Il Governo ha fallito nell'impresa - certamente disperata - di trovare un acquirente privato per il Monte dei Paschi di Siena, una istituzione bancaria tra le più antiche e gloriose d'Italia, le cui origini risalgono - come quelle dei monti di pietà - all'economia preindustriale: "paschi" significa "pascoli". I pastori passavano per Siena due volta all'anno: in settembre, quando andavano a svernare in Maremma, ed in primavera, ritornando sull'Appennino. In questa circostanza, restituivano il denaro che avevano ricevuto in prestito con i proventi dell'accrescimento delle greggi.
Il "Monte" era stato fondato nel 1472 come Monte di Pietà ed è considerata la più antica banca in attività. La vicenda di questa banca si è conclusa con un esponente della Chiesa, il nostro compaesano Mario Jsmaele Castellano. Il quale, essendo divenuto arcivescovo di Siena, si era stancato di assistere all'uso improprio che della banca locale faceva il partito comunista, che regalava i soldi invece di imprestarli. Ciò garantiva le sue vittorie elettorali, come pure - ahimè - i successivi inevitabili disastri: dopo il "crak", i "democratici" sono riusciti a perdere il Comune.
Castellano decise dunque che era ora di "entrare in torta", facendo partecipare la Chiesa alla sua spartizione. Tale decisione risultò certamente benefica per le casse (esauste) dell'arcidiocesi, ma finì per immischiare la Chiesa in vicende civili da cui avrebbe fatto meglio a tenersi alla larga. I comunisti stavano infatti distruggendo una banca sopravvissuta a tutte le precedenti vicende storiche, per cui sarebbe risultato più conveniente non salire sulla barca che stava affondando.
Dopo l'ingresso di un rappresentante della curia nel Consiglio di Amministrazione, il "gobbo" - come lo chiamano a Siena - prese a finanziare i restauri dei campanili, come la Cassa di Risparmio di Barneschi a Genova.
Le macerie del "Monte" hanno però investito anche la Chiesa. Il cui connubio con lo Stato (comunista), celebrato da due onegliesi - Natta e Castellano - ha propiziato la carriera di altri nostri congiunti. Noi non vi abbiamo preso parte: nel Paese di adozione si dice "amucha honra", come non ne ha beneficiato la cugina Franca Natta. Esiste infatti il "partito trasversale" degli esclusi, come esiste quello degli inseriti.
Ora si ripete la storia dell'Alitalia: lo Stato tappa i buchi (causando le proteste dell'Europa, che vieta tutte le forme di protezionismo), e naturalmente licenziando una parte dei dipendenti. Rimarrà il cosiddetto "brand": le famiglie decadute mantengono il blasone.
Mentre il Governo salva i raccomandati, emersi vittoriosi dal cannibalismo tra aviatori e tra bancari, per gli esclusi non rimane che la repressione. Una fonte insospettabile, quale "Il Sole 24 Ore" riferisce che il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di soccorrere l'Italia - come fa per certi Paesi del "terzomondo" - per evitare che la situazione sociale precipiti, compromettendo gli equilibri politici. Ciò significa che non riusciamo più a piazzare i buoni del tesoro, e c'è bisogno di soldi per pagare i dipendenti pubblici. I quali non erogano più servizi, ma tengono in piedi un apparato repressivo. La società, intanto, è abbandonata a se stessa, e deve riorganizzarsi dal basso, come avvenne dal 1943 al 1945. E' naturale che ciò avvenga intorno alla Chiesa, che ancora una volta beneficerà del fallimento dello Stato, come dopo Caporetto e dopo l'otto settembre.
Speriamo che i soldi ricevuti dal Monte dei Paschi servano a qualcosa.
Mario Castellano