Il nostro amico avvocato, che ha anche ricoperto a lungo cariche elettive quale Amministratore di un Ente Locale, constata amaramente una contraddizione nei comportamenti collettivi: mentre si diffondono la miseria e la disperazione, la gente sembra rintanarsi sempre di più nella sfera individuale e privata.
Il Guicciardini la chiamava el suo particulare, che costituisce comunque sempre la la sola vera bandiera dei nostri connazionali.
I quali, però, erano un tempo incoraggiati e sostenuti, in tale loro tendenza, dalla forza agglutinante e solidale della famiglia.
Di qui il famoso motto Tengo famiglia, usato quale giustificazione della carenza di senso civico, se non addirittura della inettitudine ad assumere ogni responsabilità che possa mettere lontanamente in pericolo i propri interessi.
Non sono tuttavia mancati, nella vicenda nazionale, i momenti in cui il Paese è parso animato da passioni collettive.
Anche alla nostra generazione è toccato di viverne uno, in coincidenza con la fase storica aperta più o meno nel 1968, quando ci si illuse di edificare un decente regime democratico.
Sarebbe troppo lungo descrivere come e qualmente tale tentativo fallì.
Questo esito fu dovuto soprattutto al fatto che il modus procedendi scelto per raggiungere lo scopo differiva non soltanto da un Partito ad un altro, bensì contrapponeva ulteriormente gli stessi aderenti a ciascuna forza politica.
Il risultato fu che alla fine una borgatara di Roma mise sotto tutti quanti.
Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un estremo sussulto della dissidenza, cui ha fatto riscontro lo sproporzionato accanimento con cui si sono demonizzati, emarginati e criminalizzati quanti tentavano di fare politica uscendo dai vecchi schemi.
Costoro hanno comunque palesato, da parte loro, ingenuità ed improvvisazione.
Il Generale Pappalardo, capo dei cosiddetti Forconi, ed il portuale triestino dal nome austriacante, leader a sua volta del Movimento detto No Vax, sono stati trattati da delinquenti, e lo scaricatore addirittura allontanato da Roma mediante foglio di via, come usa fare la Questura con i barboni intenti a pernottare nelle adiacenze della Stazione Termini.
Entrambi si sono tuttavia dimostrati più simili a Masaniello che a Garibaldi, più somiglianti al Pope Gapon che a Lenin.
Nel senso che hanno agitato le folle, senza tuttavia concludere nulla.
Con una differenza rispetto al pescivendolo amalfitano, il quale almeno costrinse il Viceré spagnolo di Napoli a scendere a patti.
Sia pure uscendone buggerato a causa del suo analfabetismo, coniugato con la megalomania.
I vari Generali e portuali hanno ripetuto invece le gesta dei capi delle rivolte studentesche successive al Sessantotto, quali Capanna, Viale, Bobbio Junior e Donat Cattin (da non confondere con il suo omonimo e parente finito nel terrorismo).
Di questi personaggi rimane memoria soltanto nei polverosi archivi delle Questure, ove si accumulano inesaustamente montagne di fascicoli dedicati ai soggetti più diversi, senza distinzione tra chi sparava con la P 38 a chi sparava soltanto chiacchiere da bar.
Con il risultato di essere schedati al par dei malfattori, come recita il noto inno libertario.
I sessantottardi, come pure i loro recenti emuli nelle agitazioni di piazza, non vennero comunque degnati di alcuna udienza a Corte, ma liquidati sbrigativamente dai Brigadieri della Questura e della Benemeritra.
Il risultato di tanta agitazione è ben riassunto dal Manzoni, il quale, comparando gli assalti ai forni avvenuti al principio della carestia con la rassegnazione al dilagare della peste, annota sagacemente come sopportiamo con rassegnazione il colmo di quei mali che al loro primo apparire ci avevano fatto imbestialire.
I professionisti del corteo, che bloccavano settimanalmente Roma e Milano con i più svariati pretesti, tra cui le facevano spicco le vicende esotiche della Indocina e della America Latina, sembrano smaterializzati.
Malgrado il divieto delle riunioni influisca nella nostra vicenda civile ben più di tutti i bombardamenti sul Vietnam.
Che propiziarono comunque le carriere di tanti attuali redattori della RAI e della Repubblica.
Mentre costoro hanno soltanto problemi di prostata, i lavoratori stentano a procurarsi il pane quotidiano.
Si assiste intanto, curiosamente, ad una rinnovata influenza della politica sulla moda.
Le magliette girocollo dai colori delle mimetiche, indossate da Zelensky in favore di telecamere anche nel pieno dello inverno russo, evidentemente trasmettendo da un interno ben riscaldato, hanno un remoto precedente nella infatuazione per la Grecia, che aveva infiammato gli Europei allo esordio della stagione romantica, ai primi dello Ottocento.
Si diffusero allora, per la prima volta anche tra le donne, i pantaloni detti alla Ypsilanti, vale a dire una sorta di gonna pantalone come quella indossata sotto il caffetano dalle musulmane.
Allora accorse a dare man forte agli insorti della Grecia anche Lord Byron.
Il quale, essendo zoppo, ma non volendo per questo rinunciare alle imprese sportive, aveva percorso a nuoto tutto il Canal Grande.
Poi, pur essendo un soggetto da riformare, volle andare a combattere, trovando una morte gloriosa.
Oggi troviamo chi accorre a difendere la Ucraina.
Gli eroi neoellenici divennero a loro volta molto popolari in Occidente.
Personaggi come il Conte Capodistria, Maurocordato ed i Fratelli Ypsilanti guadagnarono fuori dai confini una fama simile a quella degli attuali calciatori.
In modo analogo, oggi si plaude in Occidente al Presidente della Ucraina.
Tra gli insorti si distinsero anche i cosiddetti Clepti, che significa letteralmente ladri.
I quali tuttavia, rubando per la Causa, vennero essi pure idealizzati.
Tale situazione si ripete con certi personaggi patibolari che trovano il proprio riscatto guerreggiando nel Donbass.
La loro assoluzione deriva dal fatto che la guerra risulta popolare.
Questo non significa che lo spirito del tempo favorisca necessariamente la Destra.
Indica piuttosto che la cosiddetta Sinistra non sa cogliere i segni dei tempi, e dunque permette il che conflitto, a prescindere dalla valutazione delle ragioni e dei torti sulla base del Diritto Internazionale, venga usato come pretesto per limitare in modo irrimediabile i diritti civili e personali degli Italiani.
Tali diritti non vengono difesi dalla Opposizione.
La quale rivela la propria mancanza del prestigio e della cultura necessari per svolgere il proprio compito.
Se Mattarella e Benigni vanno a Sanremo, come a suo tempo Grillo, non si vede per quale motivo non ci possa andare Zelensky.
Tutti quanti sono ridotti a fare i buffoni.
Mario Castellano