In primo luogo, la perdizione della danzatrice olandese fu causata dal non aver capito che la “Belle Époque” era finita per sempre con l’attentato di Sarajevo.
Prima della “Grande Guerra”, questa “femme fatale” includeva nel suo pubblico diplomatici, politici ed alti ufficiali dei diversi Paesi che di lì a poco si sarebbero affrontati nel più sanguinoso conflitto della storia, dal quale il vecchio mondo sarebbe uscito completamente distrutto.
Mata Hari credeva invece di potersi muovere ancora con disinvoltura – e con profitto – tra soggetti ormai impegnati in uno scontro mortale.
Questa donna non si rendeva dunque conto di quanto in tempo di guerra fosse diventato pericoloso agire in modo dilettantistico ed approssimativo.
I Tedeschi, valutando insufficienti le sue informazioni (che infatti risultavano del tutto insignificanti) fecero in modo che i Francesi – attraverso la centrale di ascolto installata sulla Torre Eiffel – scoprissero l’attività spionistica svolta dalla ballerina.
Berlino intendeva in questo modo ammonire gli altri suoi agenti: se non erano abbastanza efficienti, venivano scaricati e consegnati al nemico.
La vicenda di Salvini e della sua variopinta “Corte dei Miracoli”, composta da “brasseurs d’affaires”, da donne di piccola virtù e soprattutto da ciarlatani, tutti quanti frettolosamente riciclati come “agenti di influenza” (per fare gli agenti segreti ci vuole bel altra tempra e ben altro spessore), palesa delle similitudini impressionanti con il “modus procedendi” di Mata Hari.
In primo luogo, tutti costoro non si rendono conto di che cosa significhi essere in guerra, e soprattutto non capiscono di trovarsi in uno scontro mortale, da cui l’uno o l’altro dei contendenti (se non tutti e due) uscirà distrutto: proprio come nel 1914.
Questi personaggi credono invece di essere ancora nell’epoca felice (per loro) in cui si poteva vivere di millanterie.
Fino nella nostra profonda provincia vedevamo arrivare dei soggetti che vantavano di entrature altolocate in Paesi stranieri, e particolarmente – “ça va sans dire” – in quelli produttori di petrolio.
La loro specialità consisteva infatti nell’offrire partite di greggio.
Nessuno di costoro conosceva una sola lingua straniera, e tutti quanti palesavano una ben scarsa cultura: in particolare in materia geo strategica, che avrebbe dovuto costituire il loro pane quotidiano.
Per smascherarli, avevamo escogitato un sistema infallibile: chiedevamo loro di fissarci un appuntamento con il Principe saudita o col Ministro americano con cui asserivano invariabilmente di avere cenato poche sere prima.
A questo punto, si ritiravano puntualmente in buon ordine.
Uno di costoro, confidando sull’ignoranza della storia contemporanea da parte dei suoi interlocutori, diceva di avere partecipato alla Resistenza insieme con Chaban-Delmas, malgrado fosse nato dopo la Liberazione.
Costoro, a cominciare da Salvini e soci, non tengono conto del fatto che prima della guerra simili millanterie causavano soltanto delle brutte figure, o nel migliore dei casi qualche truffa, consumata ai danni del solito babbeo, con la necessità conseguente di cambiare ambiente (nessuno di loro, invece, cambiava mestiere).
Ora, invece, si rischia la pelle: non soltanto in senso figurato.
Il giornalista de “La Repubblica” che ha rivelato la patacca del “Capitano” è stato già usato nel passato dall’Ambasciata di Russia per diffondere i propri messaggi.
Si può dunque supporre che Salvini sia stato scaricato dai suoi padroni di Mosca, proprio come Mata Hari era stata scaricata da quelli di Berlino: gli uni e gli altri essendo stati delusi dalle “performances” dei loro collaboratori.
Il capo leghista aveva probabilmente millantato che il suo “piano di pace” venisse avallato dal Vaticano, dal Governo italiano o da entrambi.
Accortisi della infondatezza di tale asserzione, i Russi hanno deciso di “sputtanarlo”.
Non sappiamo se in seguito ai negoziati del Metropole il Cremlino abbia pagato la Lega, ma risulta che i “Padani” avevano promesso il proprio interessamento per fare revocare dall’Italia le sanzioni inflitte alla Russia a causa dell’annessione della Crimea.
Il Partito separatista approvò invece la loro proroga.
Un discorso a parte meritano i personaggi come la Chaouqui, che si muovono sulla sponda destra del Tevere.
Questa Signora è una musulmana calabrese, come Ulugh Alì, il quale era un pescatore originario di tale Regione, rapito dai Turchi, convertito all’Islam e divenuto infine Ammiraglio della flotta del Sultano.
Costui, nella battaglia di Lepanto, comandava la sua ala sinistra, l’unica a salvarsi dall’affondamento.
La Chaouqui è invece colata a picco, essendo stata scoperta la sua tresca con un prelato infingardo ed il conseguente furto di documenti riservati della Santa Sede.
Come può costei, dopo la sua condanna penale, vantare ancora chissà quali entrature in Vaticano?
È possibile che abbia lavorato – oltre che per alcuni giornalisti e per i servizi segreti di qualche Paese straniero – anche per un settore ecclesiastico interessato a mettere in difficoltà il Papa.
Se le cose stanno così, la Chaouqui opera – attraverso una apposita agenzia – d’intesa con chi “rema contro” Bergoglio.
La “Papessa” dice di essere amica di Salvini, uomo notoriamente legato con l’ambiente tradizionalista.
Questo “milieu” è schierato con Putin, ma non è più tempo di affari, bensì tempo di guerra.
La figuraccia rimediata dal “Capitano” in Polonia rivela come risulti sempre più pericoloso fare il doppio gioco.
Si prospetta una faida slava nel cuore dell’Occidente: pare che l’Ambasciata dell’Ucraina intervenga energicamente sui sostenitori di Putin per diffidarli dall’agire in suo sostegno.
I vari “brasseurs d’affaires”, trafficanti di influenze e pennivendoli che abbiamo conosciuto nella Sala Stampa del Vaticano, sempre intenti ad offrire i loro servigi ai servizi segreti stranieri, devono fare molta attenzione.
La guerra li può trasformare in bersagli di vendette incrociate.
Mario Castellano