Il Cardinale Zuppi ha rilasciato una intervista collettiva ai giornalisti delle nostre maggiori testate, dichiarando che la Chiesa prevede un “ottobre caldo”, durante il quale si propone di svolgere una “interlocuzione” con il Governo di Draghi.

“Interlocuzione” non è sinonimo di “collaborazione”, e nessuno meglio di un Porporato – abituato a pesare attentamente le proprie parole - conosce la differenza tra l’una e l’altra.

Ciò sta a significare che la Chiesa indubbiamente sarà impegnata per sostenere la società italiana, ma senza accettare alcuna subordinazione all’Autorità civile.

Fin qui, il Cardinale non dice nulla di nuovo.

La Gerarchia, pur essendo ormai definitivamente superate le contrapposizioni del passato – questo è il concetto più importante lasciato intendere di Zuppi – non si propone però nemmeno di operare di concerto con le Autorità temporali.

Si esplicita così quanto abbiamo scritto più volte: dopo la supplenza esercitata in seguito a Caporetto, e dopo quella svolta a causa dell’Otto Settembre, la storia è destinata a ripetersi.

Consumato il fallimento dello Stato liberale e dello Stato fascista, la stessa sorte attende anche l’attuale.

Con cui non esiste – neanche da parte di un bergogliano come Zuppi – alcuna contiguità ideologica, che d’altronde potrebbe riscontrarsi soltanto se questo Stato fosse ancora in grado di esprimere una cultura.

Si constata piuttosto un atteggiamento di sostanziale diffidenza: “Chiunque sarà l’interlocutore istituzionale la Chiesa sarà attenta a difendere le persone e il bene comune”.

Esiste tuttavia il fondato timore che lo Stato non sia più in grado di promuoverlo, ed in tal caso la supplenza da parte della Chiesa risulterebbe non soltanto inevitabile, ma anche completa.

Il Cardinale afferma che la divisione fra Destra e Sinistra costituisce una “toponomastica mentale ormai obsoleta”.

Dinnanzi ad una simile affermazione, non ci stracciamo certamente le vesti, avendo constatato come a Genova la “Sinistra” più “pura e dura” (?!) - che ancora non riesce a liberarsi dell’eredità stalinista - abbia fatto perdere le elezioni all’unica Sinistra possibile, cioè quella che non è né nostalgica, né velleitaria.

Ciò detto, non si può tuttavia negare che le divisioni politiche esistano ancora, anche se non sono più definibili in base alla “toponomastica” del passato.

Oggi si deve scegliere tra la società multiculturale e la “pulizia etnica”, tra l’autodeterminazione e l’oppressione dei popoli, e davanti a tali alternative non si può rimanere indifferenti.

Si deve però scegliere soprattutto tra un modello solidale di società, che sia in grado di ripartire equamente le risorse ancora disponibili, ed un consorzio sociale in preda all’egoismo ed alla conflittualità.

Su questa discriminante – sembra insinuare il Cardinale – la Chiesa ha già preso posizione, dimostrando di far seguire gli atti concreti all’affermazione dei principi.

Tra i politicanti, invece, vi è chi non ha ancora deciso, chi ha scelto l’egoismo sociale e chi – pur avendolo rifiutato in linea teorica – non sa dimostrarsi coerente.

Ne consegue che la supplenza esercitata dalla Comunità dei Credenti sarà necessariamente rivoluzionaria, proponendosi di realizzare quel modello basato sulla “sviluppo zero” e sulla economia circolare che è descritto nel Magistero del Papa.

Da parte nostra, avanziamo soltanto una raccomandazione: si eviti di cadere nella teocrazia e nel confessionalismo: tanto più che su di una scelta come quella prospettata dall’Arcivescovo di Bologna possono convergere sia i credenti, sia i non credenti.

Mario Castellano