Gli Inglesi sono riusciti ancora una volta a preservare la loro identità senza cadere nell’intolleranza: le manifestazioni di affetto e di simpatia tributate al nuovo Re – uomo colto, intelligente ed equilibrato – non hanno assunto nessun significato esclusione verso chi è diverso per appartenenza culturale, per religione o per origine etnica, ma tuttavia si riconosce nella stessa cultura politica - quella liberaldemocratica - che trova nel pensiero dei filosofi della rivoluzione di Cromwell, come Locke ed Hobbes, una delle proprie fonti di ispirazione.

L’altra è costituita dall’Illuminismo francese, fondamento a sua volta della “Disciplina Repubblicana” transalpina.

Nella quale, però, ben il quaranta per cento dei Francesi – secondo i risultati delle Presidenziali – ha dimostrato di non credere, votando per la Le Pen nel nome del pensiero tradizionalista e reazionario.

Sono appunto i reazionari di ogni risma che tornano al potere in Italia: non diciamo i fascisti, in quanto riconosciamo che l’ispirazione ideologica della Meloni è piuttosto una miscela in cui entra tutto quanto – a cominciare dal confessionalismo e dal tradizionalismo cattolico - si contrappone agli ideali liberaldemocratici.

Naturalmente, la popolana delle borgate eviterà di trattare simili questioni teoriche incontrando i suoi interlocutori occidentali: né, d’altronde, ne sarebbe all’altezza.

Tuttavia, nella sua impostazione dei problemi concreti – “in primis” quello dei rapporti con l’Europa – ripercuoterà inevitabilmente una ispirazione nazionalista, tipica di certa provincia italiana: la stessa che induceva Mussolini – altro soggetto digiuno del pensiero politico occidentale – a farneticare su di un supposto nemico “demo - pluto -giudico - massonico - bolscevico”.

Se non si sa nulla della democrazia, del capitalismo, della Massoneria e del socialismo, ci si rifugia nella loro demonizzazione in blocco.

Da questo punto di vista – e non già nella imitazione delle forme esteriori del regime

- la Meloni è la vera e degna erede del Duce.

Lo prova il fatto che riapre il contenzioso con l’Austria, andando a Bolzano per rinfocolare le polemiche sul confine al Brennero, e soprattutto quello con la Francia.

È inutile aspettarsi da gente nata e cresciuta lontano dai confini un minimo di comprensione della nostra identità di transizione.

Se ritorna la politica dei “cannoni a Ventimiglia” (Salvini aveva tentato a suo tempo di resuscitarla), saranno distrutti settantasette anni di sforzi, volti ad abbattere una frontiera che la nostra gente considera innaturale.

Per fortuna, la Francia di Macron si è premunita da tale pericolo stipulando – finché si era in tempo – il “Trattato del Quirinale”.

L’antifascismo, nelle sue diverse declinazioni, non è riuscito a divenire una cultura politica unificante.

Lo prova l’abdicazione di chi si era incaricato di rappresentarlo dalle nostre parti.

La festa annuale degli importatori di selvaggina ha celebrato la sua ultima esibizione, prima che ritorno al potere degli eredi dei repubblichini, senza annunziarla con i manifesti.

Si tratta della tipica soluzione “all’Italiana”: rendendo pubblica la convocazione, si sarebbe irritata la parte del “partito trasversale” ormai anche formalmente alleata con i “nostalgici”.

Le conseguenze sarebbero state nefaste per chi ha da tempo intrapreso la via della privatizzazione dei beni già appartenenti a soggetti “di Sinistra”.

Il Sindaco evita accuratamente di intimare le riparazioni necessarie affinché dal “Cremlino” di via San Giovanni – ormai in rovina fisica, oltre che politica – si distacchi una tegola, ammazzando qualche malcapitato passante.

Quanto alla dimora onegliese del Maestro Berio, che doveva ospitare una fondazione dedicata alla sua opera, e più in generale alla promozione della cultura musicale, viene gestita quale “res privata”.

Non vi è dubbio sul fatto che “stricto jure” risulti tale, ma le intenzioni dell’artista erano probabilmente diverse.

Tutto questo si spiega col fatto che il settore ex comunista del “partito trasversale” corre a dare man forte alla maggioranza.

Entra nel “pacchetto” anche la conduzione dell’Azienda Tranviaria: la quale riesce a fare circolare i propri mezzi grazie allo stesso miracolo che permette alla sede di via San Giovanni di non crollare.

A chi crede ancora che si tratti di degenerazioni tipiche di certa “politique politicienne” provinciale, possiamo ricordare che nessuno chiede alla proprietà de “La Repubblica” di pagare i contributi.

Finché in cambio si sostiene il Governo Draghi, poco male: quando però si rende necessario evitare le critiche alla Meloni, l’incoerenza diviene clamorosa.

L’adattabilità del tipo umano appartenente al “generone” della Roma “de Sinistra” è però illimitata.

Basta dire che la pescivendola viene descritta come buona, mentre il “Capitano” è cattivo: tanto più che costui si accinge a figurare come recettore dei soldi di Putin, mentre la sua alleata sostiene “l’eroica lotta del popolo ucraino”.

Prima o poi, tuttavia, anche l’Italia verrà coinvolta in uno dei tanti contenziosi internazionali destinati a manifestarsi con l’aggravarsi della crisi economica e sociale: i vari Governi avranno sempre più bisogno di chiamare i cittadini a difendere i “scari confini della Patria”.

Questa è l’inevitabile conclusione del ciclo iniziato quando alla promozione degli ideali universali di pace e fratellanza tra i popoli si è sostituita la rivendicazione delle diverse identità: che può portare alla xenofobia.

Ci domandiamo che cosa c’entra con questo la guida spirituale di una Chiesa che si dice “Cattolica”, cioè universale.

Noi, però, siamo, dei “modernisti”, sui quali incombe la scomunica.

Mario Castellano