Ciò è dovuto al fatto che ogni legge viene emanata per stabilire un precetto.
Se dunque - per assurdo - una legge fosse segreta, nessuno potrebbe ottemperare alle sue norme.
In realtà, ci eravamo già imbattuti nella contraddizione in termini di una legge segreta nel nostro paese di adozione, dove veniva tenuto sempre riservato il bilancio di previsione dello stato.
Il motivo di tale situazione era da ricercare nel fatto che non si voleva far conoscere l'ammontare della dotazione economica della difesa.
Risulta chiaro che in questo caso non si poneva alcun problema per il cosiddetto "uomo della strada", cui il bilancio non impone alcun precetto.
L'amministrazione pubblica, viceversa, versava nel caos più totale, dato che nessun ministro sapeva quanto potesse spendere, nè per quali voci.
Paradossalmente, però, il problema più grave si poneva per la corresponsione del salario spettante ai militari di carriera, il cui ammontare era tenuto nascosto allo stesso ministero della difesa.
La soluzione escogitata e messa in pratica era surreale.
Ogni mese, un camion dell'esercito si recava presso la banca centrale, ove veniva caricato di sacchi contenenti delle banconote.
Pare che al ritorno del veicolo alla sede dello Stato maggiore avvenisse un assalto alla diligenza, purtroppo nel senso letterale, e non figurato, del termine.
Fino a qualche tempo fa, in Italia ci si prendeva gioco di simili situazioni.
Ora, invece, apprendiamo a nostre spese quanto sia vero il proverbio "ride bene chi ride ultimo".
Ieri, infatti, abbiamo eguagliato i vertici raggiunti dalle cosiddette "repubbliche delle banane".
Il governo ha approvato un decreto legge denominato "rilancio".
In base alla Costituzione, questo atto di tipo legislativo entra in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
A tale adempimento non si è però ancora provveduto.
Il Presidente del consiglio ha indetto una conferenza stampa surreale, nel corso della quale ha discettato su di un testo dei cui contenuti i giornalisti non sapevano nulla.
Quanto risulta però ancora più incredibile è che gli stessi ministri, i quali poco prima avevano approvato il decreto, brancolavano nel buio.
Conte, probabilmente, era l'unico a conoscere il mistero, ma si è ben guardato dal rivelarlo.
I membri del governo avevano litigato furiosamente sul testo del decreto, ma non erano in grado di verificare in quale misura le loro rispettive istanze fossero state accolte.
Probabilmente, il Presidente del Consiglio si era riservato di emettere un lodo, ma non ha detto nè ai suoi colleghi, nè ai rappresentanti della stampa, quali ne fossero i termini.
Il decreto uscirà dunque (non si sa quando) dalla sua testa, come Minerva da quella di Giove.
Naturalmente la ridda di voci sui contenuti del testo è indescrivibile, alimentata dalla diffusione di vari apocrifi.
Sulla base di tali documenti, privi comunque di paternità accertata, c'è chi canta vittoria e chi viceversa protesta, ritenendosi sacrificato.
Quanto però risulta vano ricercare nei testi che circolano per Roma, essendo sostituito in molti casi da puntini di sospensione (che sostituiscono gli spazi bianchi imposti dalla censura militare negli articoli dei corrispondenti di guerra) è la copertura delle spese.
La fatidica domanda "chi paga?" aleggia dunque sulla capitale senza trovare risposta.
Anzichè strologare su chi vince e chi perde nell'orgia di "detrazioni di imposta" (cioè di sconti su dei tributi comunque non dovuti a causa del mancato guadagno), risulterebbe più utile ricercare la soluzione di tale amletico dubbio.
La risposta più probabile è la seguente: pagherà il malcapitato cittadino che ancora tiene incautamente dei soldi in banca che verrà rapinata con un "colpo" degno dei "sette uomini d'oro".
Il titolo del nuovo film è meno fantasioso: prepariamoci ad assistere a "prelievo forzoso".
La visione è sconsigliata agli spettatori deboli di cuore.
Specialmente se titolari di conto corrente.
I più furbi li hanno già portati a Montecarlo.
Mario Castellano