Nella sua bella rubrica della domenica mattina su “Radio Radicale”, Giuseppe Di Leo ha riferito l’analisi prodotta su “Le Figaro” da un noto “maitre à penser” d’Oltralpe in merito alla crisi culturale e spirituale dell’Occidente.
Secondo l’Autore, dobbiamo oggi fronteggiare due soggetti potenzialmente ostili, che con la loro espansione minacciano la nostra sopravvivenza: uno è la Cina, l’altro è l’Islam.
Per resistere – secondo il pensatore francese – occorre stipulare una alleanza tra le forze che hanno ispirato la nostra civiltà: il Cristianesimo ed il liberalismo.
Giovanni Paolo II, visitando proprio la Francia, aveva rilevato a suo tempo come i principi ispiratori della sua Rivoluzione fossero stati la libertà, l’eguaglianza e la fraternità: i quali non soltanto risultavano evidentemente mutuati dalla fede giudaico – cristiana, ma costituivano anche un suo aggiornamento, una sua riproposizione sotto le spoglie della laicità, proclamata dall’Ottantanove.
Se ciò risulta assolutamente vero, come si spiega per quale motivo la Chiesa e la Rivoluzione si siano combattute sanguinosamente, ed anche la storia successiva, con le Rivoluzioni liberali dell’Ottocento, culminate nella Grande Guerra, sia stata segnata dal conflitto tra il Cattolicesimo ed il pensiero liberale.
Soltanto il Concilio avrebbe tacitamente abrogato il Sillabo di Pio IX, riconoscendo il principio della libertà di pensiero e di coscienza.
Al di là del loro contenzioso ideologico, la Chiesa ed il liberalismo entrarono in conflitto sul mantenimento o sulla caduta dello Stato Pontificio, e poi – molto più tragicamente – in merito al principio di legittimità, cioè dell’investitura divina del potere attribuito allo Stato, mantenuto in vita fino al 1918 dall’Impero Austriaco quale erede del Sacro Romano Impero.
Ora è giunto il momento non soltanto di tollerarsi a vicenda, bensì – per l’appunto – di stipulare una alleanza.
Altrimenti, moriremo musulmani, oppure comunisti nella versione cinese.
Il patto tra il Cristianesimo ed il liberalismo risulta dunque imposto da uno stato di necessità.
Ciascuno dei due storici contendenti è tuttavia tentato di accordarsi con il nemico.
Con il risultato di aprire le porte dell’Occidente ad un Cavallo di Troia.
Cominciamo dalla Chiesa: Bergoglio è il primo Papa che nasce cattolico liberale, ma è anche colui che propone solennemente ai Musulmani di stipulare una alleanza.
Questa sua mossa, compiuta prima in Egitto e poi in Iraq, nei riguardi tanto dei Sunniti quanto degli Sciiti, risulta dettata dalle stesse motivazioni geo strategiche che hanno indotto la Chiesa ad affidarsi per la prima volta ad un Pontefice non europeo: il cosiddetto “Terzo Mondo, pur essendo abitato da genti di religione diversa, è unito dagli stessi interessi.
C’è tuttavia chi da del gesto compiuto dal Papa un’altra lettura, non necessariamente alternativa rispetto alla prima: Può essere che i Musulmani siano considerati come il soggetto storico destinato a rovesciare l’esito del Venti Settembre, non certo mediante una restaurazione dello Stato Pontificio, ma nel senso di contrastare l’influenza del liberalismo, portato a Roma con la forza dai bersaglieri di Cadorna nel momento steso in cui la sede di Pietro veniva annessa con la forza al Settentrione dell’Italia e del mondo.
Esiste però anche – o quanto meno è esistita – una Sinistra comunista - anch’essa contraria al liberalismo – che ha visto a lungo nel “terzomondismo” e nei modelli politici semi asiatici o asiatici “tout court” il soggetto in grado di abbattere il capitalismo.
Lo steso Marx, d’altronde, si era rivolto non solo ai “proletari di tutti i Paesi”, ma anche ai “popoli oppressi”: gli uni non lo hanno ascoltato, gli alti si, almeno in parte.
Ad aprire le porte al Cavallo di Troia possono essere dunque tanto i Comunisti quanto i Cattolici tradizionalisti.
Una volta ci capitò di accennare a questo paradosso, e poco dopo ricevemmo la prima di una lunga serie di telefonate minatorie: un integralista si era offeso a morte (nel senso letterale del termine, a giudicare da quanto ci disse, coprendosi con l’anonimato).
Circola ancora, nei pressi del Vaticano, Tale Alvaro Martino, dedito ad una audace sintesi tra le idee tradizionaliste di Steve Bannon ed il populismo latinoamericano.
Non ci si deve tanto meravigliare se ci sono i “cattofascisti” ed i “nazimaoisti”.
I grandi cuochi inventano le nuove ricette mescolando i più diversi ingredienti.
Mario Castellano