LETTERA APERTA AL VESCOVO DI ALBENGA E AL PARROCO DI SAN GIOVANNI BATTISTA IN ONEGLIA

Molto Reverendi e Cari Monsignor Borghetti e Monsignor Ferrua,

Il giornalismo consiste nel dare le notizie che a qualcuno non conviene siano divulgate. Il resto è propaganda.

Questa mattina i nostri concittadini si sono svegliati leggendo, sulle locandine di uno dei due quotidiani ancora muniti di cronaca locale, che la tradizionale Processione per la Festa Patronale di San Giovanni era stata coronata da grande successo.

Questo, per chi come noi ricorda la grande folla riunita in anni remoti per la stessa circostanza, non risulta vero.

Lo diciamo naturalmente con dispiacere, essendo rimasti fedeli alla nostra identità e alla nostra tradizione.

Perfino i fuochi d'artificio non hanno "fatto il botto".

Al punto che nemmeno ci hanno svegliato, contrariamente a quanto avveniva negli anni scorsi.

Malgrado che, invecchiando, il sonno divenga sempre più leggero.

C'è un'altra notizia da giustapporre a quella della scarsa partecipazione all'evento religioso.

Pare che il "Sindaco-Presidente" abbia tentato di precettare i bambini delle scuole per convogliarli alla Processione.

La corrente "Bassotta" non è nuova a simili mobilitazioni forzose.

Che avvengono ancora in occasione dei comizi, nonché per la tradizionale Cena Augurale di Fine Anno.

Mentre la Meloni fa di tutto per evitare che il suo Governo ricordi le misure di consenso coatto vigenti all'epoca del Fascismo, di cui non vuole rinnovare le forme storiche, a Imperia si vive ancora in una sorta di "capsula del tempo".

Nella quale i "capi manipolo" controllano il comportamento tenuto dagli aderenti alle diverse organizzazioni di massa.

Alcune delle quali sono dichiaratamente politiche, altre "sportive" (vedi i "pallanuotisti") o ricreative.

Ed altre ancora "religiose".

Come quelle della Chiesa Cattolica dopo i Patti Lateranensi.

Pare che la realtà multiculturale già instaurata negli istituti di istruzione abbia determinato il fallimento della transumanza imposta al gregge dei rispettivi iscritti.

Nonché agli stessi malcapitati insegnanti.

L'episodio risulta tuttavia rivelatore di una realtà sulla quale l'Autorità Ecclesiastica — a cominciare dal Vescovo Borghetti — dovrebbe, a nostro avviso, attentamente meditare.

La religione, in tutto l'Occidente, non costituisce più un fenomeno sociale.

L'Italia meridionale costituisce un'eccezione, dovuta però al fatto che il Sud fa parte del "Terzo Mondo".

Dove le moltitudini si mobilitano ancora in occasione delle solennità liturgiche.

Ciò non significa affatto che nell'Occidente "secolarizzato" la religione sia finita.

Né, tanto meno, che si sia estinta la fede.

Che viene però ormai vissuta in una dimensione privata, intima e soggettiva.

Non ignoriamo il valore della preghiera collettiva, cui tutte le confessioni attribuiscono maggior valore rispetto a quella individuale, con la conseguente attenzione verso tutte le manifestazioni della cosiddetta "pietà popolare".

Quando però l'evoluzione della società le rende anacronistiche, non essendo più spontaneamente sentite, risulta inutile ingessarle.

Tanto più allorché soggetti non religiosi — come, per l'appunto, una determinata parte politica — si offrono all'Autorità Religiosa per "ingessarle", favorendo l'afflusso dei propri seguaci.

Che si sostituiscono ai fedeli.

I quali non ci sono più, oppure vivono in modo diverso la propria convinzione.

Rifugiandosi in piccole comunità, dove si pratica la preghiera e la ricerca culturale e spirituale, condivisa più intensamente di quanto permetta l'incontro occasionale tra persone reciprocamente sconosciute, quale avviene in occasione delle feste di precetto.

L'Arcivescovo di Milano ha deciso di non ripetere la Processione del Corpus Domini.

Che costituiva una tradizione secolare.

Pare che la motivazione ufficiale sia stata il desiderio di non intralciare il traffico.

Al che qualcuno ha obiettato come anche il "Gay Pride" produca lo stesso effetto, ma gli organizzatori hanno confermato la decisione.

In realtà, in nessun caso le convinzioni risultano più forti e radicate soltanto perché vengono esibite.

La rete della solidarietà propria della tradizione ambrosiana funziona ancora perfettamente e mantiene, per quanto possibile, la coesione sociale.

Che non viene, viceversa, aiutata da chi — come i "Democratici" — ha dimenticato la lezione di Filippo Turati.

E crede di supplire alla propria mancanza di rappresentatività mandando una ragazzona elvetico-germanico-statunitense a ballare su un carro allegorico insieme con altre lesbiche dichiarate.

Come dovrebbe atteggiarsi la nostra Chiesa locale?

Ci sia permesso di esprimere, a questo riguardo, la nostra modesta opinione.

Noi non frequentiamo più la Chiesa Parrocchiale e ci siamo trasferiti, per il precetto festivo, presso quella dell'Annunziata, fin da quando — prima dell'insediamento di Monsignor Ferrua — un facinoroso di parte "Bassotta" tentò di espellerci fisicamente dal luogo di culto.

Dove stavamo pregando compostamente nell'ultima fila.

Ora questa stessa fazione "ingessa" la Festa Patronale — o almeno ci prova — rinsanguando con i propri aderenti le fila, ahimè scarse, dei superstiti praticanti.

Il nostro parroco è un sacerdote unanimemente e meritatamente stimato per le sue doti di carità e di dottrina.

Egli è dunque perfettamente in grado di riunire intorno a sé — come fecero diversi suoi predecessori — un nucleo di credenti dediti a vivere la propria fede con maggiore intensità rispetto a quanti si limitano a osservare il precetto.

Per costoro rimangono naturalmente le funzioni domenicali.

La massa di popolo, che un tempo rendeva grandiose le Feste Patronali a Oneglia come altrove, non c'è più.

Ed è inutile tentare di sostituirla con la massa dei "Bassotti", appositamente precettati.

Il "Sindaco-Presidente" si barcamena tra i vari soggetti sociali che emergono come altrettante isole sulla superficie della "società liquida" in cui viviamo.

La quale risulta priva di coesione e di punti di riferimento condivisi.

Monsignor Borghetti, ottimo studioso della sociologia religiosa, può impartire il proprio insegnamento su questo argomento a noi tutti.

Se però la Mafia Albanese, che controlla la ristorazione, e la Comunità Islamica, che a sua volta domina i mercati ambulanti, sono in grado di ricambiare i favori elargiti dall'Amministrazione Comunale e, anzi, data la loro potenza economica, rimangono ampiamente sue creditrici, le parrocchie non sono viceversa in grado di contraccambiare.

Mancando tanto di seguito quanto, soprattutto, di denaro.

La Chiesa rischia dunque, se non sceglie di agire in una dimensione meno pubblica ma più intima e soggettiva, di essere egemonizzata ed eterodiretta da una parte politica.

Questo era già avvenuto in ambito nazionale dopo i Patti Lateranensi.

Allora, però, la religione mobilitava le masse.

Quella società, che conobbe il suo momento culminante nel 1948, non esiste più.

Il Cardinale Ruini ha trascorso il resto della sua vita rimpiangendola e tentando inutilmente di resuscitarla.

In questo anacronismo gli è simile, benché molto più giovane, il nostro "Sindaco-Presidente".

Il quale, malgrado il suo enorme potere, risulta anch'egli spaesato nella nuova realtà che ci circonda.

Noi, caro Monsignor Borghetti e caro Monsignor Ferrua, apparteniamo a un'altra generazione.

Possiamo dunque guardare con i nostri occhi all'ambiente che ci circonda.

Traendone le dovute conseguenze.

Per il bene della comunità dei credenti.

Vostro affezionatissimo in Cristo

Mario Castellano

Mario Castellano