Il nostro amico, instancabile navigatore su Internet, sciorina il lunghissimo elenco di soggetti – individuali e collettivi, politici e religiosi – che vanno predicando e prevedendo, in tono tra ammonitorio ed apocalittico, la fine imminente se non del mondo, certamente di un mondo.

Alla sua enumerazione, appartenendo – per motivi anagrafici – agli esseri radiofonici anziché a quelli elettronici, possiamo soltanto giustapporre le prediche di Padre Fanzaga.

Il quale, essendo certissimo della veridicità dei segreti di Medjugorje, ma al contempo tenuto completamente allo oscuro del loro contenuto, reitera gli ammonimenti della Madonna circa le imminenti sciagure incombenti su di un Occidente ateo, agnostico, modernista, massonico e chi più ne ha più ne metta.

Il religioso bergamasco ha una visione della storia dominata dalla disperata ricerca di un nemico purchessia.

La Chiesa Cattolica innalzò la bandiera di Lourdes contro la Libera Muratoria, allora egemone sulla Europa Occidentale, e poi quello di Fatima contro il Comunismo.

Se invece il nuovo vessillo della Erzegovina manca di sanzione ufficiale del Vaticano, ciò è dovuto al fatto che non si possono considerare nemici i seguaci della religione islamica: sia in quanto anche essi credono nel Dio rivelato ad Abramo, sia perché il Papa li considera – in una visione geostrategica non più eurocentrica – come propri alleati.

Se dunque si ha urgente bisogno un Nemico per antonomasia, come al tempo di Poitiers, di Lepanto e dello assedio di Vienna, si stenta ad attribuirgli una identità precisa.

Non rimane quindi che ricercarlo intra moenia, anziché gridare ad Hannibal ad portas.

Questo atteggiamento conduce però – se vi si abbandona in modo acritico, alla guerra civile.

Tale esito viene fortunatamente ostacolato dal fatto che mancano – rispetto al Novecento – le grandi ideologie per le quali o contro le quali valga la pena mobilitarsi e combattere.

Se dunque si avvicinano gli scontri della Apocalisse, non si capisce tra chi e chi essi dovrebbero venire combattuti.

Nel secolo scorso, risultava facile per tutti identificare il Nemico.

Il noto inno evoca, nel suo originale francese, la lutte finale, al termine dalla quale la Internationale sera le gendre humain.

Ciò indicava come inevitabile – ed addirittura imminente – una reductio ad unum del mondo.

La storia, constatato il fallimento di tutte le utopie animate da un simile scopo, ci fa invece assistere a scontri ferocissimi tra popoli molto simili tra loro.

Se Serbi e Croati potevano quanto meno confliggere nel nome della fedeltà degli uni a Bisanzio e degli altri a Roma, neanche questa discriminante contrappone Russi ed Ucraini.

I quali ultimi si sono dovuti dunque frettolosamente munire di una propria Chiesa Autocefala, prontamente riconosciuta da Costantinopoli.

Il Fanar, che per secoli aveva mal sopportato lo scisma della Chiesa detta Rutena, qualificatasi come Terza Roma, a partire dallo Ottocento prese a concedere la Autocefalia a tutte le Nazioni ortodosse che via via via accedevano alla Indipendenza.

Insinuano i maligni che tale atto fosse regolato da un apposito tariffario: il Patriarca di Costantinopoli, onusto di antica gloria ma completamente squattrinato, doveva farsi pagare i propri firmani per tirare a campare.

Nel caso degli Ucraini – dicono sempre le insinuazioni – il suo onorario sarebbe stato regolato dagli Americani.

Fu così che lo Archimandrita Epifanio divenne Sua Beatitudine il Patriarca di Kiev.

Epifanio significa letteralmente colui che appare, che si manifesta come Gesú ai Re Magi: é dunque proprio il caso di dire Nomen, omen.

I Medjugoriani compongono una delle più agguerrite tra le fazioni in cui si suddivide la Chiesa.

Alcune di esse sono state colpite dai fulmini della Santa Sede: giunge notizia che Don Minutella li ha subiti proprio sul più bello, quando stava per nominare il Successore di Benedetto XVI, sostituendo il Sacro Collegio di Cardinali nello ufficio di ricevere la illuminazione dello Spirito Santo.

Il suo indugio é risultato dunque fatale, essendo sopravvenuta di sorpresa la morte di Ratzinger.

Più furbi sono quanti dichiarano la loro formale fedeltà al Papa, ma amministrano gelosamente le proprie sostanze.

Questo arcipelago, composto dai numerosi e variopinti Movimenti Ecclesiali, prefigura la frammentazione per linee identitarie – presumibilmente regionali – degli Stati Nazionali.

Tale processo, che pareva ormai arenato tra le montagne impervie dei Balcani e nelle remote steppe di tutte le Russie, finirá prima o poi per dilagare al di qua della ex Cortina di Ferro.

Il settarismo proprio dei millenaristi annunziatori delle varie Fini del Mondo troverà dunque il proprio sfogo, ma nello stesso tempo anche il pantano in cui finirà per arenarsi.

Le grandi battaglie delle due Guerre Mondiali divennero proverbiali – dalla Marna al Piave, dalla Normandia a Stalingrado – in quanto vi si consumò lo scontro tra due concezioni inconciliabili del mondo: il principio di Legittimità contro il principio della sovranità popolare, ovvero la Democrazia contro il Fascismo, fino alla resa dei conti tra la Destra e la Sinistra hegeliana.

Per ora, sembra che diverso sia il destino di luoghi come Bakmut e Kerson, noti soltanto agli studiosi di slavistica e di storia russa: giunge notizia che da questa ultima località sono stati traslati al di lá del Niepro i resti mortali di Potemkin, di cui fino alle scorse settimane si ignorava in Occidente la collocazione.

Ora siamo ritornati alla guerra cosiddetta delle reliquie, come quelle di San Nicola di Mira, divenuto di Bari in seguito ad un furto.

Nel clima ecumenico degli scorsi decenni, si era proceduto a solenni restituzioni dallo Occidente allo Oriente, ma ora torna di moda la traslazione causata dalle rivalità: per di più tra gli stessi Ortodossi.

I Cattolici – per ora – sono il classico terzo che gode tra i due litiganti, e si possono permettere gesti magnanimi: le reliquie di San Nicola sono state portate temporaneamente a Mosca, ricevute dallo omaggio di milioni di Russi devoti, ai quali già Giovanni Paolo II aveva restituito la Venerata Icona della Vergine di Kazan, propiziatrice della vittoria conseguita a Poltava da Pietro il Grande nel 1709.

Noi siamo dunque per il momento – almeno in apparenza – immuni dalle sacre gelosie.

Ricordiamo tuttavia la traslazione del corpo di San Leonardo da Porto Maurizio fino al luogo di origine dalla provvisoria (si fa per dire) sepoltura in San Bonaventura al Palatino.

Dove lo potemmo venerare al cospetto di un Padre Cappuccino che scagliava maledizioni contro i concittadini del Santo, per via delle loro intenzioni furtive.

Il che, essendo noi onegliesi, ci procurò una indicibile delectatio, ma quando il Bassotto, con la complicità del Vescovo di Albenga, riuscì a farsi restituire il Patrono di Imperia, volle farlo sbarcare - per colmo dello spregio nei nostri confronti – proprio nel porto di Oneglia.

Esiste analoga disputa secolare tra Siracusa e Venezia per Santa Lucia: se la sedicente Padania si fosse resa indipendente, questo contenzioso sarebbe riesploso, non essendoci più la Patria Italiana a mediare tra i litiganti.

Eccoci giunti dunque, dopo molte divagazioni, ad avanzare una possibile spiegazione degli attuali catastrofismi: ciascuno immagina la propria identità – gelosamente racchiusa nel suo ambito territoriale – come una sorta di Arca di Noè in cui rifugiarsi, mentre il resto del mondo viene sommerso.

Da tale sindrome non si salva – ed anzi ne viene sempre più contagiata – la Chiesa Cattolica.

Eppure ci insegnarono al Catechismo che ciò significa Universale.

Mario Castellano