l’ultimo modello di “smartphone”, sarà trattato come i detenuti ai “domiciliari”: un tempo si denunziava la “giustizia di classe”, ora c’è la “profilassi di classe”.

Si potrà dunque sapere chi frequenta gli oppositori politici, facendolo entrare a sua volta nel novero delle persone da tenere sotto controllo.

La ditta fornitrice appartiene al figlio di Berlusconi, il quale offre in cambio il suo sostegno al governo.

Di Battista, reduce da un giro del mondo pagato dal “Cavaliere”, dice che ci si deve alleare – ed allineare – con la Cina.

Rimane che mettere in connessione tutti questi dati, cioè l’applicazione della “app”, il “business” di Berlusconi, le scelte geostrategiche suggerite da Di Battista e – “dulcis in fundo” – il “celeste impero”, quindi applicare al tutto la teoria transitiva.

La Lombardia farà la fine del Tibet.

Mentre però il Dalai Lama manifesta nella sua figura un grande equilibrio interiore, Fontana muove uno sguardo spiritato, come se gli apparisse il demonio in persona.

E ne ha ben donde.

Sul piano del diritto pubblico, notiamo come il concessionario privato che ha preso in appalto l’applicazione della “app” ai telefoni è stata designata mediante un decreto del “commissario alla emergenza” Arcuri.

Il “commissario” è figura diversa dallo “alto commissario”: la quasi omonimia non deve trarre in inganno.

Gli “alti commissari” hanno rango di ministri, possono partecipare alle riunioni del governo ed emanare atti amministrativi nelle materie conferite alla loro competenza contestualmente alla nomina.

I “commissari” hanno invece solamente un compito di coordinamento, per cui i loro “decreti” risultano nulli, non provenendo da un organo della amministrazione.

Continua lo scempio del diritto pubblico italiano.

Mario Castellano