Può essere che sia stato effettivamente intimato un ultimatum, ma non escludiamo si tratti in realtà di un più modesto "penultimatum". Certamente, la forma con cui è stato redatto ricorda il documento indirizzato dall'Austria alla Serbia dopo l'attentato di Sarajevo, articolato anch'esso in numerosi "punti". Quelli concepiti da Renzi sono ben sessantuno, e viene chiarito che la mancata accettazione anche soltanto di uno di essi causerà una crisi di governo. Anche quello di Vienna esigeva da Belgrado che tutte quante le sue richieste venissero soddisfatte. Essendone state accettate solo alcune, venne scatenata la guerra.

A noi sembra che si ripeta il famoso apologo di Marx, secondo cui la storia si ripete, ma la prima volta come tragedia e la seconda come farsa. L'uomo di Rignano sull'Arno può essere paragonato al capo della "duplice monarchia". Il quale rappresentava un mondo - quello fondato sul principio di legittimità - che poteva soltanto mantenersi eguale o perire.

Certamente, a Vienna si capì che si scatenava l'Apocalisse, ma essa non era stata iniziata da Gavrilo Princip. La sua origine era insita nel dilagare dei nazionalismi. Renzi e Conte possono invece benissimo continuare la loro pur burrascosa convivenza, in quanto sono entrambi espressione dello stesso ambiente, quello sorto dal disfacimento dei partiti della "prima Repubblica". Il "rottamatore" è un ex democristiano di destra, partorito dalle estreme propaggini della vecchia corrente fanfaniana, un tempo potentissima nella pur "rossa" Toscana. L'uomo riuscì a riciclarsi, non soltanto quale concorrente della "ruota della fortuna" (mai nome di programma televisivo si rivelò più appropriato), ma anche come recluta del partito ex comunista. Il quale, dopo avere distrutto la vecchia sinistra democristiana, tentò disperatamente di farla risorgere arruolando cani e porci per munirsi di una gamba "cattolica". Nella infornata di ex fanfaniani venne inclusa anche la famiglia Boschi, composta da padre, madre e figlia.

Renzi, giunto a Palazzo Chigi, elaborò l'ultimo documento su cui basare una riforma di segno autoritario dello Stato. Si era cominciato con il "piano rinascita" di Licio Gelli, e si finì con la riforma costituzionale proposta dall'ex sindaco. Entrambi i tentativi fallirono.

Poi scese in campo "l'avvocato del popolo". Il quale - a differenza dei predecessori - capì due cose. In primo luogo, che bisognava agire empiricamente, non già cambiando la Costituzione, ma semplicemente ignorandola. Proprio come aveva fatto Mussolini con lo Statuto. In secondo luogo, non ci si doveva più appoggiare sui settori della destra internazionale, bensì sulla crescente influenza della "sinistra" terzomondista. Più precisamente, ci si poteva avvalere dell'appoggio economico e logistico procurato dai cinesi. I quali sono ben più autoritari dei loro rivali occidentali, ma vengono considerati "progressisti", in quanto appartengono al "Terzo Mondo".

Visto che il rivale riuscì dove egli era fallito, Renzi ha meditato di rovesciare il tavolo. I notiziari del mattino, però, non parlano di lui. Fu detto che se qualcuno avesse compiuto un grande attentato sulla Piazza Rossa, non avrebbe avuto nessuna possibilità di destabilizzare l'Unione Sovietica. I mezzi di comunicazione, infatti, avrebbero ignorato la notizia. L'attentato compiuto - naturalmente con mezzi legali - da Renzi giunge fuori tempo massimo. Il regime, infatti, è già consolidato, controlla i mezzi di comunicazione e può dunque permettersi di ignorarlo. Se poi il "rottamatore" andrà fino in fondo, a Conte basterà assumere l'interim dei ministeri attualmente occupati dalle sue seguaci. Con la scusa che si deve combattere l'epidemia.

Nel 1922, il primo governo di Mussolini includeva i popolari ed i liberali, che poco dopo sarebbero stati scaricati, oppure assimilati dai fascisti. Oggi, in una Italia desertificata di ogni espressione politica, si può comodamente replicare questa operazione. Tanto più che Renzi non rappresenta nessuna cultura alternativa rispetto a Conte: il "rottamatore" è soltanto la sua brutta copia, e dunque conviene scegliere l'originale. La tendenza è quella della "terzomondizzazione" tanto dell'economia quanto della cultura, e quanto soprattutto della politica italiana, e Conte ha dimostrato di essere il soggetto più adatto per realizzarla.

Visto comunque che abbiamo aspettato per una vita, attendiamo di vedere che cosa avverrà alle ore quattordici del trenta dicembre 2020, quando scadrà l'ultimatum della ministra Bellanova.

Mario Castellano