Il Processo di Savona si svolse, mentre si stava instaurando il potere di Mussolini, contro un gruppo di antifascisti, incriminati per avere favorito la fuga in Corsica di Filippo Turati.

Essendosi concluso il giudizio con una sentenza assolutoria, uno degli imputati commentò che sarebbero bastati altri due o tre procedimenti di quel tipo per causare la caduta del Regime.

Il quale corse infatti immediatamente ai ripari, costituendo il Tribunale Speciale, cioè una Giurisdizione che sottraeva a quella ordinaria i reati politici.

La Meloni è incorsa in un simile incidente di percorso, avendo un Giudice di Catania rifiutato di applicare la nuova norma che sanziona gli immigrati irregolari.

La sentenza è stata motivata in base alla prevalenza della legislazione europea su quella statale quando entrambe disciplinino la stessa materia.

Qualora invece il Magistrato avesse rilevato una illegittimità costituzionale della Legge Ordinaria italiana, avrebbe dovuto deferire la questione alla Consulta.

La motivazione addotta ha invece permesso il proscioglimento immediato degli imputati.

Senza entrare nel merito della sentenza, la quale solleva il problema della necessità o meno di uno “jus condendum” volto ad adeguare la nostra normativa con quanto disposto da quella europea, che il Giudice di merito considera invece immediatamente operante nell’ambito dell’Ordinamento Giuridico italiano, rileviamo come la Meloni abbia colto immediatamente l’occasione per lamentare una asserita parzialità del Magistrato.

Immediatamente, i giornalisti ossequienti al Governo hanno ricordato le sue dichiarate convinzioni politiche, senza peraltro darsi la pena di valutare la pronunzia in base al mero Diritto.

Ciò significa che ogni sentenza – ad avviso della Maggioranza - è inevitabilmente determinata dalle convinzioni politiche di chi la emette.

I Magistrati non hanno dunque il diritto, attribuito ad ogni cittadino, di maturare ed esprimere – al di fuori dell’esercizio delle loro funzioni – una propria opinione.

Manca soltanto che la sentenza venga riformata in seconda istanza in base ad un simile argomento.

A quel punto, ai Giudici che la pensano diversamente dalla Meloni non rimarrà che dimettersi, nella certezza che tutte le loro pronunzie saranno rivedute dall’istanza successiva.

Il che contraddice manifestamente il principio di uguaglianza.

Chi è di Sinistra, farà dunque bene a non partecipare ad un concorso per entrare nella Magistratura, ed anzi ad ogni concorso per divenire funzionario dello Stato.

Il margine di discrezionalità attribuito ad ogni soggetto incorporato in un organo di un Ente Pubblico si presumerà infatti usato per orientarlo in base ad un criterio politico.

Non sarà dunque necessario rendere obbligatoria l’adesione ad un Partito, come avveniva sotto il Fascismo.

Tale è la concezione dello Stato di Diritto propria della Meloni e dei suoi Fratelli.

Gli appartenenti a tale fazione vanno dicendo che la sentenza – attesa a partire da oggi – sulla asserita incompatibilità del Sindaco di Imperia sarà determinata dalla asserita affiliazione politica delle componenti – tutte gentili Signore – del Collegio incaricato di pronunziarsi al riguardo.

Sul caso attualmente “sub sudice” abbiamo già espresso il nostro parere: una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato afferma che il Commissario “ad Acta” è organo dell’Ente commissariante, e non dell’Ente commissariato.

In base a questo criterio, è stata esclusa a suo tempo la asserita incompatibilità del Sindaco di Genova, nominato Commissario alla ricostruzione del Ponte Morandi.

Ancorché in quel caso l’Ente commissariato fosse lo stesso in cui Bucci era incorporato in quanto Sindaco, e si trattasse per giunta di un soggetto di Diritto Pubblico.

Naturalmente, la Magistratura può esprimere una Giurisprudenza evolutiva.

Ci domandiamo però per quale motivo i correligionari del Sindaco si dicano già certi di una sentenza avversa, senza neanche considerare la possibilità di un rinvio, o di una dichiarazione di incompetenza.

La quale verrebbe fondata sul fatto che l’atto impugnato lederebbe degli Interessi Legittimi, e non dei Diritti Soggettivi.

Tanta certezza sull’esito del giudizio spiega per quale motivo siamo stati avvicinati a suo tempo da un provocatore, il quale ha insistito – in un modo che ci limitiamo a definire ineducato – affinché firmassimo l’esposto presentato a suo tempo al Segretario Comunale.

Tale organo non ha però il potere di annullare nessun atto amministrativo.

Dando per scontata una sentenza avversa, la Destra intendeva evidentemente farla risalire ad una cospirazione ordita dalla Sinistra.

Nella quale abbiamo peraltro militato in anni ormai remoti.

Certi soggetti ragionano però in base al motto “Semper judaeus, semper judaeus”.

Sono d’altronde ormai poche le persone definibili “di Sinistra” ancora in circolazione, la maggior parte di loro avendo trasmigrato nelle fila dei Bassotti.

Il Sindaco è forse tanto sicuro di perdere la causa al punto che nemmeno si costituisce in giudizio?

Ed il Potere Giudiziario, da parte sua, è disposto ad invertire la Giurisprudenza pur di dargli torto?

Se così fosse, ci troveremmo nella imminenza di un Venticinque Luglio.

Noi abbiamo rifiutato di assumere la parte di Dino Grandi.

Vedremo se l’Avvocato Fossati è disposto ad impersonare il ruolo del Maresciallo Badoglio.

Mario Castellano