Si tratta dunque di un atto di tipo legislativo, adottato però mediante un atto amministrativo. Data la passività dimostrata tanto dal Consiglio dei Ministri quanto dal Parlamento, Conte non avrebbe avuto difficoltà per instaurare le sue disposizioni attraverso un decreto legge, ma l’uomo ha voluto approfittare dell’occasione per attribuirsi di fatto di un potere più ampio rispetto a quello che gli attribuisce la Costituzione.
Per quanto riguarda il merito delle misure entrate in vigore, ricordiamo che la polizia può penetrare nei domicili privati dei cittadini senza un mandato dell’autorità giudiziaria con il pretesto di verificare se vi si trovano persone diverse dai conviventi, ed in tal caso se i presenti indossano la maschera.
A questo punto, però, si potranno constatare eventuali altri reati: non risulta infatti chiaro se la violazione di questa disposizione abbia rilevanza penale, oppure costituisca soltanto una contravvenzione amministrativa. L’importante è che comunque la polizia possa fare irruzione a sua discrezione nelle case dei cittadini.
Tacciono il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere, i partiti di maggioranza e di opposizione, la Corte Costituzionale, i Ministri (privati delle competenze collegiali del governo), la Corte dei Conti (malgrado gli atti emanati in modo illegittimo comportino delle spese), ed anche i “governatori” delle Regioni, private della competenza legislativa in materia di sanità.
Il Parlamento tedesco conferì all’unanimità i pieni poteri a Hitler. Lo stesso fece il Parlamento francese con Pétain. La Camera italiana venne depurata degli oppositori “aventiniani”, e così ridotta votò le leggi dette “fascistissime” del 1925.
Si obietterà che anche in Gran Bretagna, durante la guerra, le garanzie costituzionali vennero sospese. Non venne meno, però, il costume democratico, che in quel paese era radicato, al punto da rimanere indenne malgrado la disciplina resa necessaria da una situazione eccezionale. Si trattò dunque, in quel caso, di una autodisciplina.
In Italia, questo costume non esiste, e dunque chi si attribuisce dei poteri eccezionali li mantiene, costituendo una dittatura. Dalla quale si esce con la violenza, salvo quando si tratti di un regime imposto dall’esterno: nel qual caso basta attendere che la potenza dominante decida di ritirarsi.
In Italia, Conte è andato al potere in base ad una logica essenzialmente interna.
Anche il vecchio Scalfari, avendo ricevuto l’onore di una udienza a Palazzo Chigi, plaude al cosiddetto “avvocato del popolo”. Il “fondatore” si era già convertito da ateo in credente essendo stato ricevuto dal Papa. Quanto Scalfari non riesce a spiegare è come si concili la sua conclamata fede nella democrazia liberale con una prassi che ne sovverte tutti i principi giuridici, a partire da quello, fondamentale, per cui è il Parlamento l’organo incaricato di esercitare il potere legislativo. Se viene meno questa regola, risulta blasfemo invocare la memoria dei fratelli Rosselli. I quali denunziarono che Mussolini non poteva legiferare in modo arbitrario.
Anche i superstiti partecipanti al Risorgimento finirono per applaudire il “duce”. Su di un punto costoro avevano ragione: il fascismo aveva chiuso tutte le dispute che avevano contraddistinto la vita politica della cosiddetta “Italietta”.
Lo stesso si può affermare di Conte: l’Italia della repubblica e del dopoguerra è finita. I cui partiti non tacciono in quanto siano stati zittiti con la forza, bensì perché ormai da tempo non hanno più nulla da dire. Dalla Resistenza cui ci accingiamo, scaturirà l’elaborazione di una nuova cultura politica, inevitabilmente diversa da quella vecchia, in cui siamo cresciuti, che è ormai esaurita. I vecchi dogmi, e le vecchie “dicotomie” già non valgono. La caduta del fascismo trascinò con sé anche la monarchia.
La fine di Conte comporterà probabilmente anche quella dell’unità nazionale, almeno come si è manifestata fino ad ora. In Europa occidentale, risorgono le identità regionali, e l’azzeramento delle autonomie locali può soltanto alimentarle.
Noi possiamo soltanto denunziare che lo Stato contraddice i principi su cui è fondato, e dai quali a parole dichiara ancora di ispirarsi.
Mario Castellano