I funerali di Berlusconi sono il classico evento che segna – rendendola visibile – la fine di un periodo storico, ed il conseguente inizio di quello successivo.

Il fatto si era già determinato da qualche tempo: non molto, in realtà, potendosi fare coincidere col momento in cui Conte – offeso per non essere stato adeguatamente considerato – aveva tolto la Fiducia a Draghi.

Da allora, è valso il motto latino che dice Motus in fine velocior.

Il Cavaliere, visto finito il suo pur lungo momento di gloria, si è probabilmente lasciato morire.

Con lui è scomparso lo ultimo democristiano.

Il quale, essendo cresciuto in questa scuola politica, ne ha certamente assorbito le furberie da sacrestia, ma non il respiro ecumenico, nella duplice versione del Cattolicesimo Sociale e della apertura verso il mondo.

Berlusconi aveva infatti ridotto tale visione storica ed universale ad espediente da politique politicienne.

Se Andreotti, Fanfani e La Pira furono capaci – malgrado la ristrettezza dei margini in cui il nostro Paese poteva svolgere la sua politica estera – di farsi ascoltare al Cremlino, anche Berlusconi ne fu in grado, ma soltanto per negoziare qualche affare con Putin, ovvero per spacciare come un grande successo diplomatico il pateracchio di Pratica di Mare.

Dove, regalando al suo amico un pezzo della Georgia – proprio come era successo nel 1938 a Monaco per la Cecoslovacchia, privata dei Sudeti - incrementò gli appetiti del nuovo Capo del Cremlino.

Il quale, infatti, avrebbe preteso dopo qualche tempo la Ucraina.

Nella sua azione di governo, il Cavaliere aveva proseguito nella elargizione di qualche contentino agli Enti Locali, senza tuttavia decidersi tra la autonomia ed il centralismo.

La Meloni avrebbe invece imboccato decisamente questa strada.

Sul piano ideologico, non si toccava la questione posta dalla scelta tra Fascismo e Antifascismo.

Il Cavaliere sdoganava Fini, ma si faceva mettere al collo, da parte dei veterani della Brigata Maiella, il fazzoletto dei Partigiani.

La Meloni avrebbe invece posto alla base del proprio potere una visione della vicenda nazionale che considera positivo quanto avvenuto dalla Unità fino al Venticinque Luglio, e come una degenerazione il successivo tentativo, durato per ben ottanta anni, di costruire una democrazia.

Se dunque vi è un episodio della storia europea cui si può paragonare la successione tra il Cavaliere e la popolana romanesca, è la morte di Hindenburg, avvenuta nel 1934, quando il Maresciallo era Presidente della Repubblica.

Hitler ne approfittò per cumulare la sua carica con quella di Cancelliere, ed annesse la vecchia Destra nazionalista.

Come aveva fatto Mussolini nel 1924, in occasione del Congresso di Napoli del Partito Fascista.

I superstiti berlusconiani sono dunque in procinto di essere notabilizzati, come appunto si diceva ai tempi della Democrazia Cristiana.

Il Bassotto, pur accettato nello Empireo dei Duemila ammessi al Duomo di Milano ma non inquadrato dalla MEDIASET, andrà a Strasburgo, ed i Fratelli della Meloni assumeranno su di sé i debiti del Comune.

Berlusconi si è barcamenato tra due Italie, propendendo naturalmente per quella di Destra, ma senza avere il coraggio di andare fino in fondo nella sua scelta.

Questo, infatti, avrebbe comportato la instaurazione di un regime.

Egli ha lasciato dunque tale compito ad una nuova generazione.

Il Cardinale Delpini, nella sua omelia, ha detto con sagacia ecclesiastica che è morto un uomo.

Senza chiarire se abbia usato questo termine nel senso proprio di Shakespeare (He was a man), ovvero in quello di Terenzio: Homo sum, et nihil humanum mihi alienum puto.

La risposta era nel parterre, in cui si notava la presenza di due mogli, mentre una terza, rimasta in casa, aveva diffuso un messaggio di condoglianze.

Anche nella vita privata, il Cavaliere non aveva saputo scegliere.

POST SCRIPTUM

Il Commendator Mohammed Bensa ci ha comunicato – per il tramite di uno dei suoi attendenti bengalesi – che sta pregando per la nostra conversione alla Fede Islamica.

Lo ringraziamo, ma respingiamo le sue orazioni al mittente, consigliandolo di dedicarle piuttosto alla conversione di Franco Brioglio.

La quale, riguardando un Dirigente del Comitato Olimpico, risulterebbe ben più redditizia – in termini di prestigio e di proselitismo – per la Comunità Islamica.

Gli Arabi eccellono infatti in alcune discipline sportive, come le corse dei cavalli.

Nel caso specifico, si potrebbero organizzare con successo quelle degli asini.

Mario Castellano