Nel nostro precedente articolo, abbiamo preso in esame le possibili implicazioni della proposta, avanzata dal Senatore La Russa, di ripristinare il servizio militare, benché – per ora – soltanto su base volontaria.

Il Fratello della Meloni non ha però escluso di ristabilire anche quello obbligatorio, quasi scusandosi per tale omissione: giustificata – a suo dire - dalle attuali ristrettezze di bilancio.

La porta, comunque, è rimasta – come si suol dire – socchiusa.

Vorremmo ad ogni buon conto sapere dove il Presidente del Senato troverebbe il denaro necessario.

Salvo, naturalmente, una miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Tale prospettiva non è comunque affatto relegata nel campo delle cose impossibili.

Il Bilancio di Previsione per il prossimo anno era destinato alla bocciatura da parte della Unione Europea: il superamento di un così arduo esame (nella Commissione figura anche il Conte Gentiloni Silveri, in teoria strenuo oppositore della Meloni) è stato reso possibile dal fatto che la Presidente del Consiglio è perfettamente allineata con gli alleati sulla faccenda della Ucraina.

Per cui, qualora risultasse necessaria la partecipazione alla guerra delle nostre truppe, si potrebbe anche spuntare un cosiddetto scostamento – in parole povere un maggior deficit – tale da rendere possibile il reclutamento obbligatorio.

A questo punto, si sconfina nella fantapolitica: i nostri soldati non si limiterebbero infatti ad occupare i container – caserma già predisposti a tal fine (una invenzione, questa, già di per sé degna di un film di fantapolitica), ma verrebbero spediti in prima linea nel Donbass.

Il solo vantaggio derivante da tale situazione consisterebbe nel fatto che le loro madri non voterebbero più per la Destra.

Quali benefici potrebbero dunque derivare a tale parte politica da una simile misura?

In primo luogo, verrebbe negato ai coscritti il diritto ad espatriare fino al momento del congedo.

Si obietterà che la emigrazione costituisce la sola valvola di sfogo per il malcontento sociale, il quale potrebbe divenire a questo punto esplosivo.

Tuttavia, la ferma potrebbe essere prolungata a discrezione del Governo qualora si determinasse una emergenza, come avvenne nel 1967 a causa dello scoppio della guerra in Medio Oriente.

A questo punto, tutti i coscritti sarebbero automaticamente occupati, e per giunta – risultando soggetti alla disciplina militare – non verrebbe loro consentito esprimere il proprio malcontento.

La militarizzazione riguarderebbe dunque la società nel suo insieme, come dimostra la emanazione del cosiddetto Decreto Rave Party, che praticamente abolisce il diritto di riunione.

Proseguendo nella valutazione di situazioni ipotetiche, il fatto di ritrovarsi insieme nelle Forze Armate italiane dovrebbe incoraggiare – secondo il pensiero di La Russa - la identificazione collettiva nella Nazione.

Tale sentimento sarebbe sottoposto ad una sorta di prova definitiva: o esso verrebbe forgiato dalla comunanza degli obiettivi, oppure lo Stato unitario farebbe la fine degli Imperi nel 1918, quando le nazionalità sottomesse si distaccarono definitivamente dalla compagine cui avevano appartenuto.

Tale esito sarebbe reso più probabile dal fatto di trovarsi a combattere non già in difesa dei confini, bensì per cause cervellotiche e in ogni caso estranee al comune sentire dei nostri compatrioti.

La Russa, infatti, vorrebbe mandare i soldati italiani a riconquistare la Crimea: che comunque spetterebbe alla Ucraina, mentre almeno Trento e Trieste appartenevano per motivi culturali al Regno unitario.

Ben pochi italiani sanno dove esattamente si trovi la Ucraina, e tanto meno conoscono i motivi del suo contenzioso con la Russia.

Nel 1940, si tentò di ripetere la operazione riuscita nel 1918, benché al prezzo di seicentomila morti, con Nizza, Corsica, Savoia, Malta baluardo di Romanità: così diceva un inno composto per la circostanza.

Per giustificare la guerra contro la Grecia, venne addirittura invocato il pretesto tartarinesco dello irredentismo ciamuriota, cioè la pretesa di annettere al Regno di Albania la minoranza schipetara residente nello Epiro.

Il conseguente insuccesso fu tragicamente clamoroso.

Ora La Russa, evidentemente inconscio di tali precedenti, potrebbe mandare i nostri soldati a riconquistare la Crimea: ammesso comunque che ciò fosse possibile, questa penisola ridiverrebbe ucraina, e non certo italiana.

Ci si potrebbe comunque rifare alla memoria storica degli insediamenti genovesi, le cui testimonianze vengono attualmente restaurate dai Russi, che hanno affidato il relativo progetto allo stesso Architetto autore di quello riguardante il Palazzo Ducale di Genova.

Costui, forse non a caso, è transitato dagli ex Comunisti ai Pentastellati, critici verso il nostro sostegno agli Ucraini.

Sulla antica dimora dei Dogi sventola comunque la bandiera di San Giorgio, e non il Tricolore italiano.

Il vessillo della gloriosa Repubblica Marinara figura anche nel distintivo della Associazione Liguria – Russia: Mosca potrebbe ripagare la adesione di Roma alla causa della Ucraina stuzzicando gli indipendentismi regionali.

Qui, però, entriamo nel futuribile, e non vogliamo fare concorrenza ai profeti, come Nostradamus e Rasputin: con il quale, però, La Russa condivide lo sguardo spiritato ed il modo di fare tipico degli invasati.

Mario Castellano