Imperia fu edificata su disegno non già del Maestro – che si dedicava al rifacimento della Capitale secondo i gusti del Duce – bensì di alcuni dei suoi molti discepoli: tutte le costruzioni allineate sulla attuale via Matteotti ne portano il segno inconfondibile.

Il Bassotto, emulo di Napoleone, era solito girare per la Città, pronunziando ex abrupto condanne capitali per ogni edificio che non gli andasse a genio.

Su queste decisioni, influivano i suoi noti problemi di digestione: il Sindaco soffre infatti di frequenti crisi gastroenteriche.

Fatto sta che un bel giorno, essendo uscito dal Ristorante di Braccioforte ed avendo contemplato la decadenza del Mercato Coperto, ne sentenziò sui due piedi la demolizione, al fine di ripristinare piazza Doria nella sua ampiezza originale.

Mussolini aveva la mania degli sventramenti, e distrusse tanto la Spina di Borgo per fare spazio a via della Conciliazione quanto una parte del Rione Monti per aprire la via intitolata al suo effimero Impero.

Il precedente cui si ispirava il Duce era il famoso Bartone Hausmann, Prefetto della Senna sotto Napoleone III; il quale concepì i Grands Boulevards di Parigi come ampi e diritti per evitare la costruzione delle barricate, fatali a suo tempo a Carlo X e poi a Luigi Filippo.

Gerolamo Bonaparte cadde invece per mano dei Prussiani a Sedan, per cui i Repubblicani dovettero soltanto trarne le conseguenze.

Il Piccone Risanatore – così venne intitolata la urbanistica del Regno sotto Umberto I – si era comunque reso necessario, in tempi più recenti, per piazza Doria: ove dei fasti del passato sopravvive soltanto una miserabile topaia.

I gabinetti, dove un tempo alloggiava addirittura un Diurno, sono da tempo inagibili, ed il loro lugubre aspetto influì probabilmente sulla insana decisione del titolare di un Pubblico Esercizio adiacente, il quale vi diede fine ai suoi giorni – per motivi mai chiariti – impiccandosi nel cesso.

Il cadavere venne ritrovato da Antonio Marzocca, che del suicida era amico fraterno.

Tale tragico evento non indusse tuttavia questo pugliese irriducibile a gettare la spugna, ed infatti egli dichiarava orgogliosamente che se ne sarebbe andato soltanto quando i Vigili Annonari gli avessero notificato la sentenza capitale.

Fuggirono dunque per primi i salumieri, evidentemente adempiendo ad un ordine di scuderia della loro parte politica (costoro erano infatti gli unici Bassotti in un mercato schierato compattamente alla opposizione), seguì la pescivendola e venne per ultimo Damiano (erede del grande Mario), il quale abbandonò a precipizio la rimanente mercanzia.

Il suo banco appariva dunque come quelli dei venditori di Pompei agli occhi degli archeologi.

Ad affiancare Marzocca sopravviveva la lugubre figura – probabilmente menatrice di gramo – della sua vicina di banco.

Alla quali i Vigili Annonari – pur così zelanti nel loro compito sbirresco, consistente nello angheriare i mercatali – mai imputarono la palese mancanza di igiene

Si dice che il primo ed unico bagno che costei fece in vita sua le fosse stato imposto dalla levatrice.

Ora che anche Marzocca ha capitolato, qualcuno ha proposto gli fossero resi gli onori militari da un plotone di Vigili Annonari in alta uniforme.

Tale costume non vige però nelle guerre civili, quale è stata appunto quella ingaggiata dal popolare Antonio contro il Comune ed i suoi scherani.

Che giunsero a multarlo prendendo a pretesto una sosta abusiva del furgone.

Mancava soltanto che gli fosse imputato il pascolo abusivo, dal momento che il Nostro raccoglieva pane secco ed avanzi di frutta e verdura per i suoi animali.

Si dice che la tenuta delle Terine sia una autentica Arca di Noé, ove albergano anche specie non adibite alla produzione di uova o di carni.

Marzocca proclama infatti che le bestie sono migliori degli uomini, malgrado al mondo detto appunto animale appartengano anche i Bassotti.

Ora la sua capitolazione si può comparare alla morte del Conte di Chambord, con il quale venne sepolta la bandiera del Legittimismo.

Chiusa la edicola di Milvia, rimane soltanto Braccioforte della genia degli eroi eponimi del quartiere centrale di Oneglia.

Piange amare lacrime la commessa di Blengini, la quale – pur essendo ancora giovane – lamenta che piazza Doria è ormai un ricordo.

Noi non accettiamo facilmente gli inviti ai funerali, e ci domandiamo prosaicamente se il Bassotto abbia messo a bilancio i soldi necessari per la demolizione.

Il rudere del Mercato rimarrà dunque per lungo tempo a fare da pendant alla Basilica di San Giovanni Battista ed allo stabilimento Agnesi.

Tutti e tre questi edifici testimoniano di un passato più o meno remoto.

Conscio di tale anacronismo, il Commendator Bensa ha trasferito le sue abituali devozioni nella Moschea.

Mario Castellano