Il dato più preoccupante che emerge da un esame della situazione italiana non è tanto costituito dalla assenza di una opposizione credibile ed efficace, ma il fatto che essa non esiste in quanto non rappresenta delle istanze, degli interessi collettivi tali da determinare una qualsiasi mobilitazione die cittadini.
La Signora Schlein, data la sua formazione cosmopolita, che fa di lei il tipico soggetto déraciné – come si dice in francese – non ha probabilmente mai conosciuto il pensiero di Gramsci, che rappresenta il contributo più alto recato da un italiano alla elaborazione politica del Novecento.
Se lo ha letto, la Signora elvetico – germanico – statunitense non lo ha capito, e comunque non pare in grado di metterlo in pratica.
Secondo Gramsci, prevale chi sa conquistare la egemonia, definita come la capacità di rappresentare e di tutelare gli interessi generali.
Nella sua visione, la classe operaia sarebbe infatti divenuta egemone in quanto si fosse dimostrata capace di rappresentare anche gli interessi delle altre classi.
Di qui derivava non soltanto il riconoscimento della esistenza di diversi corpi sociali, ma anche la constatazione della necessità di preservarli, e non di distruggerli.
Di conseguenza, Gramsci considerava pienamente compatibile con lo avvento del Socialismo il pluralismo economico.
Se il pensatore di Ghilarza ritornasse in vita, egli verrebbe dunque dolorosamente colpito non solo e non tanto dalla constatazione della incapacità – da parte del suo Partito – di esercitare la egemonia, bensì addirittura dal venir meno degli stessi soggetti su cui tale egemonia avrebbe dovuto esercitarsi.
Si è detto giustamente che i dittatori – ma questo vale anche per la sottospecie dei democratori – non sono gli assassini delle democrazie, bensì i loro becchini.
La Meloni non ha distrutto il pluralismo sociale: lo ha trovato distrutto, e passando su questo deserto ha potuto percorrere la strada che la conduceva al potere.
Un potere che risulta assoluto non in quanto la Signora della Garbatella abbia sbaragliato i propri nemici, bensì perché costoro le hanno lasciato libero il campo.
Quando esisteva ancora la vecchia Confindustria, Valletta scendeva periodicamente a Roma per compiere quello che egli chiamava il Giro delle Sette Chiese, dovendo elargire dei soldi ai Partiti Politici per garantirsene il favore.
Oggi, è la Meloni che va a Milano, dove assiste quale ospite di onore dal Palco Reale alla Prima della Scala, e rilascia una intervista al corpo redazionale al gran completo del Corriere della Sera, un tempo espressione della borghesia imprenditoriale lombarda, diffidente verso tutto quanto veniva da Roma.
La Presidente del Consiglio potrebbe dire, come Brenno agli antichi Romani: Guai ai Vinti!
Anche se non lo fa per educazione, ella sa bene che può imporre le proprie condizioni ad un ceto ormai incapace di sopravvivere vendendo i suoi manufatti alla clientela nazionale ed estera, la cui unica speranza di sopravvivenza è dunque costituita dalle commesse dello Stato.
Su cui decide il Governo.
I Sindacati, da parte loro, hanno cessato praticamente di esistere, essendo il lavoro ormai parcellizzato e saltuario.
Quanto alla Schlein, mancandole ogni soggetto sociale di riferimento, tenta di inventarlo, e crede di trovarlo nei genitori omosessuali desiderosi di adottare un bambino.
La cui causa risulta certamente rispettabile, ma non si identifica con alcun interesse socialmente rilevante, né tanto meno è in grado di suscitare delle passioni civili.
Per giunta, essa va nella direzione contraria alla necessità di ricomporre la coesione del tessuto sociale.
Se la Signora elvetico – germanico – statunitense volesse compere un gesto certamente demagogico, ma quanto meno atto a procurarle qualche simpatia, corrispondendo con lo attuale zeit geist (proviamo a usare la sua lingua, dal momento che costei non capisce le faccende italiche), si metterebbe un grembiule, e servirebbe – almeno una tantum - gli assistiti da una mensa della Charitas.
I quali sono, ahimè, certamente più numerosi e rappresentativi dei genitori omosessuali vogliosi di adottare, e comunque hanno già trovato nella Chiesa il soggetto che provvede alle loro necessità.
Ne esiste in realtà un altro, che è la Mafia.
Nessuno dei due può tuttavia uscire da un ambito metapolitico.
Noi diciamo per fortuna, non essendo favorevoli né ad una confessionalizzazione, né tanto meno ad una criminalizzazione dello Stato.
La Meloni, intanto, tesse buoni rapporti con entrambi, essendo stata beneficiata da un lato dallo apporto della criminalità organizzata, e provvedendo da un altro lato ai bisogni della Chiesa.
I corpi sociali superstiti, che sono ancora in grado di fare dei favori - ovvero di riceverli e di gestirli - sono dunque entrambi organici al suo potere.
Che non ha neanche bisogno di minacciare lo impiego di mezzi coercitivi.
Abbiamo letto attentamente quanto dichiarato a La Stampa di Torino da Giordano Bruno Guerri.
Non mettiamo assolutamente in dubbio la sua onestà intellettuale – tanto più essendo indubbio quanto egli osserva – ma dire che non esiste il regime perché la Opposizione può esprimersi liberamente in Parlamento significa trascurare un dato di fatto evidente: la Opposizione, infatti, tace non già per via dei limiti intellettuali dei suoi esponenti (che pure esistono), bensì perché non vi è più nessuno che possa e debba essere rappresentato.
Se la società perde la sua articolazione, la dittatura si può considerare per ciò stesso instaurata.
Non soltanto nel Burundi, dove la società civile non è mai esistita, ma anche in Italia.
Dove ha viceversa smesso di esistere.
Rimane però una sua articolazione, una sua espressione: quella costituita dalle distinte identità.
Si trova in questi giorni ad Imperia, per confrontarsi con le diverse realtà economiche di entrambi i lati del confine con la Francia, una delegazione del Trentino, naturalmente recata in pellegrinaggio presso il Ristorante Braccioforte.
Se scrivessimo in tedesco, diremmo che i visitatori vengono dal Tirolo, in quanto tale lingua non distingue tra la sua parte germanica e quella italiana.
Da quelle parti, molte delle novità che noi attendiamo dalla applicazione del Trattato del Quirinale sono già in atto da tempo.
Ci riferiamo alla integrazione economica con le Regioni situate oltre il Brennero, ed alla estensione dal passaporto austriaco a chiunque – risiedendo a Bolzano o a Trento od essendone originario – lo richieda.
Natura non facit saltus: i punti di riferimento dei territori frontalieri tornano ad essere quelli storici, anche se collocati al di là dei confini tracciati tra i diversi Stati Nazionali.
Nello ambito delle relazioni economiche, la separazione tra la azione politica e quella metapolitica tende a scomparire.
È vero che tanto il Trentino quanto la Provincia di Imperia hanno votato per la attuale Maggioranza, tanto in sede di elezioni Amministrative quanto in occasione delle Elezioni Politiche.
Questo, però, ha aggravato – e non certo attenuato – la contraddizione oggettiva insita nella azione svolta dai rispettivi Amministratori.
I quali tendono necessariamente a costituire delle zone a sovranità condivisa, ma devono fare i conti con gli indirizzi centralistici della Meloni.
Posto che si va in direzione della affermazione delle distinte identità, occorre vedere quale sarà quella prevalente.
In Spagna, lo scioglimento del Parlamento in vista delle Elezioni politiche, fissate per il 23 luglio, assume lo stesso significato di quanto avvenuto in Italia nel momento delle dimissioni di Draghi.
In ambedue i casi, il Governo ha compiuto una sorta di dichiarazione di fallimento, confessando davanti al Paese il venir meno della propria attitudine a rappresentare i distinti soggetti sociali.
Quanto però distingue il Paese iberico rispetto al nostro è il fatto che tale rappresentanza e già stata in gran parte assunta da soggetti regionali.
Vi è dunque chi può contrastare il centralismo, e lo scontro, considerati gli intenti ostili ad ogni forma di autonomia dichiarati da Abascal, cioè dal Meloni della situazione, si annunzia durissimo.
Incombe il reale pericolo di una ripresa della azione violenta da parte dei Baschi della ETA.
È vero che questo gruppo armato – come anche il Partito che ne rappresenta un’interfaccia formalmente legalitario – è minoritario.
Immaginiamo però, per capire che cosa può accadere, che in Italia le Mafie si propongano un obiettivo separatista, ed impieghino per tale scopo tanto i propri mezzi economici quanto la loro potenza di fuoco.
La ETA si finanzia – come appunto la nostra delinquenza organizzata – mediante quella che essa chiama Imposta Rivoluzionaria.
Nel nostro Meridione si dice il pizzo, e chi non lo paga viene costretto a cessare la sua attività economica.
Una parte del ricavato serve per sostenere la struttura militare, mantenuta sempre intatta.
Con una altra parte, sono state impiantate delle Banche, attive in tutti i Paesi della America Latina.
Con le cui Autorità, la organizzazione intrattiene rapporti ufficiosi.
A loro volta, questi Istituti di Credito collaborano con il narcotraffico, cui offrono i loro servigi per riciclare il denaro.
Esistono anche rapporti con il terrorismo islamista, basati sul fatto che il nemico è comune.
Già il Paladino Orlando venne ucciso a Roncisvalle dai Baschi, alleati degli Arabi.
Ora pare che tale situazione si ripeta.
Ci sono tutti i presupposti affinché il separatismo venga usato come testa di ponte per una penetrazione terzomondista in Europa Occidentale.
Tanto più che il nuovo Governo di Destra di Madrid tenderà – secondo un antico riflesso condizionato – ad agire come avanguardia del Tradizionalismo cristiano contro gli Infedeli.
Si profila dunque uno scontro violento tra identità contrapposte.
Il nostro è invece un autonomismo tranquillo, moderato e legalitario, e naturalmente intendiamo continuare in tale ambito la nostra azione.
Rimane tuttavia il fatto che noi dichiariamo ciò che siamo, e su questa base valutiamo i nostri interessi ed i nostri obiettivi.
POST SCRIPTUM
Ci eravamo proposti di non ritornare sullo argomento della asserita incompatibilità del Sindaco di Imperia con la carica in cui è stato riconfermato, basata sul fatto che egli ha svolto le funzioni di Commissario ad Acta presso la Società per Azioni Riviera Acqua.
Trattandosi di una persona giuridica di Diritto Privato distinta dal Comune – che è viceversa un soggetto di Diritto Pubblico, e per giunta non essendosi instaurato alcun rapporto di Impiego Pubblico con essa, riteniamo la questione priva di fondamento.
Ricordiamo come una analoga istanza riferita al caso del Sindaco di Genova, nominato Commissario incaricato della ricostruzione del Ponte Morandi, una analoga istanza venne respinta dal Tribunale Amministrativo Regionale.
Malgrado nella fattispecie Bucci fosse stato viceversa incorporato in un organo decentrato del Governo: vale a dire di un Ente Pubblico, quale è lo Stato.
Se vi è qualcuno che intende sollevare la questione nel caso di Scajola, per quale motivo costoro non si rivolgono a loro volta al Tribunale Amministrativo Regionale?
Essi, invece, ne investono il Segretario Comunale, il quale non ha voce in materia.
Tale organo agisce in base alla Legge quale notaio della volontà degli organi elettivi, cioè il Consiglio e la Giunta.
Qualora egli, nello esercizio di tale competenza, ravvisi la illegittimità di un atto amministrativo, ovvero la violazione di una norma penale, la eccepisce ed annota la propria obiezione nel verbale della riunione.
Egli può inoltre trasmettere la relativa documentazione alla Magistratura Inquirente per quanto di sua eventuale competenza.
La nomina del Sindaco, in base al computo dei risultati elettorali, non costituisce materia di competenza de Consiglio, né rientra in essa il potere di esprimersi in merito ad una eventuale incompatibilità.
Si tratta dunque di una questione sottratta al potere di controllo attribuito al Segretario Comunale.
Il quale comunque non può in alcun caso impedire il normale svolgimento dell’attività dello organo elettivo collegiale.
Chi gli si è rivolto a tal fine pretende di sostituire con una iniziativa di mera agitazione, la quale non può comunque produrre alcun effetto giuridico, la istanza indirizzata alla sede giurisdizionale
competente: che è unicamente – lo ripetiamo – il Tribunale Amministrativo.
Sul piano politico, la agitazione costituisce un modo molto comodo per sottrarsi alla valutazione delle proprie responsabilità nella sconfitta.
Il che certamente conviene a chi si è attribuito le funzioni di Direttore della campagna elettorale di un candidato perdente.
Dice un proverbio del nostro Paese di adozione: La pulizia comincia dalla propria casa.
Mario Castellano