Due nostri amici di Albenga, instancabili “Globe Trotters”, i quali si vantano di avere visitato quasi tutti i Paesi del Mondo, un giorno si misero in testa di penetrare anche la Corea del Nord. In questa Nazione – detta non a caso il “Regno Eremita” – i Turisti non sono graditi. Se da una parte i visitatori portano valuta pregiata, dall’altra parte la loro stessa presenza fisica può determinare un contagio ideologico, particolarmente insidioso e sgradito. Lo stesso avveniva in Albania al tempo del Comunismo di Enver Hoxha. A Tirana era in funzione un solo Albergo, quasi sempre vuoto, dal momento che accoglieva solo qualche raro Uomo di Affari o qualche rappresentante di Organizzazioni Internazionali. I due volonterosi Ingauni, tuttavia, non si scoraggiarono e si recarono addirittura alla Rappresentanza della Corea del Nord presso la FAO. Dove venne loro offerto un tè. Alla fine, non si sa come, arrivarono a Pyongyang. In questa Città spettrale, che sembra completamente disabitata (dove sono i residenti?), dovettero rendere omaggio al gigantesco Monumento a Kim Il Sung. Deponendo ai suoi piedi un mazzo di fiori. Adempiuta tale formalità, poterono girare accompagnati da una Guida, senza però poter parlare con nessun altro. Anzi, senza neanche vedere anima viva.
Un’esperienza simile toccò a noi nel Paese di Adozione. Limitatamente, per fortuna, all’obbligo di rendere omaggio alla Tomba del Martire Carlos Fonseca Amador. In cui però, secondo la “Vox Populi”, è sepolta tutt’altra persona.
Il Dottor Paolo Mieli, essendo stato invitato ad Imperia, ha dovuto attraversare anch’egli simili Forche Caudine. Come prova il fatto di avere dovuto rendere un doveroso (?) omaggio alla Persona del “Sindaco – Presidente”. Di cui ha elogiato “l’alto profilo” (?!). Vaticinando addirittura il suo avvento alla Presidenza della Repubblica.
Trattandosi di un laico, il Visitatore non si è invece pronunziato sulle doti taumaturgiche attribuite a questo Personaggio, ormai circondato da un’aura di leggenda. Forse Mieli ha voluto inserire una nota di criptica ironia nelle proprie parole. Riferirsi all’altezza quando si parla dei “Bassotti” suona infatti come il proverbiale “parlare di corda in casa dell’impiccato”. O forse, invece, i termini usati dal noto Giornalista volevano esprimere un’incondizionata ammirazione.
Quanto al vaticinio relativo ad un ingresso di Scajola al Quirinale, siamo decisamente nel campo dell’iperbole. Quando Mao Tse Tung fece la sua famosa nuotata nel Fiume Giallo, il solito Giornalista Americano calcolò che la sua velocità – in base alla distanza coperta secondo i Mezzi di Comunicazione ufficiali – aveva superato quella di un motoscafo. Piovvero dunque sul “Grande Timoniere” gli inviti a partecipare a tutte le competizioni di Nuoto detto “di Fondo”. Cui però non fu data risposta.
Tutta la Città sta congetturando sulle motivazioni del “Marchettone” in cui si è esibito un personaggio peraltro solitamente sobrio e misurato come il noto Analista del “Corriere della Sera”. Le ipotesi sono infinite. Può essere che l’Uomo, giunto in un luogo in cui è palpabile l’esistenza – e la consistenza – del Regime totalitario imperante, abbia deciso di compiere un gesto che suonasse come omaggio al Potere. Cioè una sorta di “Captatio Benevolentiae”, destinata a rendere tranquillo il proprio soggiorno ad Imperia.
Come le “Guide Turistiche” della Corea del Nord sono notoriamente tutte componenti della Polizia Politica – e di questo si rende conto anche un cieco –, gli accompagnatori di Mieli appartenevano certamente alla nostra analoga Istituzione. Che un tempo attingeva i propri componenti tra i “Pallanuotisti”, mentre oggi li recluta – o almeno così si dice – tra i Vigili Urbani. I cui compiti si stanno dilatando ben oltre la regolazione del Traffico.
La periodica “Caccia all’uomo” che si svolge in piazza Dante alla ricerca dei “Portoghesi” della “Riviera Trasporti” viene usata come palestra in vista di analoghe operazioni ben più impegnative. Essendo destinate, nelle intenzioni, a rastrellare i Dissidenti. Di cui fanno per ora le veci gli “Extracomunitari” privi di “Titolo di Viaggio”. I quali spesso reagiscono con veemenza allo smascheramento.
Tra quanti danno loro la caccia si annoverano ogni sorta di portatori di Uniforme. Aggiungendosi alla Polizia Municipale quella Regionale, nonché un noto “Istituto di Vigilanza”. I cui Militi esibiscono facce patibolari, come peraltro quelle dei “Regionali”. Giungono di rinforzo la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, la “Benemerita” e – naturalmente – gli Ispettori della stessa “R.T.”. I quali si sentono evidentemente gratificati da una così Grande Alleanza.
Marco Polo, descrivendo il proprio viaggio nelle profondità dell’Asia, annota i nomi e le caratteristiche dei Sovrani dei vari Paesi attraversati. Ed è da presumere che il Viaggiatore Veneziano li abbia doverosamente omaggiati. Come fece, al termine del suo percorso, con Kublai Khan. Il quale lo gratificò con alti incarichi a Corte.
Mieli spera forse in un’eguale considerazione e benevolenza, in quanto intende trasferirsi tra noi? Cosa mai può spingere uno dei più autorevoli Redattori del maggior Giornale d’Italia ad inserirsi nell’ambiente degli “Addetti Stampa” di via Matteotti? Forse il noto “Columnist” intende smettere di redigere i suoi monumentali “paginoni” analitici, frutto di letture enciclopediche, per dedicarsi a compilare le “Veline” inviate quotidianamente alle Cronache Locali? Ci pare decisamente una prospettiva poco credibile.
O forse la fascinazione che lo ha colpito risulta analoga all’innamoramento concepito da tanti ex Comunisti, i quali – con un “transfert” degno degli studi del Dottor Freud – hanno sostituito Stalin con il “Bassotto”? In tal caso, più che da Risso, Petrucci ed Oneglio, il termine di paragone è costituito da Senardi. Il quale ha in comune con Mieli l’essere rientrato in Provincia con l’avanzare dell’età. Come fece il Boccaccio ritirandosi a Certaldo.
Di Senardi si dice che si sia spostato nel Golfo Dianese. Dove Za Garibaldi lo ha incaricato di organizzare i propri “Circenses”. Anche Senardi viene dalla Sinistra.
Mieli non ha però mai degenerato nel fideismo. Suo Padre, inizialmente Comunista, non attese i fatti di Ungheria per distaccarsi dal dogmatismo di Togliatti. Ed uscì dal Partito. Il giovane Paolo respirò dunque fin dall’infanzia un clima progressista, ma libertario ed eterodosso. Tutto il contrario di quanto avvenne per i Comunisti di Imperia divenuti “Bassotti”.
Non vediamo dunque Mieli nei panni del praticante il Culto della Personalità. Né, peraltro, egli può sperare di aggiungere qualcosa alla propria gloriosa carriera concludendola dalle nostre parti.
Non rimane dunque che rifarsi all’atteggiamento di Mieli nei confronti di Israele. Commentando le tragiche vicende dell’Olocausto, il noto Giornalista ha ripetutamente rilevato come l’esistenza di questo Stato – se lo si fosse costituito solo qualche anno prima del 1948 – avrebbe salvato la vita di molti Israeliti. Per i quali esso costituisce oggi l’unico luogo sicuro di rifugio.
Ne dobbiamo concludere che Mieli immagina la Provincia di Imperia – proprio in quanto costituita dal “Sindaco – Presidente” alla stregua di uno Stato – come la Patria riservata ai Destrorsi altrove banditi, perseguitati o discriminati. Egli vede dunque Scajola non già nelle vesti di uno Stalin da Baraccone, bensì nei panni di un Ben Gurion dei “Bassotti”. Dedito a costituire il loro Stato Nazionale.
Se poi esso assume caratteristiche totalitarie, poco male. Il problema riguarda infatti i Correligionari del “Sindaco – Presidente” disposti a trasferirsi in Riviera.
Quanto all’assunzione della Presidenza, occorrerà invece rassegnarsi ad un ridimensionamento. Il Municipio sostituirà il Quirinale, mentre la Villa dei Gorleri sarà l’equivalente di Castel Porziano. Nel suo parco non manca – come sul Litorale Laziale – la Grossa Selvaggina. Volpi e Cinghiali scorrazzano infatti nei terreni circostanti “Villa Nina”.
L’unica possibile spiegazione delle parole di Mieli consiste dunque nel trovarsi a contemplare un Satrapo, un Diadoco, un “Khan”. O quanto meno un Proconsole dell’Impero. Essendo finito nei suoi domini. Rimanendone affascinato, come lo “Straniero tra gli Angeli” delle “Danze Polovesiane” di Borodin.
Mario Castellano