Anche Napoleone era stato espulso dall’accademia Militare di Brienne, retta stranamente dai Padri Minimi di San Francesco da Paola, che era stato il Cappellano della Corte dei Borbone Francia.
Le Forze Armate italiane hanno costretto a dimettersi una brillante Ufficiale Pilota, vessata dal “nonnismo” dei commilitoni: evidentemente, i nostri militari di carriera – tra una missione “di pace” e l’altra – non hanno di meglio a cui pensare.
Questa Signorina non si è però scoraggiata, e si è arruolata nell’Aeronautica Militare dell’Ucraina, dove eccelle nelle missioni di guerra.
Si moltiplicano i cosiddetti “foreign fighters” originari dei vari Paesi dell’Europa Occidentale.
Mentre però un tempo quelli arruolati con i Curdi – se non addirittura con lo Stato Islamico – venivano sottoposti a procedimento penale, la giovane pilota veneziana rilascia interviste durante la sua licenza in Italia senza evidentemente correre tale rischio.
Al netto del fenomeno del mercenariato – inevitabile in ogni guerra in cui le parti devono fare ricorso all’apporto milizie irregolari - riemerge come un fiume carsico che riappare periodicamente nella storia l’aspirazione a sposare, fino alle estreme conseguenze, le cause ritenute giuste.
Si cominciò nel 1821, con la guerra di Indipendenza della Grecia, cui parteciparono il piemontese Santorre di Santarosa, reduce dalla rivolta della guarnigione di Alessandria, ed il più famoso Lord Byron, prototipo dell’eroe romantico, ma soprattutto dell’esteta, dedito a modellare la propria intera esistenza secondo un canone letterario.
Su questa via lo avrebbero seguito molto tempo dopo D’Annunzio, protagonista del “Volo su Vienna”, nonché Ernest Hemingway: il quale si poteva considerare un D’Annunzio della Prateria, essendo stato dapprima volontario in Italia durante la Grande Guerra, e poi miliziano della Repubblica spagnola; in ambedue i caso con il fine di immortalare sé stesso nelle narrazioni autobiografiche.
Durante tutto l’Ottocento, tra i popoli in lotta per l’Indipendenza avveniva uo scambio costante – quasi un movimento molecolare – di combattenti volontari.
Nel 1848, il polacco Chainowsky riuscì a farsi nominare Generale dell’Esercito piemontese, ma si rivelò un brocco, come succede al giorno d’oggi per molti calciatori stranieri: fu infatti costui a provocare per la sua insipienza la disfatta di Novara.
Garibaldi, che era stato egli stesso un “foreign fighter” nel Rio Grande e in Uruguay, raccolse con sé nella spedizione dei Mille gli ungheresi Turr e Sikory, più tutta una accozzaglia di forestieri delle più svariate provenienze, tra cui si annoverava perfino un finlandese: il quale, non potendo combattere contro l’Impero russo, si era rivolto contro quello austriaco.
Il bergamasco Francesco Nullo, appena conquistata Napoli, andò invece l’anno dopo a dare man forte agli in sorti di Varsavia, trovandovi una morte eroica.
In ogni città della Polonia esiste una via a lui dedicata a questo personaggio, che in Italia è ricordato soltanto a Bergamo, la Città da dove proveniva.
Quanto risulta meno noto è che c’era abbondanza di volontari anche dalla parte opposta: l’Esercito pontificio poté contare, in tutte le campagne sostenute dal 1848 al 1870, sui cattolici tradizionalisti, soprattutto francesi, belgi e spagnoli.
I caduti transalpini sono commemorati da una apposita lapide collocata in San Luigi dei Francesi, dove ogni Venti Settembre veniva celebrata in loro suffragio una Messa, frequentata dalla Nobiltà “Nera”, ospite d’onore Giulio Andreotti.
Pare che la cerimonia, per evitare attriti con lo Stato italiano, sia stata spostata negli ultimi anni presso la cappella privata dei Marchesi del Drago.
Un gruppo di Ufficiali dell’Esercito borbonico, dopo la caduta di Gaeta, attraversò l’Oceano per andare a sostenere i Confederati nella Guerra di Secessione.
Anche durante la guerra di Spagna, alle Brigate Internazionali risposero sull’opposto fronte i cattolici tradizionalisti, tra cui molti irlandesi, ma anche il Principe papalino Filippo Orsini.
Ora non sempre risulta facile capire le motivazioni dei diversi volontari.
Se il genovese Del Nevo cadde nelle fila dello Stato Islamico essendo divenuto un fervente musulmano (i suoi correligionari attendono l’arrivo di un nostro illustre concittadino, anch’egli animato dall’entusiasmo del neofita), altri accorsero a sostenere i Curdi: i quali hanno finalmente raggiunto l’Indipendenza “de facto” in Iraq ed in Siria, mentre ancora combattono in Turchia e in Iran.
Facile anche capire le motivazioni di chi sui arruola con gli Ucraini, essendo in gioco in principio di autodeterminazione.
Ci sono però anche i filorussi, nel cui caso le ragioni della scelta risultano più difficili da decifrare.
Ci capitò tempo fa di conversare a Roma con un giovane di “Casa Pound”, il quale ci confidò che alcuni suoi camerati erano impegnati con i separatisti del Donbass.
L’allenamento così ottenuto è indubbiamente eccellente, e potrà essere usato ovunque, ma soprattutto nel Paese l’origine.
Sulle motivazioni politiche, possiamo formulare invece soltanto delle ipotesi.
Putin è l’idolo dei tradizionalisti cattolici, essendo divenuta la Russia il prototipo dello Stato teocratico che essi intendono costruire anche altrove.
Costoro rappresentano dunque il “pendant” dei volontari stranieri accorsi a sostenere il Generale Franco.
Come se la caveranno, però, quando troveranno al loro fianco i miliziani sciiti dell’Iran?
Alcuni anni fa, ipotizzammo un connubio tra fondamentalisti cristiani e musulmani, uniti nell’avversione alla democrazia liberale.
Fu allora che ricevemmo la prima di una lunga serie di telefonate minatorie.
L’ipotesi da noi avanzata risulta tuttavia tutt’altro che peregrina, alla luce degli eventi più recenti.
Nonché di quelli futuri: man mano che le guerre si estendono, il fenomeno è infatti destinato a diffondersi.
Esiste poi il capitolo costituito dagli indipendentismi regionali: l’ETA mandò i uomini in Iraq, dove ammazzarono alcuni ufficiali spagnoli, alleati degli Americani.
In Nicaragua si allenavano – sempre sotto la guida dei Baschi, nonché del brigatista italiano Alessio Casimirri, promosso Generale delle Forze Speciali – anche i Corsi: i quali coinvolsero i Sardi.
Ci imbattemmo una volta perfino in un indipendentista siciliano: costui intendeva evidentemente emulare il “bandito” Giuliano, il quale comunque non era un bandito, bensì un combattente del cosiddetto “Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana”.
Mao Tse Tung diceva: “La situazione è eccellente: c’è grande confusione sotto il sole”.
Al di là dei fenomeni geopolitici, l’epoca attuale si riallaccia sul piano dello “zeit geist” col Romanticismo, di cui condivide l’idea in base alla quale la Ragione non costituisce uno strumento impiegato per valutare la storia, bensì è pienamente identificata con essa.
Se dunque la si vuole scoprire, occorre indagare la memoria collettiva dei popoli.
Il comunista Berthold Brecht disse: “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”.
Ora invece l’identitarismo induce a considerare beati i popoli che ne hanno di più.
Mario Castellano