Per chi si diletta di piccole cabale, ricordiamo che dall'Epifania del 1959, quando Giovanni XXIII, da poco eletto al pontificato, aveva annunziato in San Paolo Fuori le Mura l'indizione del Concilio Ecumenico, smentendo chi lo indicava come un Papa di transizione, al 1968 trascorsero nove anni: tanti quanti ne sono trascorsi dall'avvento di Bergoglio. Allora come oggi, i fermenti del rinnovamento che avrebbero contrassegnato una generazione provenivano originalmente dall'ambito religioso.
Anche i primi promotori del movimento del 1968 furono - quanto meno in Italia - dei cattolici, espressi dall'ambiente più prossimo - anche per la contiguità con la Santa Sede - al Papa. In seguito, quando si andò alla ricerca di un soggetto politico in grado di assecondare le aspirazioni ad un mutamento radicale della società, avvenne l'incontro con i comunisti, e si passò dalla fede all'ateismo, dalla spiritualità al materialismo, dalla sfera religiosa a quella civile. Si ritenne erroneamente - e fu questo lo sbaglio destinato a perdere una intera generazione - che i comunisti si proponessero effettivamente di compiere una rivoluzione, il cui auspicio era nello spirito del tempo.
Influirono su questo malinteso le notizie sulle rivoluzioni che stavano avvenendo nel Terzo Mondo, ma questi fenomeni appartenevano in realtà al filone del nazionalismo, anche quando veniva adottato il marxismo come prassi. La causa effettivamente perseguita era però quella dell'indipendenza nazionale, piuttosto che quella della rivoluzione mondiale. C'era poi il partito comunista italiano, i cui dirigenti percepivano quanto succedeva nella società come un fastidioso contrattempo, destinato ad intralciare la loro cooptazione nel sistema di potere. Costoro si dedicarono dunque a reprimere il movimento con uno zelo e con una ostilità ben peggiori di quelli propri del più retrivo dei questori.
Quanto all'Unione Sovietica, i suoi dirigenti erano pienamente coscienti - a differenza dei loro corifei delle Botteghe Oscure - della debolezza del sistema. Se dunque si fossero dedicati a destabilizzare l'Occidente, questo avrebbe reagito favorendo a sua volta quei movimenti centrifughi che avrebbero comunque infine travolto il cosiddetto "socialismo reale". Da Mosca poteva dunque venire un appoggio alla linea di contrasto del movimento sorto nel 1968 propria dei comunisti francesi e italiani.
Oggi sta sorgendo un nuovo movimento spontaneo, che mostra tutti i caratteri del radicalismo e del pluralismo - qualcuno potrà anche dire della confusione - propri dei movimenti storici di transizione e di crisi. Non esiste più il partito comunista, sostituito da un conglomerato di comitati elettorali locali - alcuni vincenti, altri perdenti - che cercano di salvare il salvabile della democrazia nelle città e nelle regioni. Questi cartelli, raccolti intorno ad alcuni cittadini volonterosi, non possono più permettersi il lusso di escludere nessuno in base a criteri di purezza ideologica: a Napoli, Manfredi - come già De Magistris - è stato sostenuto dai monarchici borbonici, e De Luca è stato appoggiato a sua volta dai cattolici della UNITALSI, quelli che fanno i barellieri a Lourdes; e in effetti, chi deve essere portato in barella è il partito del "governatore", più simile a Masaniello che al vicerè.
Il soccorso dell'ambiente cattolico risulta quasi dovunque decisivo, come provano le vicende di Genova. "L'Unità" non esce più, ed i suoi redattori si sono messi a libro paga di De Benedetti a "La Repubblica", simile ormai al giornale dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci. Quelli più furbi, si sono fatti assumere alla RAI.
La Russia, ormai ristretta nei confini del principato di Mosca, non ha nulla da perdere, e patrocina tutti i movimenti eversivi dell'Occidente, siano essi sociali - come i "no vax" - o separatisti. La stessa dicotomia tra la "destra" e la "sinistra", che alimentava un tempo gli scontri di piazza, è venuta meno: ormai ci si divide tra i sostenitori ed i nemici del sistema. La storia si incaricherà di selezionare i soggetti destinati a sopravvivere e quelli destinati a sparire. Probabilmente, avranno un futuro quanti si basano sulle aspirazioni identitarie. La radice dell'attuale movimento rimane però, diversamente da quanto avvenuto in passato, nella sua originaria ispirazione spirituale e religiosa. La Chiesa è d'altronde l'unico soggetto fedele da un lato alla causa della liberazione dei popoli, e dall'altro alla missione consistente nel mantenere la coesione del tessuto sociale, ma soprattutto si dimostra ancora capace di produrre cultura, di agire - come si diceva un tempo - quale "intellettuale collettivo". Vi è naturalmente chi auspica un esito teocratico o confessionale della crisi attuale, ma è più probabile che Dio torni al centro della società.
Mario Castellano